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Il “costoso” palco dell’egocentrismo

Il molleggiato fonde gli ammortizzatori sul palco di Sanremo e lo usa, nonostante il cache, per i propri vaneggi. Al Festival, la musica non è più protagonista

“Sanremo, il festival della canzone italiana”. Sono andato a rileggermi il titolo, questa mattina, della 62° edizione della competizione musicale più famosa d’Italia, per cercare il senso della prima serata ligure. E sì, perché, in realtà, i 14 artisti in gara sembrano non essere mai passati sul palco dei “fiori”, lasciando spazio all’infinito – nel senso non teologico, ma di interminabile – “spettacolo” del tanto atteso, e già criticato per il milionario cachet, Celentano.

Ho usato la parola “spettacolo” che per definizione, quale «manifestazione artistica e ricreativa presentata ad un pubblico», non mi sembrava adeguata alla performance del cantante “smolleggiato” (che tanto ha parlato e male ha cantato), perché spulciando il dizionario alla seconda voce, quella non strettamente legata all’ambiente televisivo e teatrale, recita «vista capace di suscitare notevoli impressioni emotive o reazioni d’ilarità, di orrore, o di disgusto».

La definizione del Devoto-Oli mi ha subito rimandato alle foto scioccanti di tanti davanti le case di Cogne o di Avetrana, così come alle folle interminabili dei curiosi di “incidenti”, insieme a quel senso di nausea manifestata sui social network immediatamente dopo le prime parole dell’ex ragazzo della via Gluck e all’unisono perché, forse, per la prima volta ha trovato d’accordo esponenti e militanti di sinistra e di destra – almeno questo pregio bisogna riconoscerlo, e non è certamente poco.

Orrore e disgusto saranno state le scelte di marketing dell’Adriano nazionale (fino a ieri), per rispondere alla macabra abitudine popolare, ma la sensazione è che il protagonista, questa volta, abbia fuso gli ammortizzatori, e più che un monologo, tra l’altro spalleggiato da “improvvisati” attori e presentatori, abbia messo in scena un delirio condito di rabbia. Senza dubbio non era comicità, tantomeno satira, non era un discorso intelligente – vista la superficialità con cui si è affrontato tutto e niente. Non era un sermone teologico. A qualche prete sentire nominare Dio in prima serata avrà fatto piacere, lo avrà trovato provocatorio e catechetico, ma l’evangelizzazione non è una predica critica e a tratti banale – non sto a questionare sul concetto di infinito affrontato con l’immagine più dantesca, o da Testimone di Geova, ha postato subito qualcuno, del paradiso. Quel lungo e agitato dialogo, in realtà, è stata una occasione per fare gli affari propri e per rispondere alle critiche – tra l’altro non così esagerate – di Avvenire, Famiglia Cristiana e di Aldo Grasso, in questo caso non era conveniente colpire tutta la redazione – così come per pubblicizzare don Gallo, che non ho mai sentito parlare di paradiso – e i suoi libri e qualche impresa di amplificazione di Chiese.

Non voglio dire che Celentano abbia detto solo baggianate, forse è anche giusto lasciarci interrogare da alcune critiche. Ma ha senza dubbio sbagliato il modo e l’occasione, perché, saprà bene, che esistono altre forme per difendere i propri interessi: se i giudizi a suo riguardo fossero stati falsi ed offensivi avrebbe potuto denunciare le redazioni con l’aiuto di costosi avvocati, così come avrebbe potuto sostenere il presbitero di Genova con una ancora più costosa campagna pubblicitaria. È, dunque, troppo facile essere pagati – e non voglio dire con i soldi del canone, visti i tantissimi messaggi promozionali che hanno intervallato la serata – per utilizzare il palco solo ed unicamente per i propri farnetichi e vaneggi.

Ribadendo che la retorica, attraverso similitudini e parabole, metafore e chiasmi erano le forme originali dell’annuncio cristiano e che i giornali cattolici, di conseguenza, non per forza debbano usare le stesse forme medievali di “omelia” consigliati dalla discussa star della serata di Rai 1, resta tristemente un fatto: a Sanremo la musica è sempre meno protagonista.

 

About Simone Chiappetta (466 Articles)
Direttore responsabile del notiziario online "Laporzione.it" e responsabile dell'Ufficio per le Comunicazioni Sociali dell'Arcidiocesi di Pescara-Penne. Laureato in Scienze della Comunicazione sociale e specializzato in Giornalismo ed Editoria continua la ricerca nell'ambito delle comunicazioni sociali. Ha collaborato con quotidiani di cronaca locale e ha coordinato negli ultimi anni la pagina diocesana di Avvenire.
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1 Comment on Il “costoso” palco dell’egocentrismo

  1. Tiziana // 16 Febbraio 2012 a 15:24 //

    “forse è anche giusto lasciarci interrogare da alcune critiche.”
    per me toglierei “forse” e “alcune”.
    Celentano è cantante, ma prima ancora un uomo.
    Tanti parlano, scrivono, … sono sponsorizzati, super sponsorizzati, super pagati.
    Alla prima edizione del festival “… “fiori x te”…” …
    un piccolo mazzo di fiori oggi costa €20,00 … quanti fiori muoiono per addobbi!!!
    tutti vogliono “cantare”, nessuno vuole rinunciare, …
    la povertà aumenta e la mia musica è: chi sono io, per te politico, per te cristiano?

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