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I Pooh: “La musica è Dio che sorride all’uomo”

Ieri sera, un Teatro “Massimo” gremito di pubblico ha fatto da cornice al concerto dei Pooh, nel quale hanno presentato il nuovo album “Dove comincia il sole”

Non se la scorderanno facilmente la serata di ieri, i circa mille fans che hanno gremito il Teatro “Massimo” di Pescara per concedersi tre ore di trascinante musica in compagnia dei Pooh. La band italiana più lonegeva in assoluto, con i suoi 45 anni ininterrotti di carriera alle spalle, negli ultimi mesi sta girando i palazzetti dello sport e i teatri italiani, presentando “Dove comincia il sole”: un album che segnerà un nuovo inizio per la loro carriera, passando alla storia come il primo pubblicato dopo l’uscita dal gruppo dello storico batterista Stefano D’Orazio, nel 2009, dopo aver fatto parte del gruppo per 38 anni.

Così i tre indomabili “superstiti”, Roby Facchinetti alle tastiere, Dodi Battaglia alla chitarra elettrica e Red Canzian al

Un momento del concerto pescarese

basso, si sono presentati davanti al pubblico pescarese con un’inedita formazione a sei che, oltre ai tre Pooh storici, ha visto salire sul palco anche Danilo Ballo, alle seconde tastiere, Ludovico Vagnone, alla seconda chitarra e Phil Mer, un giovane batterista ventottenne fra l’altro figliastro di Red, che dopo aver suonato con Pino Daniele, Patty Pravo e Malika Ayane, si è unito ai Pooh, esibendosi in grandi virtuosismi musicali, avendo anche collaborato direttamente alla lavorazione del nuovo disco, comunque inciso dal più navigato collega Steve Ferrone, batterista anglo-americano noto per aver suonato con mostri sacri della musica internazionale come Eric Clapton e i Duran Duran.

È stata caldissima l’accoglienza riservata agli artisti dal pubblico pescarese che iniziando da “Dove comincia il sole”, la suite di 11 minuti che ha aperto il concerto, fino alla conclusione con la mitica “Pensiero”, hanno premiato con una serie di standing ovation i Pooh che hanno suonato con l’entusiasmo degli esordi, quasi bloccando il tempo che, per loro, sembra non passare mai:«Abbiamo tanti ricordi di Pescara – ha esordito Roby Faccchinetti – fin dai tempi in cui suonavamo alle Naiadi, allo stadio o in questo stesso teatro, suonando davanti ad un pubblico che ci ha sempre sostenuto». I Pooh, ieri sera, hanno suonato e cantato, nuovi brani e altri ormai facenti parte della storia, carichi di quell’energia che li ha portati a produrre un album con quegli arrangiamenti rock sinfonici che ha riportato la band a riproporre le grandi sonorità degli anni ’70.

E un ulteriore segno del loro inesauribile entusiasmo, si evince dalla voglia di togliersi altri soddisfazioni:«Qualcuno ci dava per spacciati – ha osservato Dodi Battaglia, con ironia, tra una canzone e l’altra – e invece siamo qui con questo grande disco e tanti altri sogni ancora da realizzare, diciamo per i prossimi 30, 40, 50 anni!». Insomma, quello di ieri sera è stato un concerto suonato, un live intenso che ha riproposto grandi pezzi del passato mai più eseguiti da decenni, come “Il tempo, una donna, la città” scritta nel 1975, o altri pezzi comunque entrati nella storia rivisti in chiave più rock, come l’eterna “Giorni Infiniti”.

Roby Facchinetti

Ma il pubblico dei Pooh, famoso per la sua eterogeneità, mettendo assieme nonni e nipoti passando per i genitori, si è scatenato soprattutto nel finale cantando a squarciagola i pezzi storici, “Tanta voglia di lei”, “Noi due nel mondo e nell’anima”, “Dammi solo un minuto”, invitati dai Pooh con quell’inimitabile “Adesso andate avanti voi”, lasciando in massa il posto a sedere e andando fin sotto il palco, quasi volendo salire con loro. E la band non si tira indietro andando a stringere mani anche durante la performance musicale, quasi a voler abbracciare uno ad uno gli spettatori.

A questo punto viene quindi da chiedersi quale sia l’alchimia, quel legame indescrivibile che unisce lo spettatore ai Pooh, che sa tanto del ritrovarsi “in famiglia”, del conoscersi da sempre anche se in realtà, di persona, non ci si conosce affatto. Basta uno sguardo, un saluto, non servono nomi e cognomi: è la musica dei Pooh a far parlare e ad unire le vicende umane di artisti e spettatori. Ma ancora non basta per capire: da dove arriva quell’ispirazione che dal 1966, attraverso i decenni, ha portato la storica band a raccontare in musica storie ed emozioni, di donne e uomini comuni, sempre aderenti alla realtà?

Piccole grandi storie di vita quotidiana che ognuno di noi potrebbe “incollare” sulla propria esistenza, sentendo addosso la “pelle d’oca” ogni qualvolta i Pooh le ricantano, con la stessa passione, anche a distanza di anni. Forse una prima risposta la diede, qualche anno fa, una nota rivista italiana che titolò, scherzando sulla resistenza del gruppo, “Dio è ovunque, ma i Pooh ci hanno già suonato”. Una risposta che si avvicina a quella veritiera, fornita dai Pooh stessi: «La musica – riflette Red Canzian – è un qualcosa di indescrivibile. Non la puoi toccare o definire, ma è un qualcosa di intenso, che ti prende dentro. Per spiegarla potremmo dire che “la musica è Dio che sorride all’uomo”».

About Davide De Amicis (2856 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero ed è direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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