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Questa Pasqua che perpetua morte

L’editoriale “festivo” di LaPorzione.it con gli interrogativi necessari di PaxChristi Italia

Immigrati in attesa di sbarcare in Italia

Le montagne di cioccolata, le uova colorate, le tavole imbandite, ma anche le celebrazioni solenni del triduo pasquale, le processioni tra lenzuola stirate e lumini in fila sui davanzali, le chiacchiere dietro le statue del cristo morto e le preghiere delle pie donne in fila dietro la croce non possono distogliere lo sguardo dalla Pasqua di un Dio incarnato in una storia.

È l’editoriale di LaPorzione.it che torna a scomodare le tradizioni spesso senza punti interrogativi e aggiunge il segno “sinusoidale” rubando le parole all’appello di “risurrezione” di Pax Christi Italia. «Fra pochi giorni festeggeremo la pasqua di resurrezione del Signore – scrive il movimento cattolico internazionale per la pace – Una pasqua che passa inevitabilmente per il venerdì santo. Il giusto viene condannato a morte con i sigilli del potere e con il clamore manipolato del popolo. È la stessa morte dei migranti, divorati dal Mediterraneo inospitale, rifiutati con i sigilli del potere, respinti dalle leggi, inascoltati dal clamore di un popolo allarmato da una propaganda martellante di morte, di paura, di insicurezza, di paranoie identitarie, di pregiudizi e di vittimismo».

Parole forti che, però, non possono non risuonare nelle nostre preghiere e in quelle orazioni che chiedono impegno, negli “andate in pace” che invitano alla testimonianza, nei pii esercizi di questi giorni: «Fare digiuno il venerdì santo – continua l’accorato appello – significa entrare in un rapporto di empatia con i poveri dimenticati, con il dramma di quei barconi affondati nel mare, con la sofferenza e la disperazione dei familiari che sono sopravvissuti perdendo figli, mogli, mariti, amici. Fare silenzio significa uscire dal caos delle parole e commemorare la morte del prossimo. È  una nonviolenza dei segni».

Mentre, poi, si corre da un sepolcro – che sepolcro non è – all’altro, o si litiga per cortei che non passano sotto casa, si dimenticano i temi fondamentali del triduo: la passione, la speranza, la certezza della risurrezione e la morte del prossimo che «coincide con la morte dell’etica, con la fine di ogni valore davvero umano, con lo sprofondamento nell’individualismo che assume i connotati del razzismo e della xenofobia. Il prossimo non c’è più. Non solo non si ascolta il suo lamento lasciandolo sulla strada morente, o lasciandolo affogare nel mare dei disperati, ma non ne percepiamo nemmeno più la presenza scandalosa. Il prossimo è respinto, rifiutato, negato».

Ancora una volta Dio muore e quel calvario resta una scena teatrale per spettatori che non fanno parte dello show, che osservano senza coinvolgimenti. Si perpetua l’interrogativo che Bonhoeffer poneva durante il nazismo: «Come possiamo cantare in gregoriano nelle nostre chiese mentre si ammazzano col gas gli ebrei?». Continua a “disturbarci” Pax Christi con domande scomode: «Possiamo cantare nelle nostre chiese la pasqua di resurrezione senza pensare agli anonimi che ogni giorno muoiono nel mare, con il sogno, ancora vigile, di un riscatto possibile? Possiamo celebrare la messa pasquale senza pensare ai bambini stramazzati dal freddo, dalla fame, dal naufragio? Senza pensare alle donne annegate e trascinate dall’acqua?». Buona Pasqua!

About Simone Chiappetta (427 Articles)
Direttore responsabile del notiziario online "Laporzione.it" e responsabile dell'Ufficio per le Comunicazioni Sociali dell'Arcidiocesi di Pescara-Penne. Laureato in Scienze della Comunicazione sociale e specializzato in Giornalismo ed Editoria continua la ricerca nell'ambito delle comunicazioni sociali. Ha collaborato con quotidiani di cronaca locale e ha coordinato negli ultimi anni la pagina diocesana di Avvenire.
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