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“Sì” o “No”, questo è il dilemma sull’acqua

Il referendum porta in piazza, da Roma a Pescara, sacerdoti e religiosi e fa memoria della cattiva gestione idrica abruzzese

«Ci stanno rubando l’acqua!», «Salviamo l’acqua». Sono questi i messaggi che passano ripetutamente su internet – giustificati da una accusa al poco spazio mediatico offerto – a sostegno del “Sì” referendario sull’abrogazione dell’art. 23 bis della Legge n. 133/2008, relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica e dell’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006, limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’«adeguatezza della remunerazione del capitale investito».

«Scendiamo in piazza! Così come hanno fatto i monaci in Myanmar (ex Birmania) contro il regime che opprime il popolo», è la similitudine – forse un po’ esagerata – usata dai missionari padre Adriano Sella e padre Alex Zanotelli ad invito al grande digiuno in piazza San Pietro, domani, giovedì 9 giugno alle 12. Ed è la stessa motivazione, ispirata anche dall’incontro avuto la scorsa settimana con padre Alex a Pescara, a muovere diversi sacerdoti, religiosi e laici a scendere, sempre giovedì, dalle 9 alle 12, sul lungomare Matteotti della città adriatica, all’altezza della nave di Cascella, per un momento di preghiera.

«In comunione con ciò che si farà in Vaticano – spiega don Giorgio Moriconi, vicario per la pastorale dell’arcidiocesi di Pescara-Penne – anche la nostra diocesi, che fa parte del comitato referendario sull’“acqua, bene comune”, proporrà un momento di preghiera e riflessione sul valore dell’acqua pubblica. Il “Sì” al referendum non è certamente un dogma, ma la fede va incarnata nelle scelte di vita, secondo coscienza». La scelta di “schierarsi” per il “Sì” è sostenuta da esperienze fallimentari di privatizzazioni prova in Italia, o dal ritorno alla gestione pubblica di alcuni Paesi europei che avevano tentato il passaggio alla gestione privata, ma anche da dichiarazioni ufficiali dei vescovi: «In questo scenario – ha affermato in aprile monsignor Mariano Crociata, segretario Cei in un convegno in Assisi – conservano tutto il loro peso i processi di privatizzazione, che vedono poche multinazionali trasformare l’acqua in affare, a detrimento dell’accesso alle fonti e quindi dell’approvvigionamento, con conseguente perdita di autonomia da parte degli enti governanti».

Di diverso avviso, ovviamente, sono i sostenitori del “No”. Meno manifesti in giro per le città, meno movimento “virtuale” – sicuramente per una preferenza all’astensione e per il tentativo al non raggiungimento del quorum.

«Credo che in questi giorni – afferma Domenico Di Giacomo, assessore all’Urbanistica del comune di Montesilvano – si sia fatta molta demagogia proprio da parte di chi fino ad oggi ha mal gestito l’acqua». Il giovane assessore poggia la sua posizione, sicuramente, sul caso Bussi e sulla cattiva gestione idrica del territorio pescarese. «Il partito dell’acqua – continua Di Giacomo – proprio in Abruzzo, ha consentito, attraverso le Ato e le Aca di gestire in maniera superficiale, clientelare e disastrosa, il “bene prezioso” che oggi dicono di difendere. Proprio la politica è la massima espressione della criticità in cui versa oggi la distribuzione dell’acqua nelle nostre case: oltre il 70% di dispersione grazie a reti colabrodo ed oltre il 60% degli abruzzesi che non bevono acqua potabile dai loro rubinetti. I consigli di amministrazione dei vari Ato ed Aca, intanto, ricevono compensi faraonici ed il personale degli stessi enti prolifica di parenti ed affini dei gestori pubblico\partitici degli “acquaioli”».
Insomma, sia la scelta per il “Sì”, sia quella per il “No”, non può essere semplificata ad una questione morale. Dire di “Sì”, almeno per il momento, è ammettere che le cose vadano bene e la cronaca abruzzese ha dimostrato negli ultimi anni il contrario. Scegliere il “No” è aprirsi ad un cambiamento immediato con la paura, però, di ritrovarsi ugualmente mal gestiti e con i prezzi delle “bollette” alle stelle. Alla coscienza personale la scelta responsabile!

About Simone Chiappetta (451 Articles)
Direttore responsabile del notiziario online "Laporzione.it" e responsabile dell'Ufficio per le Comunicazioni Sociali dell'Arcidiocesi di Pescara-Penne. Laureato in Scienze della Comunicazione sociale e specializzato in Giornalismo ed Editoria continua la ricerca nell'ambito delle comunicazioni sociali. Ha collaborato con quotidiani di cronaca locale e ha coordinato negli ultimi anni la pagina diocesana di Avvenire.
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3 Comments on “Sì” o “No”, questo è il dilemma sull’acqua

  1. mario // 9 giugno 2011 a 19:40 //

    Insomma, come nella maggioranza dei casi, la scelta è “la padella o la brace?”

  2. Rossana // 9 giugno 2011 a 15:36 //

    Articolo apprezzatissimo fatta dovuta eccezione per lo scivolone finale: <>. L’attuale legge, mi sembra, che ci tuteli anche in questo senso. Ho forse inteso male leggendola? La prego di aiutarmi a chiarire questo dubbio.
    Rossana

    • La conclusione è solo una sintesi delle due posizioni – come nelle dichiarazioni non mie – il bianco e nero presenta, informa e non prende posizione! Grazie Rossana

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