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La “pazzia” di una guerra di tutti

Le esondazioni rubine che interrogano i semplici comportamenti umani

Quante chiacchiere! Basterebbe questa esclamazione per iniziare e concludere l’editoriale di laPorzione.it. “Parole, parole, parole”, non ad hook di una famosa canzone, ma ancora una volta “parole, parole, parole” sul sangue versato, sulla situazione drammatica libica e direi sulle tensioni internazionali. Tutti giudici di una guerra – perché così è giusto chiamarla – tutti capaci di proporre soluzioni dalla Caritas a Pax Christi, dall’estrema sinistra, all’estrema destra, dai movimenti per la pace – che ormai accettano le armi – a quelli miliziani.

E “parole, parole, parole” sono buttate al vento dai “capi delle nazioni” che continuano ad aprire la bocca, ma lasciano chiuse le orecchie e preferiscono la risoluzione cruenta di un problema reale – con una buona prospettiva petrolifera futura – all’ascolto, all’accordo, al lavoro coordinato; la tentazione di essere più potenti degli altri è sempre in agguato e rischia di trasformarsi in primo obiettivo dei “missili” – non quelli pieni di polvere da sparo – in questo caso, e solo in questo, intelligenti e calcolatori!

La “beffa” libica, invece, chiede silenzio e azione, prudenza e fatti e suggerisce la riflessione personale perché tutti facciamo parte del perverso gioco bellico. Chi di noi non si è trovato a relazionarsi con un “pazzo”? (Senza offese per i residenti degli ex-manicomi, non mi riferisco a loro). Chi di noi non ha ceduto a compromessi per paura che “il pazzo” stravolgesse la continuità e la tranquillità della propria vita? E chi di noi non ha mostrato, appunto per questo, più gentilezza, più rispetto, più attenzioni per tali “pazzi”? Potremmo concordare che tali scellerati meccanismi si insinuano e si perpetuano nella vita di ognuno, ma anche negli ambienti più ampi degli Stati – rigirano in continuazione in questi giorni le parole e le foto dell’ospitalità italiana a Gheddafi – nel mondo del lavoro, dove chi strilla, chi minaccia è probabilmente più rispettato, nei villaggi, nelle associazioni e movimenti e perché no, nei corridoi clericali. Arriva sempre, però, il momento in cui i compromessi non sono più accettabili, le minacce più sostenibili e la guerra diventa l’unica “soluzione”, dimentica che il gioco perverso era iniziato anche da noi.

Fiumi di sangue si continueranno a versare e le “esondazioni” rubine non si potranno risolvere con la semplice accusa a Dio, se frutto di  un continuo e  malevolo agire umano! Non esistono vie di uscita, perché a questo punto qualsiasi scelta potrà solo fare meno danni. Possa servire, però, ancora una volta, o almeno questa volta, questo martirio, così simile al venerdì santo, a riflettere sui propri comportamenti.

About Simone Chiappetta (478 Articles)
Direttore responsabile del notiziario online "Laporzione.it" e responsabile dell'Ufficio per le Comunicazioni Sociali dell'Arcidiocesi di Pescara-Penne. Laureato in Scienze della Comunicazione sociale e specializzato in Giornalismo ed Editoria continua la ricerca nell'ambito delle comunicazioni sociali. Ha collaborato con quotidiani di cronaca locale e ha coordinato negli ultimi anni la pagina diocesana di Avvenire.
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