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Lampedusa, l’isola ad alta “tensione”

Lampedusani esasperati dopo l’incendio doloso della notte e gli scontri della giornata. Feriti e tensione in crescita. Parla Oliviero Foti

Sbarchi a Lampedusa

«Non ce la facciamo più». Sembra essere questa l’affermazione esasperata dei lampedusani dopo l’incendio doloso di ieri sera e i conseguenti scontri di quest’oggi.

Ad alimentare la tensione già alta per una estate turistica andata a male – in maggio l’isola era ancora carica di immigrati e in pochi hanno prenotato una vacanza sulle spiagge dell’isola più grande dell’arcipelago delle Pelagie – il numero eccessivo di tunisini, circa 1300, in attesa del rimpatrio coatto.

«C’è stato l’arrivo inaspettato di centinaia di tunisini – spiega all’agenzia Sir Oliviero Foti, responsabile dell’ufficio immigrazione di Caritas Italiana – Ci si aspettava che gli accordi con la Tunisia funzionassero benissimo, invece non è stato così. È chiaro che oltre mille persone trattenute in quelle condizioni portano a situazioni di estrema gravità. Se su mille persone vi sono tre/quattro facinorosi è un tasso naturale. Allora è necessario un grosso lavoro per decongestionare in tempi rapidissimi il Centro e intercettare le persone meno affidabili. E Purtroppo non è stato fatto. L’idea di non trasferirli sulla terraferma per non farli fuggire non è servita».

Rischio di rimpatrio, lunghi trattenimenti nei centri di identificazione ed espulsione, sogni di benessere infranti nonostante le spese affrontate per la traversata da un lato, ma anche promesse del Governo non mantenute, feriti e abitanti dell’isola che si ritrovano sempre nelle stesse condizioni dall’altra: queste, in sintesi, le cause opposte degli scontri. «I lampedusani – continua Foti – stanno un po’ rivivendo la situazione di gennaio. C’è la sensazione di un nuovo assedio e di indeterminatezza, che si scontra con le promesse governative della scorsa settimana di effettuare al più presto i trasferimenti verso la Tunisia. A quanto pare questi accordi non funzionano perché i tunisini continuano ad arrivare e i rimpatri vanno a rilento. Oramai la regola principale è che in un’isola come Lampedusa non possono sostare numeri così elevati di migranti».

About Simone Chiappetta (424 Articles)
Direttore responsabile del notiziario online "Laporzione.it" e responsabile dell'Ufficio per le Comunicazioni Sociali dell'Arcidiocesi di Pescara-Penne. Laureato in Scienze della Comunicazione sociale e specializzato in Giornalismo ed Editoria continua la ricerca nell'ambito delle comunicazioni sociali. Ha collaborato con quotidiani di cronaca locale e ha coordinato negli ultimi anni la pagina diocesana di Avvenire.
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1 Comment on Lampedusa, l’isola ad alta “tensione”

  1. gabriella // 23 settembre 2011 a 10:58 //

    Risolto il problema…..immigrati dirottati su Porto Empedocle!!

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