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L’incomprensibile gloria di Pietro

Un Papa che sospinge il suo predecessore verso gli altari: cosa giace sotto gli applausi?

«Sfolgora il sole di Pasqua» sul culmine della settupla giornata celebrativa del trionfo di Cristo sulla morte; sfolgora oggi su una Roma che da settimane ha vissuto la febbrile concitazione per i preparativi della beatificazione di Giovanni Paolo II, a sei anni dalla morte. Come capita spesso di constatare, non è affatto vero che basta che un sole sfolgori perché ci si veda chiaro: l’Urbe sembra essere tutta raccolta nel devoto ricordo del proprio vescovo d’un tempo, tanto che è il Comune che ha letteralmente tappezzato Roma di manifesti, e sotto il gigantesco striscione raffigurante il vecchio Papa appeso al balcone sovrastante la Galleria Alberto Sordi, proprio sovrastante il Corso, campeggia la scritta “Governo Italiano”. Sembrava, fino a oggi, che tutta la città fosse come la casa di una sposa il giorno prima delle nozze. E le polemiche non sono mancate: si lascia valutare rapidamente la mitomania di quanti hanno strillato che la data era stata scelta per mettere i bastoni tra le ruote all’ormai tradizionale Concertone del 1 maggio (i polacchi e i tedeschi che saranno a Piazza San Giovanni stasera – prendiamola così – sono un omaggio per loro da parte del Servo di Dio, che del resto era indicato in certi volantini distribuiti oggi tra la folla come “il papa proletario”); gli stessi che invece hanno mostrato sdegno per la “genuflessione” delle istituzioni italiane ai “teatrini vaticani” non sono sembrati altrettanto risoluti nel chiedere che venissero messi in riga gli albergatori da “mille (euro) a notte”, che svergognavano l’ospitalità della Capitale d’Italia in una simile vetrina planetaria (cos’è, speravano che la situazione limitasse la partecipazione all’evento ecclesiale?); infine i soldi, invidia di chi non li fa e insidia di chi li fa, vagheggiati da certa satiruccia come il fine primo e ultimo dell’agenda della Santa Sede.

Il discorso sul denaro meriterebbe un bel paio di puntualizzazioni che c’impedissero di ricadere in un pauperismo piagnucoloso (piagnucoloso perché utopistico e arrabbiato verso chi il senso della realtà non lo molla), ma finiremmo lontani. C’è un’altra incomprensione, sotto questo fulgido sole pasquale, enormemente più profonda e meno dettata da una pura “libido contradicendi”: l’incomprensione del linguaggio e degli stili celebrativi della Chiesa. Duole dirlo, specie nel giorno in cui sono di rito le frasi fatte e le formule altisonanti, ma tanto più in un simile giorno è bene prenderne atto (e basta fare oggi una rassegna stampa online): gran parte del “mondo” sembra non capire il senso di una beatificazione, e unitamente a un’ampia minoranza del mondo cristiano il significato stesso del culto dei santi. Il fatto che, poi, oggi una folla oceanica fosse raccolta attorno a un Papa che beatificava un suo predecessore conferiva al tutto l’aura di una sfarzosa autocelebrazione della Chiesa (intesa quasi meramente come gerarchia-istituzione-visibilità-potere): a questo proposito, né Benedetto XVI, né i maestri delle cerimonie, né i curatori della musica sacra hanno mancato – ciascuno per proprio conto e tutti di comune accordo – di esaltare la gloria della Chiesa nella gloria di Pietro.

