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L’Azione Cattolica si rinnova

Da ieri a Roma, presso la “Domus Pacis”, si svolge la XIV Assemblea elettiva nazionale. Miano: “Ci preoccupa la tenuta morale del Paese”

Quest’oggi sono stati i delegati, giunti da tutte le diocesi italiane, a prendere la parola nel secondo giorno della quattordicesima Assembla nazionale elettiva dell’Azione Cattolica Italiana, dedicata al tema “Vivere la fede, amare la vita. L’impegno educativo dell’Ac”, in corso di svolgimento a Roma fino a domani.

Il Santo Padre, Benedetto XVI

Sono 1200 i partecipanti intervenuti ai lavori, 900 dei quali voteranno per rinnovare il Consiglio nazionale dell’ultrasecolare associazione ecclesiale, che in Italia conta oltre 350mila soci con il 35% di ragazzi, il 25% di giovani dai 15 ai 30 anni ed il restante 40% di adulti. Ieri, in apertura dei lavori, sono stati letti i messaggi di saluto inviati dalle autorità, fra i quali spiccava quello del Santo Padre Benedetto XVI il quale, definendo l’Azione Cattolica una “forza educativa qualificata”, ha invitato tutti gli aderenti a perseguire un cammino di vita e di fede rivolto improntato alla santità: «Dovete essere – ha spiegato il Papa – “palestre di santità” in cui ci si allena, con dedizione piena, alla causa del regno di Dio, ad un’impostazione di vita profondamente evangelica che vi caratterizza come laici credenti nei luoghi del vivere quotidiano. Santità, per voi, significa anche spendersi al servizio del bene comune secondo i principi cristiani, offrendo nella vita della città presenze qualificate, gratuite, rigorose nei comportamenti, fedeli al magistero ecclesiale e orientate al bene di tutti».

È significativo, inoltre, l’invito che il Pontefice ha rivolto ai cattolici, così da invitarli a formarsi per tornare ad essere impegnati nelle cultura e nella politica: «È questo – ha precisato Benedetto XVI – un compito importante che richiede un pensiero plasmato dal Vangelo. Oggi, in particolare, la vita pubblica del Paese richiede un’ulteriore generosa risposta da parte dei credenti, affinché mettano a disposizione di tutti le proprie capacità e le proprie forze spirituali, intellettuali e morali».

È quindi pervenuto anche il messaggio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha ricordato il grande valore

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano

espresso dai dirigenti del passato: «L’Azione Cattolica – ha ricordato Napolitano, in una nota – è divenuta un’importante componente del tessuto del tessuto sociale del Paese. Grazie alla guida illuminata di responsabili illustri, e il pensiero non può non andare alla memoria di Vittorio Bachelet, essa ha saputo rinnovarsi seguendo non soltanto gli indirizzi scaturiti dal Concilio Vaticano II, ma anche i fermenti politici sociali e culturali che hanno scandito la nostra storia recente».

Terminati i saluti istituzionali, è quindi intervenuto Franco Miano, presidente nazionale dell’Ac, che ha tirato le somme del triennio appena trascorso, 2008-2011, delineando gli obiettivi da raggiungere in quello avviato: «In un epoca senza padri – ha sottolineato Miano – in una società che sembra non sapere più nemmeno cos’è la famiglia, noi ci proponiamo come un’associazione intergenerazionale. Una scelta che diviene importante in un momento in cui i rapporti tra generazioni sono talvolta inesistenti o in autentici, in cui scarseggia un dialogo profondo e la capacità di rapportarsi e confrontarsi in franchezza».

Franco Miano, presidente Nazionale Ac

Fra i delegati, ha destato inoltre particolare apprezzamento l’attenzione riservata allo “stato di salute” dello Stato italiano, ed in particolare della sua tenuta morale: «Siamo preoccupati – ha ribadito il presidente dell’Azione Cattolica – davanti a messaggi che vengono lanciati, in Italia e in Europa, che alimentano il rancore tra Nord e Sud e indicano un deficit di idee e progetti trasversali a tutte le forze politiche. Eppure, girando l’Italia ho visto un Paese migliore di quello che i giornali ci descrivono, con risorse vive e, tra i giovani, una grande voglia di partecipazione. Ma la politica troppo spesso non è capace di valorizzare queste risorse, sembra anzi non volerlo, per la paura di perdere le posizioni acquisite e tradendo in tal maniera la sua missione. Bisogna riflettere su alcune questioni, che oggi sclerotizzano la scena politica e la riducono, in certa misura, a mera amministrazione del potere: tra esse la riforma della legge elettorale, il limite ai mandati parlamentari, la riforma dei partiti e il rapporto tra eletto ed elettore. Bisogna arrivare a un cambio di classe dirigente, per crearne una che porti novità e passione. E bisogna rimettere al centro il cittadino, con i suoi doveri e i suoi diritti, come afferma la Costituzione, che difendiamo con forza perché abbiamo contribuito a scriverla». Questioni ancora aperte, le ultime, da cui dipenderà il futuro del Paese.

About Davide De Amicis (2421 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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