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Nessuna guerra in nome di Dio

Ad Assisi, i leader religiosi rispondono all’invito di Benedetto XVI e testimoniano la pace

Bartolomeo I, Rowan Williams, Kyai Haji Asym Muzadi, Olav Fykse Tveit. Non sono nomi elencati a caso, di evidente diversa origine, ma solo alcuni dei leader religiosi che hanno risposto all’invito di Benedetto XVI, per una Giornata di riflessione, di dialogo e preghiera per la pace e la giustizia del Mondo.

Venticinque anni dopo l’incontro voluto da Giovanni Paolo II, così, 176 esponenti di diverse tradizioni religiose non cristiane e non ebraiche, 31 delegazioni di Chiese, comunità ecclesiali e organizzazioni cristiane mondiali, si sono riuniti stamane ad Assisi per condannare con forza ogni forma di violenza e di guerra, soprattutto se condotte in nome di Dio.

Accolti dalle campane a festa di Santa Maria degli Angeli e raccolti sotto l’egida di Francesco d’Assisi, i rappresentati delle diverse religioni hanno portato le loro testimonianze di pace dopo l’invito introduttivo del cardinal Peter Kodwo Appiah Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, a rinnovare e a rafforzare «una ricerca della verità in cui ciascuno di noi s’impegna incessantemente».

«Dobbiamo opporci alla deformazione del messaggio delle religioni e dei loro simboli da parte degli autori di violenza» – ha affermato il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I. «Le sfide del nostro tempo sono tali che nessun gruppo religioso può pretendere di avere tutte le risorse pratiche di cui ha bisogno per affrontarle», ha continuato, l’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, sottolineando il motivo che li ha portati ad Assisi: «Siamo qui per levare la voce in modo che la famiglia umana possa essere più pienamente consapevole di quanta sapienza vi sia da attingere nella lotta contro la follia di un mondo ancora ossessionato da paura e sospetti». Ma anche – ha aggiunto il segretario generale della Conferenza internazionale degli studiosi islamici, Kyai Haji Asyim Muzadi – per correggere le «comprensioni errate della religione che portano a conflitti sociali tra l’umanità» e testimoniare la pace. Quella parola di quattro lettere che va costruita e «richiede – ha esortato Olav Fykse Tveit, segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese – le idee e il contributo dei giovani, portatori di cambiamento».

«La pace va costruita con i vicini» – hanno sollecitato armeni, buddisti ed induisti, insieme a Wande Abimbola, Awise Awo Agbaye (religione Yoruba), portavoce Ifa (tecnica di divinazione originaria dell’Africa occidentale), che ha portato il saluto dei popoli d’Africa e dei membri della religione yoruba nel mondo. «Alle religioni indigene venga dato lo stesso rispetto e la stessa considerazione delle altre religioni».

La pace non è un impegno delle sole religioni. «L’appello di Giovanni Paolo II, ‘Non abbiate paura’ – ha affermato a nome dei non credenti la docente bulgara, Julia Kristeva – non è indirizzato unicamente ai credenti. Esso ci spinge anche a non temere la cultura europea, ma, al contrario, a osare l’umanesimo che insegna a prenderci cura di uomini e donne. La cura amorosa per l’altro, la cura della terra, costituiscono delle esperienze interiori che creano nuove prossimità e solidarietà inattese».

«Nella storia – ha ricordato Benedetto XVI nella chiusura della mattinata – anche in nome della fede cristiana si è fatto ricorso alla violenza. Lo riconosciamo, pieni di vergogna. Ma è assolutamente chiaro che questo è stato un utilizzo abusivo della fede cristiana». Alla violenza “motivata religiosamente”, il Papa ha poi affiancato le conseguenze dell’assenza di Dio, della sua negazione. «Il ‘no’ a Dio – ha evidenziato – ha prodotto crudeltà e una violenza senza misura, che è stata possibile solo perché l’uomo non riconosceva più alcuna norma e alcun giudice al di sopra di sé».

About Simone Chiappetta (424 Articles)
Direttore responsabile del notiziario online "Laporzione.it" e responsabile dell'Ufficio per le Comunicazioni Sociali dell'Arcidiocesi di Pescara-Penne. Laureato in Scienze della Comunicazione sociale e specializzato in Giornalismo ed Editoria continua la ricerca nell'ambito delle comunicazioni sociali. Ha collaborato con quotidiani di cronaca locale e ha coordinato negli ultimi anni la pagina diocesana di Avvenire.
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