Con quali risultati? Certo di grandi frutti spirituali, per chi è capace di decodificare e codificare agevolmente i linguaggî dell’inafferrabile “magia liturgica”: in atti pubblici così solenni davvero la Chiesa sprigiona maestà e splendore perché riconosce di travalicare non solo i secoli passati, ma anche la barriera tra le persone che sembrano esistere (i “vivi”) e quelle che sembrano non esistere più (i “morti”). La “Chiesa militante” pare allora trasfigurarsi nella luce di certezza e perfezione della “Chiesa trionfante”: allora è chiaro che additarsi un esempio (quale un beato, o un santo) significa anzitutto riconoscervi un “sigillo di garanzia” del Vangelo di Cristo – non quasi questo non fosse ciò che è senza che si pongano tra le sue pagine immaginette devozionali, ma proprio a testimoniare in modo esemplare che davvero il Vangelo funziona e trasforma la vita di chi lo accoglie. Benedetto soffre perché sa che la dedizione a Cristo in cui cerca di confermare la Chiesa viene spesso recepita come un fattore emotivo, mentre egli vorrebbe che fosse uno stile integrato nell’intera persona umana, libera perché capace d’investigare e custodire la verità: parlando di Giovanni Paolo II ha detto che «ha aiutato i cristiani di tutto il mondo a non avere paura di dirsi cristiani, di appartenere alla Chiesa, di parlare del Vangelo. In una parola: ci ha aiutato a non avere paura della verità, perché la verità è garanzia della libertà» (per leggere tutta l’omelia clicca qui). Benedetto sorrideva commosso, mentre lasciava che il consenso pubblico accompagnasse la sua proclamazione con uno scrosciante applauso (tanto che l’invito al raccoglimento non era stato programmato che per dopo la cerimonia di beatificazione); deve però essere un suo cruccio il fatto che la cangiante gamma in cui l’assemblea cristiana è potenzialmente capace di esprimere la propria voce sia di fatto ridotta al registro mono-tono dell’applauso.

Come uscire dall’impasse? Una via deve esserci, e anche questa sicura speranza è stata da Benedetto ricondotta nel seminato della solennità odierna: Giovanni Paolo II «ha aperto a Cristo la società, la cultura, i sistemi politici ed economici, invertendo con la forza di un gigante – forza che gli veniva da Dio – una tendenza che poteva sembrare irreversibile». Contraddetto a destra e a manca, Benedetto traccia comunque una via, che è la sua, ma che è quella di Pietro – nel cui “destino”, come in quello del predecessore, certo egli riconosce il proprio: «il Signore lo ha spogliato pian piano di tutto, ma egli è rimasto sempre una “roccia”, come Cristo lo ha voluto».

Hanno brillato anche oggi di bagliori misteriosi, i grandi riti della Chiesa Romana, che «presiede nella carità»; tornano in mente le ipnotiche scene del funerale titanico di Giovanni Paolo II, di sei anni fa – quelle scene, che il comune di Roma aveva voluto inserire tra le immagini più significative dell’arco di tempo in cui l’Urbe è stata Capitale dell’Italia unita, dicono certamente qualcosa di grande, ma cosa? La grande scioltezza con cui dai megafoni collegati col sagrato di Piazza San Pietro si riversavano per tutta Roma letture bibliche in lingue diverse, versioni di gusto letterario fresco e fedele, voci calde e dalla pronuncia sapiente, quella scioltezza bastava a rendere chiaro e comprensibile – oltre che incantevolmente bello – ciò che accadeva?

E pare essere mistero della gloria di Pietro, che da sempre il suo sforzo bruciante sembri andare (almeno parzialmente) incontro alla frustrazione dell’aspirazione a illuminare tutti gli uomini. Questa è la Chiesa della luce vera. Questa è la Chiesa che appartiene a Gesù Cristo.

 

About Giovanni Marcotullio (156 Articles)
Nato a Pescara il 28 settembre 1984, ha conseguito la maturità classica presso il Liceo Ginnasio "G. D'Annunzio" in Pescara. Ha studiato Filosofia e Teologia a Milano, Chieti e Roma, conseguendo il titolo di Baccelliere in Sacra Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana. Prosegue i suoi studi specializzandosi in Teologia e Scienze Patristiche presso l'Institutum Patristicum "Augustinianum" in Roma. Ha svolto attività di articolista e di saggista su testate locali e nazionali (come "Il Centro" e "Avvenire"), nonché sulle pagine della rivista internazionale di filosofia personalista "Prospettiva Persona", per la quale collabora anche in Redazione.
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3 Comments on L’incomprensibile gloria di Pietro

  1. Parlare Cattolico // 11 maggio 2012 a 11:12 //

    Io le vorrei porre una domanda, guardi il video dal secondo 38 cosa pensa?

    http://www.youtube.com/watch?v=OLgpJel7GGw

    Ave Maria+ PAX

    • Cosa c’è da pensare?
      è “solo” un grave abuso, come purtroppo ce ne sono a miriadi…
      quello che non capisco, e su cui davvero non so cosa pensare, è cosa c’entri questa sua domanda con questo articolo.
      Se vuole semplicemente sottopormi le sue questioni, mi scriva, ma sappia che non rispondo a domande oziose.

      • Parlare Cattolico // 11 maggio 2012 a 15:16 //

        Oggi mi ero imbattuto in questo filmato e volevo sapere cosa ne pensasse, e le ho scritto qui.

        Ave Maria+

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