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Gli italiani riscoprono i valori

Nell’analisi del Censis colpisce il riavvicinamento degli italiani alla fede: l’81% si dice orientato al trascendente

Si dice che “una volta toccato il fondo non si può che risalire”, una massima che fotografa perfettamente lo stato d’animo degli italiani che da un lato sperimentano il “disastro antropologico”, contraddistinto da una crescita dell’aggressività minuta e diffusa nonché dall’aumento delle grandi patologie individuali come droghe, suicidio, depressione e anoressia, così come la mancanza di senso del futuro e di trascendenza ed il conseguente rifugio nei surrogati, quali esoterismo e new age, fino all’estinzione del desiderio.

Giuseppe De Rita, presidente Censis

Eppure, a fronte di tutto ciò, riscoprono valori tradizionali, come la famiglia, il gusto per la qualità della vita, la tradizione religiosa, l’amore per il bello, la moralità, l’onestà, il rispetto per gli altri e la solidarietà. Tutto questo è emerso dalla ricerca del Censis, presentata ieri a Roma, sul tema “I valori degli italiani. Dall’individualismo alla scoperta delle relazioni”. Con l’occasione, per commentare la ricerca, sono intervenuti il fondatore e presidente del Censis, Giuseppe De Rita, il presidente del Comitato dei garanti per le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, Giuliano Amato, e Paolo Peluffo, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

Dunque, secondo l’istituto di ricerca, gli italiani ne hanno abbastanza delle forme più estreme e sregolate di individualismo e trasgressione e la maggior parte di loro vorrebbe, così, misure più restrittive in materia di droghe, guida pericolosa, prostituzione, alcol, fumo e obesità. Scorrendo i dati più attentamente, tra l’altro, se ne riscontrano alcuni curiosi come ad esempio il ritorno del padre come “modello”, a cui ci si ispira nel 22% dei casi, mentre la madre è ferma al 12,9%. Altro tema delicato è quello della trascendenza il quale, nonostante il suo indebolimento, appare uno degli aspetti centrali di questo ritorno ai valori da parte degli italiani.

Per trovarne conferma basta paragonare il contesto religioso degli anni ’80, quando il 45,1% degli italiani si professava credente riconoscendosi in un credo organizzato, a quello attuale che vede riconoscersi nel medesimo status il 65,6% del campione. Un dato, quest’ultimo, assolutamente paradossale vista l’apparente diminuzione del senso spirituale della trascendenza, intesa come “vivere orientati all’aldilà”, che stride con il significativo incremento di quanti dichiarano comunque di credere in una sfera trascendente. A questo 65,6% di credenti, bisogna poi aggiungere anche il 15,6% di persone che, pur non essendone convinte pienamente, credono che in fondo ci sia qualcuno o qualcosa al di là della realtà materiale, portando la percentuale totale di quanti hanno un orientamento trascendente ad oltre l’81% .

Gli italiani tornano a credere

Sempre restando nella sfera religiosa o comunque spirituale, tra i valori che accomunano gli italiani, la tradizione religiosa rappresenta il 21,5% posizionandosi al terzo posto dopo il senso della vita che prevale su tutti con il 65,4% delle preferenze ed il gusto per la qualità della vita che si ferma al 25%. Tra le attese degli italiani, è quindi importante sottolineare la “riscoperta della prossimità”, con il 50% degli italiani che definisce “belli” i comportamenti fra persone che non si conoscono, ovvero coloro che si incontrano quotidianamente per strada, nei negozi e sugli autobus: «È la forza di coesione – si legge nel Rapporto – che nasce nel riconoscere l’altro, nel cercare la solidarietà dell’altro. Si tratta di una moltitudine silenziosa di belle persone, la forza che muove il Paese: una fiducia reciproca di cui nessuno parla, fatta di piccole gesti quotidiani e minuti, di piccole gentilezze, ma anche di controllo sociale, di attenzione, di vigilanza».

Quello descritto dal Censis è uno scenario che descriverebbe un processo embrionale, un desiderio di uscire da sé per andare verso gli altri, peccato che questa conquista sia ancora ad appannaggio di una cerchia ristretta di “prossimi”, mentre la collettività nazionale resta ancora esclusa dai sentimenti di fiducia e di responsabilità reciproca. Insomma, parlando in termini etici, gli italiani non si fidano degli italiani.

About Davide De Amicis (2489 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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