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Quel Dio che continua ad incarnarsi “invisibile”

Mario, Sergio, Ulyana: gli auguri in editoriale per un Natale poco buono e un po’ “scomodo”

«Venne tra i suoi e i suoi non l’hanno accolto». Sarà questo il versetto che risuonerà tra qualche giorno nelle notti calde delle nostre Chiese. Sarà questa tra le frasi bibliche più ripetute nelle omelie dei sacerdoti affaccendati, nei canti dei cori stremati dalle corse ai regali e da notti di prove e nei carillon delle nostre case. Sarà questo il concetto che farà da protagonista nelle interviste natalizie, nei sondaggi di preferenze tra pandoro e panettone, tra torrone bianco e mandorlato. Sarà questo il Natale che si perpetua tra l’indifferenza di tutti, di un Cristo che continua a venire e di cui nessuno si accorge.

Il Verbo si è incarnato ancora e lo ha fatto anche qualche giorno fa, in via Marina a Milano, durante una notte – come tradizione occidentale vuole – più fredda delle altre. Senza un bue e un asinello che potesse darle sollievo Dio si faceva presente in Ulyana, una donna ucraina di 48 anni. Dopo aver mangiato qualcosa alla mensa dei poveri, la donna si addormentava a due passi dal quadrilatero della moda, coccolata dai riflessi delle luminarie di via Montenapoleone, a pochi metri da lì. Era stata badante, non era sconosciuta a tutti e probabilmente, perduto il vecchietto di turno affidato alle sue cure, era stata “licenziata in segreto”, ma questa volta non per una giustizia “giuseppiana”, ma per un lavoro nero senza certezze, che non conosce disoccupazione e non concede assistenze!

Dio, però, nell’infinito amore paterno, non si stanca di andare incontro al suo figlio. E lo ha fatto ancora, poco distante dal capoluogo lombardo. Ha voluto chiamarsi Napolitano. Ma non ha scelto di essere presidente, ma Antonio Mario, un clochard sessantenne del centro di Varese. Sì, abitava in centro, in piazza Battistero, e proprio lì è stato trovato morto. Ero un barbone per scelta, forse a conseguenza di una separazione – e quindi non tanto per scelta. Nato a Saranno, secondo i racconti di chi lo conosceva, era stato restauratore di mobili – insomma un po’ come Gesù. «Rifiutava una struttura protetta, calda, aveva deciso lui di abitare nei cartoni» – non animati – è la testimonianza di chi lo incontrava spesso che sembra liberare le nostre coscienze, giustificare la nostra imperturbabilità, ma deve scomodarci perché quando un uomo sceglie la strada è una persona sola, dal cuore ferito, che merita di essere aiutato ed ascoltato, ancor prima che essere ospitato.

Nonostante Dio continuasse a morire, e non solo negli uomini ricordati, la stella cometa splendeva ancora in cielo e spostava l’attenzione un po’ più ad ovest. A Torino, Sergio Manunza, un cinquantenne, aveva scelto l’area storica del capoluogo piemontese e un giaciglio di fortuna. È morto in un angolo dei portici di piazza CLN, per cause naturali – afferma il medico – come se il freddo e la solitudine concedessero al malcapitato di “andare in cielo” prima dell’arresto cardiaco.

Il Verbo si è fatto carne, continua a farsi carne ed invia segnali della sua presenza in tutte le lingue, ma quando l’uomo non vuol capire, non vuol vedere, non vuole scomodarsi, non serve abbandonare la grotta isolata di Betlemme per il parcheggio di un frequentato supermercato lombardo. Quando sei un cingalese, o singalese che dir si voglia, fai paura, non hai nome, sembri uguale a tutti gli altri indoiranici e anche se la tua lingua si parla nelle Maldive, rischi di morire di freddo a 47 anni, indentificato, solamente, da un tesserino dell’Opera San Francesco.

Dio, non sceglie solo il nord, è amante della par-condicio, perché è passato anche a Pescara, in una baracca dell’ex galoppatoio della pineta d’Avalos, nella vita di un polacco 47enne, di cui non si parla tanto perché morto per cause naturali, in una vita non naturale! Dio continua a farsi prossimo in tanti “invisibili”. Invisibili, non per poteri “superstraordinari”, ma invisibili agli occhi “improsciuttati” dall’egoismo primordiale, “invisibili” a noi, capaci di gridare al mistero della vita, ma incapaci di interrogarci sul perché delle nostre fortune, dei nostri natali in Italia e non da altre parti, in una casa, in un ospedale e non per strada. Noi, che abbiamo la corrente, un collegamento in rete, un profilo facebook, che ci permette di leggere gli auguri “editoriali” di LaPorzione.it; auguri un po’ scomodi, di Tonino Bello memoria, ma auguri veri che passano attraverso la cronaca e sperano di offrire qualche minuto di riflessione. Buon Natale.

About Simone Chiappetta (414 Articles)
Direttore responsabile del notiziario online "Laporzione.it" e responsabile dell'Ufficio per le Comunicazioni Sociali dell'Arcidiocesi di Pescara-Penne. Laureato in Scienze della Comunicazione sociale e specializzato in Giornalismo ed Editoria continua la ricerca nell'ambito delle comunicazioni sociali. Ha collaborato con quotidiani di cronaca locale e ha coordinato negli ultimi anni la pagina diocesana di Avvenire.
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