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La vibroacustica: novità nella terapia musicale

Il professore norvegese Skille presenta il suo manuale al conservatorio di Pescara

La musicoterapia, che ha allargato negli ultimi anni il suo raggio d’azione a diversi ambiti operativi, ha trovato nuova applicazione nella vibroacustica. Questa terapia, generata dall’intuizione del norvegese Olav Skille, è stata esposta nel manuale intitolato “Il suono a bassa frequenza nella terapia musicale”, presentato ieri pomeriggio nella sala “Bellisario” del conservatorio “Luisa D’Annunzio” di Pescara. Hanno collaborato alla redazione del volume il maestro Silvio Feliciani, coordinatore della scuola di musicoterapia di Pescara, la prima ad essere riconosciuta a livello nazionale, e la dottoressa Chiara Magni, traduttrice e docente di lingua inglese dell’istituto.

La presentazione, che ha visto la diretta partecipazione dell’autore, è stata il momento culminante di una masterclass tenuta dal professor Skille negli ultimi tre giorni e riservata agli studenti di musicoterapia. Inoltre, grazie all’esposizione dell’attrezzatura necessaria al trattamento vibroacustico, gli uditori hanno avuto la possibilità di vedere e di sperimentare di persona la modalità di svolgimento della terapia.

«La vibroacustica è una branca della musicoterapia – ha spiegato il professor Feliciani – realizzazione scientifica della musica applicata ai processi clinici, di cui mi occupo dagli anni ’70, ma è solo grazie alla quantità infinita di materiale che ho ricevuto dopo aver contattato il dottor Skille e all’indispensabile apporto della dottoressa Magni che questo manuale è stato costruito, non dimenticando la diffidenza che caratterizza l’ambiente clinico italiano».

Il professor Skille ha poi fornito un’esauriente esposizione dei principi sui quali si fonda la terapia: «Non esisterebbe nulla senza vibrazioni – ha affermato – Ci sono alcune particelle, chiamate fononi, che sono in relazione al nostro organismo e al suono, necessario per la nostra salute mentale e fisica; con questo trattamento non ci proponiamo di curare, ma di migliorare l’esistenza delle persone, rendendole consapevoli del proprio corpo».

Prezioso l’apporto del professor Mario Fulcheri: «Parlando di terapia – ha sottolineato il docente di psicologia clinica presso l’università di Chieti – bisogna sempre aver presente quanto lo strumento terapeutico sia efficace. Ma, partendo da una delle prime sperimentazioni di musicoterapia, effettuata ad Edimburgo nel 1976 su alcuni soggetti alcolizzati, ritengo la musica uno strumento importante nella conduzione di una terapia».

«Poiché è nell’acqua che il suono si propaga a maggiore velocità – ha concluso il professor Feliciani – ed essendo il nostro corpo costituito dal 70% di liquidi, questo trattamento raggiunge con successo aree che né massaggi, né manipolazioni riescono a toccare permettendo l’ossigenazione di cellule rimaste inattive per anni e intervenendo, ad esempio, su disturbi come dolori mestruali e asma bronchiale».

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