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L’ascolto che coniuga le diversità

Da Bergamo a Lamezia terme e a Pescara si cercano capri espiatori degli orrori dell’umanità

«Di giorno dormono, di notte rubano», questo il pregiudizio di tanti riguardo agli immigrati accolti in Italia. Questo il messaggio che risuona nelle tv e nelle radio nazionali “risvegliato” dalla tragedia di Lamezia terme e dalla presunta colpevolezza di un nordafricano nella scomparsa di Yara. È il gioco al puntare il dito, all’assolversi dalle nefandezze della vita, incolpando chi si ritiene diverso e scegliendo capri espiatori che portino sulle proprie spalle i “peccati”, gli “errori” e gli orrori di una umanità intera che preferisce l’accusa all’interrogarsi, al guardarsi dentro. Eppure a manifesti e scritte come «i marocchini fuori dall’Italia» o ai malumori riguardo «il marciume da mantenere» – tutte frasi ascoltate in questi giorni – sarebbe giusto sostituire le domande ontologiche: «verso dove stiamo andando?», «che futuro stiamo costruendo?» e ancor prima, «perché tanto malessere?», quello stesso malessere che rende tanti infelici e che si traduce in comportamenti compulsivi autolesionanti, dipendenti e, ahimé, spesso violenti. È un disagio di tutti, non solo “loro” – con l’“allontanante” pronome personale plurale si indicano nei casi più moderati gli extracomunitari – un’inquietudine non risolvibile con le porte chiuse, con l’accentuazione delle differenze, con la classificazione del colore della pelle, ma con l’accoglienza. Sì, quell’accoglienza che sa “raccogliere presso di sé”, che sa donare affetto, che non è semplicemente “porta aperta”, ma è sostenuta da persone che sulla soglia attendono ansiosi di voler condividere le gioie e i dolori: solo l’ascolto può fare la differenza nella storia che andiamo a costruire, solo l’ascolto può valutare le priorità dell’agire, solo l’ascolto può orientare la carità.

Non è passata nemmeno indifferente l’iniziativa di un movimento politico, nella porzione pescarese, di distribuire cibo sulla strada parco di Montesilvano; «solo agli italiani» – hanno tenuto a precisare gli aderenti di Forza nuova, come se lo Stivale l’avessimo costruito noi, come se granello dopo granello avessimo plasmato il gran Sasso e la Maiella, come se goccia dopo goccia avessimo riempito di acqua la “piscina” dell’adriatico, del lago di Scanno, di quello di Bomba. «Crediamo nel senso della scelta – hanno spiegato – privilegiare una persona anziché un’altra, lo facciamo in tutte le occasioni della vita», ma si tratta di “scelte” non sostenute dall’ascolto di un bisogno, ma dal fanatismo e dalla sublimazione delle disuguaglianze.

L’editoriale è solo un punto interrogativo pungente sulla nostra realtà perché la risposta va cercata dentro ognuno di noi, perché l’alternativa va sostenuta da relazioni libere da preclusioni e ricche di empatia, perché la storia dell’umanità – di tutta, senza differenze – la facciamo non solo porgendo l’altra guancia, ma anche “l’orecchio” prima e la mano subito dopo.

About Simone Chiappetta (424 Articles)
Direttore responsabile del notiziario online "Laporzione.it" e responsabile dell'Ufficio per le Comunicazioni Sociali dell'Arcidiocesi di Pescara-Penne. Laureato in Scienze della Comunicazione sociale e specializzato in Giornalismo ed Editoria continua la ricerca nell'ambito delle comunicazioni sociali. Ha collaborato con quotidiani di cronaca locale e ha coordinato negli ultimi anni la pagina diocesana di Avvenire.
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