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Le dimissioni e la “tattica” del consenso

Tempi di crisi, di cambiamento, di sogni e l’esigenza di più fatti e meno parole

Italia, si svolta? Sembra essere questa la domanda di tanti all’annuncio delle dimissioni del Presidente del Consiglio. Un interrogativo con un “sì” certo, per tanti appassionati più dall’emozione opposizionale dei gruppi che dai processi politici; una risposta, aperta a mille ipotesi, per chi, prudente, si interessa,  a prescindere dallo schierarsi pedissequamente per un partito o per l’altro, degli sviluppi governativi italiani.

Certamente si svolta nell’ambito parlamentare: la scelta di Berlusconi, dopo quel “308” della Camera, è senza dubbio il “martirio” dovuto per cercare consensi. Già nei dibattiti politici di stanotte, dai toni – come mai negli ultimi anni – addolciti, è stata chiara la volontà di risolvere i rapporti tra Italia e Europa con la disponibilità a trattare la legge di stabilità, postilla “condizionante” del ritiro del Premier. Insomma, o per la determinazione gioiosa di mandare a casa Berlusconi, o per il meno probabile interesse per il bene del Paese, qualcosa è già cambiato e il “merito” sembra essere proprio del tanto odiato Silvio, da ieri senza più l’onta dei sorrisi franco-tedeschi o dell’immatura immoralità, ma capace di “scelte responsabili”, così dicono, col volto imbronciato, tutti, sinistra, centro edestra.

Cambierà, di conseguenza, ci si augura, l’opposizione, chiamata oggi ad atteggiamenti costruttivi e alla “proposta”. Distruggere è stato semplice, le opportunità sono state talvolta offerte su un vassoio d’argento, talvolta accentuate dall’arroganza di chi è dall’altra parte, ma ora non si accettano più scuse, bisogna costruire, candidarsi e non è detto che il tempo per preparare una campagna elettorale propositiva e trovare finalmente il leader che tutti rappresenti sia a favore della sinistra.

Cambieranno sicuramente i media e i dibattiti televisivi, non per scelta, ma per conseguenza, perché non avranno più materiale “scottante” da commentare; non avranno più foto di modelle o audio di “battute” inopportune. Chissà che, forse, si comincerà a parlare di politica.

Cambierà il governo, o con un nuovo, o con uno di transizione “salvagente” ed insieme cambieranno i mercati, ma la paura è che per gli italiani, tra bollette, tasse e mutui, non cambi poi molto, se non il vedersi spartire fette di potere nei passaggi di casacca, nelle pugnalate dei voltagabbana, nei movimenti certi delle prossime settimane di gemellaggi e di alleanze tra schieramenti.

Insomma, cambierà tutto e potrebbe non cambiare nulla. Resta sicuramente il sogno degli italiani che dalla crisi (cambiamento) si esca rinnovati, maturi e con il senso del bene comune, da non confondere con il bene proprio, evidenziato più dai fatti che dalle parole.

 

About Simone Chiappetta (427 Articles)
Direttore responsabile del notiziario online "Laporzione.it" e responsabile dell'Ufficio per le Comunicazioni Sociali dell'Arcidiocesi di Pescara-Penne. Laureato in Scienze della Comunicazione sociale e specializzato in Giornalismo ed Editoria continua la ricerca nell'ambito delle comunicazioni sociali. Ha collaborato con quotidiani di cronaca locale e ha coordinato negli ultimi anni la pagina diocesana di Avvenire.
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1 Comment on Le dimissioni e la “tattica” del consenso

  1. “Un abate trafficone”, ecco la soluzione? Non oggi, però…

    “Onnipotente che prediligi l’Italia, che concedi a lei immortali figli, che dall’eterna Roma per i tuoi vicari governi gli spiriti, deh! Dona altresì ad essa, benignissimo, la conoscenza dei suoi alti destini, unica cosa che ignora: rendila avida di liberi voti e di amore, di cui è degna più che di tributi e di spavento: fa che in se stessa ella trovi felicità e riposo, e in tutto il mondo un nome non feroce, ma mansueto.” (A. Rosmini)

    Senza essere un “paragnosta”, ma semplicemente un profeta, il suo “Cinque piaghe” già aveva rilevato dei temi attualissimi.

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