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Un’agenda per l’integrazione

L’Agenda per l’integrazione, elaborata dalla Commissione Europea, fornirà utili indicazioni per garantire l’inclusione sociale degli immigrati, nella diffidenza degli europei

Sono sempre di più, circa 20 milioni, gli immigrati provenienti dai “Paesi terzi” nell’Unione Europea, secondo i dati Eurostat. La loro presenza sempre più consistente, dovuta alla mobilità dei popoli accentuatasi negli ultimi vent’anni, se da un lato è causa di alcuni disagi, dall’altro può essere vista come un’opportunità dall’Europa, caratterizzata da un tasso di natalità ridotto al minimo, che possiede una popolazione di molti anziani, pochi giovani e ancor meno lavoratori, almeno per determinate mansioni.

Cecilia Malmström, commissaria europea

Così, visto lo scenario delineatosi, la Commissione Europea ha pensato bene di adottare l’”Agenda europea per l’integrazione dei cittadini di “Paesi terzi”, presentata in settimana fa da Cecilia Malmström, commissaria per gli affari interni. L’agenda fa riferimento ad una piena partecipazione dei migranti a tutti gli aspetti della vita collettiva, da realizzare attraverso il pieno coinvolgimento delle autorità locali, soprattutto i comuni e le regioni: «Per la riuscita dell’integrazione – ha spiegato la Malmström – occorre che i migranti abbiano la possibilità di partecipare pienamente alle loro nuove comunità. Imparare la lingua del paese d’accoglienza, poter accedere all’occupazione e all’istruzione e disporre della capacità socio-economica di autosostentarsi sono elementi fondamentali di un’integrazione riuscita».

La stessa commissaria svedese ha però ammesso che l’integrazione dei migranti in Europa ha riscosso ben poco successo, richiedendo un maggiore impegno da parte di tutti, in quanto dei migranti bene integrati possono divenire una risorsa per l’Unione, arricchendo le nostre società dal punto di vista culturale ed economico. Ma, nello specifico, l’agenda indica svariate azioni per garantire l’inclusione degli stranieri, spaziando dal lavoro alla scuola, dalla casa alla cultura: «La diversità introdotta dalla migrazione – afferma la Commissione – se ben gestita può costituire un vantaggio concorrenziale ed un volano per le economie europee. Se l’Unione Europea, vuole raggiungere l’obiettivo di portare il tasso di occupazione al 75% entro il 2020, è fondamentale eliminare le barriere che ostacolano l’accesso dei migranti all’occupazione , tanto più che la forza di lavoro europea è in diminuzione a causa della “sfida demografica” in atto fra i 27 stati aderenti».

Ad esempio, la Commissione Europea ha annunciato che nel giro di un decennio, sarà evidente la carenza di circa un

Jose Barroso, presidente Commissione Ue

milione di operatori professionali nel settore della sanità, che diventeranno 2 milioni se si considera il personale ausiliario. Invece, secondo l’esecutivo europeo, gli immigrati, se formati professionalmente, potrebbero essere loro a riempire il vuoto nelle corsie d’ospedale o nelle case di riposo. Ma le ricette del presidente Barroso e dei suoi commissari vanno anche oltre: “l’integrazione – si legge nell’agenda – deve iniziare nei luoghi in cui le persone si incontrano ogni giorno: posti di lavoro, scuola e spazi pubblici”.

E a sostegno delle tesi favorevoli all’inclusione sociale e culturale dei migranti, la Commissione europea ha richiesto un sondaggio ad Eurobarometro, l’istituto demoscopico dell’Unione Europea, dal quale sarebbero emersi diversi aspetti negativi, come ad esempio la “paura” che affligge gli europei riguardo al fatto che gli immigrati “occupino posti di lavoro” che potrebbero andare ai cittadini comunitari. Inoltre, i dati rivelano la grande confusione, imperante nell’opinione pubblica, nel differenziare i migranti regolari da quelli irregolari, mentre anche i mass media contribuiscono ad accrescere gli stereotipi negativi verso gli stranieri.

Fra i pochi aspetti positivi individuati, se non altri, vi è comunque l’ampio consenso riscontrato sull’importanza dell’interazione sul luogo di lavoro e nelle scuole e sul contributo positivo dei migranti alla cultura locale. Il campione di intervistati, comprendeva sia cittadini europei che immigrati: “Entrambi i gruppi – si legge nel rapporto – concordano sui fattori che fanno funzionare l’integrazione, ovvero parlare la lingua, trovare un lavoro e comprendere la cultura locale, oltre che sulla necessità di un maggiore impegno di tutte le parti per sfruttare i vantaggi dell’immigrazione”.

About Davide De Amicis (2902 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero ed è direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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