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Castagna: “Ho perdonato gli assassini dei miei cari”

Il superstite della “strage di Erba”, ha raccontato la sua storia, intrisa di dolore, speranza e perdono, vissuta alla luce del Vangelo

La vita di un uomo, a volte, può essere messa alla prova da eventi imprevedibili, talvolta tragici come quelli che hanno colpito l’esistenza di Carlo Castagna, colui che è stato privato dell’affetto dei suoi cari, la moglie Paola, la figlia Raffaella ed il nipotino Youssef, rimasti uccisi in quella che è tristemente passata alla storia, nella cronaca italiana, come la “strage di Erba”. Era infatti lunedì 11 Dicembre 2006 quando i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi, diedero vita al loro folle piano omicida. Da quel momento, nulla sarà più come prima per Carlo Castagna, marito, padre e nonno, ritrovatosi improvvisamente solo. Anzi no, perché a sorreggerlo è rimasta una fede robusta che gli ha permesso, nonostante tutto, di voltare pagina, di ricominciare a vivere addirittura perdonando i carnefici dei suoi familiari. Carlo Castagna è dunque una persona unica nel suo genere, un uomo saggio e spirituale la cui conoscenza merita una giusta attenzione.

Signor Castagna, la sua vita è stata segnata da un evento tragico, come l’eccidio di alcuni tra i suoi parenti più prossimi. Un’esperienza di cui, tuttavia, lei riesce a parlare anche grazie ad una fede matura. Ma che storia è stata la sua?

«La storia di una persona normale, che per tutta la vita ha percorso con i propri cari una traccia già segnata. Non ho fatto altro che seguire un percorso che, ad un certo punto, ha trovato una “pietra d’inciampo” affrontata con l’aiuto del Padre, senza il quale avrei potuto soccombere. Quest’abbondanza di misericordia, mi ha permesso di non morire dentro, di trovare speranza e la gioia di percorrere quel cammino che si era interrotto».

Lei dalla fede ha ricevuto quel sostegno forte che le ha permesso di superare il fatto che il suo nome è stato e verrà sempre accostato a quello che, dall’opinione pubblica, sarà sempre ricordata come la “strage di Erba”. La sua storia, è dunque l’esempio di come il male, insito nell’uomo, venga fuori ma anche di come si possa vincerlo attraverso il bene, mediante un cammino di fede maturo…

«Il male è sempre dietro l’angolo. Riuscire a schivarlo non sempre è nelle nostre possibilità però, se questo male viene affrontato con la certezza che rientri in un disegno molto più grande, dove l’amore deve tornare a prevalere, deve tornare a offrire quella speranza, quella certezza che noi potremo riabbracciare i nostri cari, potremo incontrare coloro che ci hanno accompagnato e godere della luce del Suo volto. Ed ecco che anche il male ti può aiutare, seppur nella sofferenza, a toccare la gioia del mattino e del traguardo finale».

Cosa vuol dire perdere, dall’oggi al domani, tutti o quasi i suoi familiari e restare solo anche se, in realtà, lei solo non lo è?

«La solitudine è qualcosa di tremendo, ma come disse San Bernardo “beata solitudo, sola beatitudo” (beata solitudine, sola beatitudine, ndr). Allora io vivo con due compagne meravigliose, la “solitudo” e la “beatitudo” che io ho chiamato “la sola” e la “bea”. La “sola” l’ho incontrata la sera stessa in cui mi portai in camera, sapendo che Paola non sarebbe più entrata in quello spazio, almeno fisicamente. Ma poi la stessa Paola mi fece raggiungere dall’altra compagna, la “beatitudo”. Io vivo con queste compagne meravigliose che Paola tiene a bada, anzi è lei che si occupa di riconoscere loro la giusta mercede».

Signor Castagna, lei ha fatto qualcosa di clamoroso, che ha fatto notizia soprattutto per quella che è la difficoltà della tragedia che ha vissuto: ha perdonato Olindo Romano e Rosa Bazzi, gli assassini dei suoi familiari. Come ci è riuscito?

«Non ho fatto altro che applicare ciò che il Vangelo ci ha sempre insegnato e sempre insegnerà: “Ama il tuo nemico, perdona il tuo nemico”. Dona a lui lo stesso perdono che tu hai ricevuto un sacco di volte, e non aspettarti neanche un cenno di ringraziamento, non lo voglio neanche. Non mi aspettavo che ci fosse un consenso da parte dell’opinione pubblica. Il mio agire è stato aiutato e condotto seguendo la traccia che ci indica il cammino della speranza, della redenzione, dell’amore».

Qual è, infine, il messaggio che si sente di rivolgere a chi è più fortunato di lei e una famiglia ce l’ha ancora, ma dà tutto questo per scontato?

«Un messaggio di approfondimento, di vivere come il Signore ci indica , come la via ci suggerisce. I sacramenti, la Parola, le persone che ti possono aiutare le trovi nelle istituzioni religiose , nel sociale. Sono persone che si dedicano agli altri, che vivono la solidarietà e questi sono i compagni di viaggio di cui hai bisogno, perché quel giorno che tu dovessi trovarti in forte difficoltà, saranno questi i contributi che ti aiuteranno a non soccombere».

About Davide De Amicis (2686 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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