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La libertà religiosa resta un miraggio

Dal 2003 al 2010, secondo l’Onu, gli attacchi terroristici contro i cristiani sono aumentati del 309%

Un'insegnante di religione in aula

La libertà religiosa nel mondo peggiora sempre più. Lo ha confermato la scorso fine settimana a Ginevra monsignor Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso la sede Onu della città svizzera, presenziando all’ultima sessione del Consiglio per i diritti umani. Secondo monsignor Tomasi sono circa 2 miliardi e 200 milioni i credenti che subiscono delle restrizioni.

Inoltre, dal 2003 al 2010, sono aumentati del 309% gli attacchi terroristici compiuti a danno dei cristiani presenti in Africa, Medio Oriente e Asia, mentre in Occidente vige una cultura che tende ad emarginare sempre più chi crede in Cristo: «L’attenzione che viene data dai mezzi di comunicazione – ha spiegato l’arcivescovo intervistato da Radio Vaticana – si concentra soprattutto sui casi eclatanti che toccano minoranze cristiane o altre minoranze religiose nei Paesi in via di sviluppo perché in queste situazioni la violenza è visibile, drammatica e crea sensazionalismo».

Mons. Silvano Maria Tomasi

Eppure anche in Occidente, nel mondo sviluppato, è facilmente riscontrabile una tendenza legata alla privatizzazione della religione e al rigetto culturale e, spesso, anche un’ostilità mostrata in risposta all’esercizio del proprio diritto alla libertà di fede e, infine, nel momento in cui la religione entra nell’arena pubblica, non si accetta facilmente o anzi si rifiuta che le convinzioni religiose possano avere voce in capitolo in questa sfera: «Per superare la tendenza – ha considerato il presule – a emarginare il cristianesimo nella vita pubblica in Occidente il primo passo è puntare l’attenzione sulle modalità quotidiane di convivenza che devono essere improntate a un rispetto reciproco e alla capacità di accettarsi nelle differenze che esistono».

In seconda battuta, per l’altro prelato, è determinante anche il ruolo svolto dai mass media, i quali sono chiamati ad informare in maniera corretta ed equilibrata su tutti i gruppi di cui è composta la nostra società, in caso contrario l’assenza di informazione e di educazione rischierebbe di agevolare la manipolazione della gente. Ma non solo: «Dobbiamo anche lavorare – ha sottolineato l’osservatore della Santa Sede – per una più grande giustizia sociale perché solo evitando l’estrema povertà, aiutando lo sviluppo, facendo in modo che tutte le persone possano partecipare nella gestione della vita pubblica, creiamo l’ambiente giusto per la libertà di religione».

Al termine, l’arcivescovo ha voluto ricordare la figura del ministro cattolico pakistano Shahbaz Batti, ucciso un anno fa con tutta probabilità da estremisti che volevano difendere la legge sulla blasfemia: «Sarebbe veramente una cosa giusta per il bene comune – ha concluso monsignor Silvano Maria Tomasi – eliminare questo tipo di legislazione e, invece, affrontare il problema della convivenza, garantendo a ogni cittadino il diritto fondamentale e inalienabile alla libertà di pensiero, di coscienza, di religione e di pratica religiosa».

About Davide De Amicis (2489 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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