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Un 2011 di “pace” e guerra

Un augurio impegnativo tra le contraddizioni di festini e guerre scellerate

«E quando la gente dirà: “C’è pace e sicurezza!”, allora d’improvviso la rovina li colpirà, come le doglie una donna incinta». È la citazione di San Paolo ai Tessalonicesi ad ispirare questa settimana l’editoriale di laPorzione.it, o meglio, è la situazione “globale” a riportare alla memoria il versetto biblico. È stato appena celebrato l’inizio del nuovo anno, tra innumerevoli augurii di serenità e gioia, di desideri realizzati, mentre inconsapevoli, a pochi passi dai nostri veglioni, si sviluppavano tragedie.

Felicità e pace si augurava Mariouma Fekry che su facebook condivideva – come tanti giovani 22enni suoi coetanei – la gioia di iniziare un nuovo anno e ringraziava – non come tutti i suoi coetanei – per il 2010 appena trascorso. Spegneva il suo pc, per dirigersi a messa nella chiesa dei Santi Marco e Pietro di Alessandria d’Egitto, carica di preghiere e benedizioni da rivolgere al suo Signore, ma il 2011 lo sfiorava solo con i desideri. Mentre in tanti si cercava la felicità tra notti insonni e fiumi di alcool, in 22 trovavano la morte, o la vita eterna – che dir si voglia – a causa, comunque, del fanatismo religioso, dell’intolleranza, dell’ignoranza!

La pace si augurava l’alpino di Thiene che in Afghanistan era arrivato per una sua scelta di vita. Matteo Miotto, però, sapeva bene che la parolina di due consonanti e due vocali, era semplice nella struttura grammaticale, immediata anche per l’invio in sms multipli, ma problematica nella costruzione e realizzazione. Matteo aveva scoperto che la pace era un percorso arduo che doveva confrontarsi con la povertà dei bambini afghani che «ci circondano in dieci, venti, trenta – scriveva il militare nella lettera testamento pubblicata dal sito “Gazzettino” – si portano una mano alla bocca, ormai sappiamo cosa vogliono: hanno fame» e con le radicate tradizioni: «questi popoli di terre sventurate – continuava il giovane – dove spadroneggia la corruzione, dove a comandare non sono solo i governanti ma anche ancora i capi clan, questi popoli hanno saputo conservare le loro radici dopo che i migliori eserciti, le più grosse armate hanno marciato sulle loro case: invano».

La pace – quella complicata ovviamente, quella che celebra il martirio per la libertà religiosa e civile – si augurano tutti i fedeli del medioriente, della Nigeria e delle nazioni più sconosciute dell’Africa e dell’America latina, in cui continuano a perpetuarsi guerre “silenziose” e attentati.

La pace si augura Sakineh, non quella che si sacrifica, ma la pace che – senza voler giudicare – patteggia probabilmente con la vita e scende al compromesso: non la stessa pace dei martiri, ma la pace che conviene e non fa soffrire.

La pace, quella stupida, ci siamo augurati in tanti, in questi giorni. Quella che bacia il bambinello e ingiuria il vicino, quella che si scambia a messa e non si vive in famiglia, quella che si confonde con la felicità a tutti i costi e si riduce a festini ubriachi e notti brave.

La pace augura laPorzione.it, quella che non passa tra botti e fuochi pirotecnici improvvisati di fine anno, che tanto ricordano le guerre, il giorno dopo, alla conta di morti, feriti ed arti amputati, ma quella che impegna, che va costruita giorno per giorno, che non seleziona, ma ascolta, che non punta il dito, ma ama, che non si crogiola nella superficialità, ma va alla scoperta!

About Simone Chiappetta (426 Articles)
Direttore responsabile del notiziario online "Laporzione.it" e responsabile dell'Ufficio per le Comunicazioni Sociali dell'Arcidiocesi di Pescara-Penne. Laureato in Scienze della Comunicazione sociale e specializzato in Giornalismo ed Editoria continua la ricerca nell'ambito delle comunicazioni sociali. Ha collaborato con quotidiani di cronaca locale e ha coordinato negli ultimi anni la pagina diocesana di Avvenire.
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2 Comments on Un 2011 di “pace” e guerra

  1. Giuseppe // 7 gennaio 2011 a 11:10 //

    Esserci lasciati dietro le nostre spalle tra strette di mani e sms i nostri auguri di buon anno 2011 e poi ascoltare dai media le tragedie di morti a sfondo religioso , insomma fa ripensare i nostri gesti e buoni propositi restando come impallati . E’ proprio vero che l’ uomo , come essere , spesso preferisce passare per la via larga più comoda per praticare nella sua libertà le sue indecenze di morte fisica ed interiore , che preferire la via stretta rinunciando a se stesso in favore l’ amore e la pace verso il prossimo . E’ più facile piazzare bombe ed uccidere uomini di fede dediti alla preghiera verso il nostro Dio , Dio di Amore e di Pace , che non ricercare nel diaologo una comune convivenza nella fede , quel diaologo interreligioso sempre ricercato dai capi delle tre religioni monoteiste . Come è possibile che un credo in un ” dio ” debba essere imposto con la paura della morte ,attraverso le bombe o i macete , di altri fratelli di razza e cultura ? Quanta fatica ricerca l’ amore e la pace verso il prossimo se ogniuno di noi non è in grado di saper rinunciare ad un pezzettino di se per darlo agli altri , se ogniuno di noi non porge il suo orecchio all’ ascolto dei bisogni dei fratelli , se pensiamo sempre alla nostra ” superiorità ” rispetto alla ” nullità ” di quanti hanno meno di noi , sono meno fuortunati . E’ vero la Pace , come dice l’articolista , va ricercata nella quotidianità , necessità di impegno faticoso per quel progetto di costruzione di una vera Pace mondiale .

  2. annarita // 4 gennaio 2011 a 17:28 //

    Complimenti per il “crudo”ed emozionante editoriale.
    PACE :propio una bella parolina così tanto ambita da tanti , almeno in apparenza,
    ma così faticosa da costruire . Il dolore e l’impotenza è la sensazione che vivo al pesiero di tutte le guerre che continuano a rinnovarsi cambiando solo il nome.Noi donne, fortunate a nascere in questa parte del mondo, come non pensare alle donne meno fortunate che non hanno diritti . Nonostante siamo sempre più distanti dalla pace , quella vera , ho bisogno di crederci ancora con l’entusiasmo di un bambino che va alla scoperta dell’Altro.

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