Sandali, calze e maglie pesanti. Bermuda e golf di lana. Sciarpe e t-shirt a mezza manica. Sono questi gli “strani” accoppiamenti che caratterizzano il tempo incerto di questa prima metà di ottobre e lo sbalzo continuo di temperature. Caldo? Freddo? Tiepido? Gli interrogativi che assillano il mattino degli italiani, “incapaci”, spesso, di scelte importanti, di lasciarsi alle spalle la calda estate e di inoltrarsi nell’autunno decadente.
Gli stessi italiani incerti, da abito di lino e maglietta della salute, che troviamo ad ogni angolo, in ogni categoria, in tutte le “caste”, dai circoli di paese alle poltrone parlamentari, perché quel senso di incertezza a loro appartiene, contraddistingue il meridione d’Europa e in fondo in fondo, fa comodo.
È l’incertezza delle litanie continue nella richiesta di dimissioni che ha caratterizzato un sinistra attiva a parole e “incerta” in una opposizione responsabile e davvero alternativa. Altresì è l’incertezza di chi deve ricorrere al voto di fiducia, dopo presenze incerte nei voti di Camera. È l’incertezza di giochetti da parlamentino per “sconfiggere” il nemico, è l’incertezza “radicale” di scioperanti della fame, pronti a ribaltare un “incerto” calcolo di voti di maggioranza. È l’incertezza dell’occupazione, del futuro, della situazione economica, ma anche l’incertezza di tanti incerti nella scelta del lavoro, nel rischiare il presente, nell’investire ricchezze ed utili. È l’incertezza che, in fondo in fondo, ci piace predicare e portare in un vassoio mediale che produce altra incertezza e che traduce l’incerto in sdegno e rabbia di indignati incerti nei pensieri, nell’utilizzo che bisogna fare delle uova e nella scelta dei colori da imbrattamento delle grigie, di mani non incerte, opere d’arte (sperando che l’incertezza non vada oltre!).
È l’incertezza nell’educazione dei figli e in quella dei genitori, nella scelta di fede, universitaria, sportiva, sociale, relazionale, quella incertezza che se producesse interrogativi sarebbe il primo passo della ragione, ma che più spesso preferisce il non-senso, il nulla, la fuga, l’abbandono, la rassegnazione, il lamento, il giudizio, la critica e l’attendersi che siano sempre gli altri a non essere incerti!
Una cosa sola è certa! Che dall’incertezza dobbiamo uscire tutti e che nell’inverno bisogna entrarci ben attrezzati e con gli abiti pesanti del dialogo, del buon senso, della fiducia, di interrogativi in cerca di soluzioni. Tutti, proprio tutti. Ognuno con le sue piccole e grandi responsabilità. Dal tirare a campare incerto di tanti, nella raccomandazione, nella frode fiscale – si parla di scontrini, non di banche svizzere – al vivacchiare di un governo che ora, retto dal sottile filo della Costituzione, è chiamato più che mai a scegliere di rischiare una risposta “forte” alla crisi, non solo economica. Dal lamento sguaiato ai tavolini dei bar – casomai durante le ore di lavoro – alle lagne di un’opposizione chiamata ad interloquire per il bene comune e a proporsi con una alternativa valida.
Insomma le certezze le costruiamo “probabilmente” tutti!












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Non penso che questo senso di incertezza ci faccia comodo, ho la sensazione che ci sentiamo impotenti rispetto a tutto quello che sta accadendo a partire dalla situazione politica economica per non parlare della giustizia ecc… è quello che percepisco ed è quello che più mi spaventa!!