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Epifania, presenza dell’eterno

Si celebra, oggi, la festa liturgica che dice del nostro cammino

La festa dell’Epifania (in greco manifestazione) è carica di simboli e significati. La stella, la luce, i magi, i doni, il cammino, sono come elementi di un unico scenario che ci dice l’onnipotenza del bambino. Gesù nasce nella povertà e nell’umiltà, a Betlemme di Giudea, il figlio di Maria viene partorito in casa, in un luogo dove solitamente trovavano ristoro gli animali domestici, in quel luogo Dio si rivela nel suo splendore, in quello stesso luogo i magi, venuti dall’Oriente, adorano il bambino-Dio.

A causa dei tre doni offerti a Cristo (oro, incenso e mirra) la tradizione ha contato i Magi in tre; poi li ha fatti re sulla base del Salmo 72 che afferma la prostrazione di tutti i sovrani davanti al re Messia; poi ha attribuito loro l’appartenenza alle tre razze (bianca, nera e gialla); poi individuato nomi diversi tra i quali prevalsero quelli di Gaspare, Melchiorre e Baldassarre. I Magi sono, allora, una rappresentazione dei popoli che incontrano Cristo dopo averlo cercato, guidati dalla rivelazione cosmica divina, simboleggiata dalla stella che conduce al Messia: Videro il bambino con sua, madre Maria e, prostratisi lo adorarono (Mt 2,11). L’Epifania che l’evangelista Luca destinava agli ultimi, i pastori, Matteo la riserva ai diversi, agli stranieri rispetto a Israele che, pur illuminato dalla luce della parola biblica non si muove da Gerusalemme. Il vescovo Ignazio di Antiochia nel 107 d.C., mentre veniva condotto a Roma per essere condannato a morte, scriveva ai cristiani di Efeso: Una stella brillò in cielo più luminosa di ogni altra stella, la sua luce fu oltre ogni parola e la sua novità destò stupore. Tutte le altre stelle insieme col sole e la luna formarono un coro attorno alla stella che tutte sovrastava in splendore (Ignazio d’Antiochia).

L’Epifania, dunque, riconferma la presenza di Dio per gli uomini, la sua manifestazione non è solo apparenza ma è presenza, speranza, apertura dell’uomo al divino, disponibilità dell’eterno all’umano.

S.Agostino dell’epifania scrive: Oggi bisogna parlare dei magi che la fede ha condotto a Cristo da terre lontane. Vennero e lo cercarono dicendo: Dov’è il Re dei Giudei che è nato?… Annunziano e chiedono, credono e cercano, come per simboleggiare coloro che camminano nella fede e desiderano la visione (Sermone 199,2). I magi pellegrini nella notte rappresentano tutti i cercatori della verità, non solo chi crede e credendo ama l’invisibile Amato, attendendo nella speranza l’incontro della gloria futura, ma anche chi cerca non avendo il dono della fede. La luce della stella è la grazia della fede che permette il cammino verso Dio, guidati da questa luce, e non altro, l’uomo può conoscere e amare Dio, può ringrazialo e lodarlo, può annunciarlo e viverlo nella vita e nella storia.

Epifania, dunque, ci dice del nostro cammino, di come, a volte, rischiamo di confondere la fede con la superstizione, l’amore con il denaro, la speranza con le inutili promesse di felicità.

Nel cielo della vita brillano tante stelle, o cercano di brillare, ma solo una è quella giusta che ci porta a Dio, sta a noi vederla, seguirla e accoglierla.

Mario Colavita
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