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Sul “ring” per il bene comune

Pugilato e politica nell’editoriale delle similitudini, in attesa del “gong” finale

Parlano di pugilato le prime pagine dei giornali sportivi italiani. Dalle speranza su Russo nelle World series agli spettacolari tornei di full-contact. E per un giorno il “calcio” nazionale sembra aver lasciato un po’ di spazio alle attività agonistiche “minori”, o meglio, meno sponsorizzate! Le lamentele degli appassionati di ring e pugni che reclamano aree di comunicazione sono per un giorno ascoltate, ma all’attento lettore non sfuggirà che di cazzotti e calci si parla tutti i giorni. Seppur con titoli non rubati dalle attività belliche la lotta senza guantoni occupa ormai da tempo il rotocalco quotidiano della porzione italiana.

Si era iniziato – ma la memoria potrebbe tornare molto più indietro – con la sfida parlamentare dei centristi, che non potendo costruire “l’angolo” nel mezzo del ring chiedevano in prestito sedute a destra e a sinistra. Si era continuato con le qualificazioni di parte per la scelta di un premier di opposizione da portare sul “quadrato” nazionale per la sfida all’imbattuto. Ci si era appellati al regolamento “sportivo” per presunte slealtà, si era suonato il gong – ma solo per qualche ora – nei giorni tristi del terremoto e con il lutto al braccio il “torneo” continuava le partite nelle grandi sfide nazionali e in quelle più interne di squadra e con un andamento sempre più simile agli sport maggiori. Inganni nel “doping” sanitario con arresti eccellenti, scelte comuni da una parte e dall’altra di saltare allenamenti per notti brave tra night e “trans”atlantici, beghe tra titolari e panchine e allenatori costretti ad accontentare un po’ tutti, insieme agli arbitri “napolitani”. Intanto mentre  si scopriva che il denaro di squadra non veniva investito per il rafforzamento delle formazioni e per la scelta di un “fuoriclasse”, le seconde linee, forti dell’età avanzata degli effettivi, reclamavano un posto da titolare e cambiavano squadra.

Le contese di spogliatoio, come ogni sport che merita, traslocano sempre sulle strade nelle discordie tra tifosi, tra scioperi e proteste, family-day e vaffa-day, tra bandiere blu-tricolori e foulard rosso “ferrari” per stabilirsi nelle “scatole” degli italiani – intendo le tv – in tautologici discorsi e in duelli di invettive. E come spesso accade, negli sport che meritano, l’attenzione viene spostata dall’attività ai personaggi. Si parla di motociclismo e vittorioso o perdente è sempre Valentino il motociclismo, si parla di calcio e occupano pagine le intemperanze di Balotelli e le provocazioni di Mourinho – ma era lo scorso anno – insomma si parla di politica, ma non si parla di politica e come lo slalom e il supergigante erano i termini più usati dagli italiani nel periodo delle discese tra neve e “fisco” di Tomba, l’attenzione al personaggio – che è un gioco di opposizione nel quale l’avversario spesso gongola – cela il discorso maturo e critico sulla vita dello Stato, sugli interessi degli italiani, sul bene comune.

Insomma, nulla cambia tra sport e politica, solo un piccolo particolare: i pugni e soprattutto i calci sono sempre per il “pubblico”.

About Simone Chiappetta (439 Articles)
Direttore responsabile del notiziario online "Laporzione.it" e responsabile dell'Ufficio per le Comunicazioni Sociali dell'Arcidiocesi di Pescara-Penne. Laureato in Scienze della Comunicazione sociale e specializzato in Giornalismo ed Editoria continua la ricerca nell'ambito delle comunicazioni sociali. Ha collaborato con quotidiani di cronaca locale e ha coordinato negli ultimi anni la pagina diocesana di Avvenire.
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