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Santi sotto sfratto

Sull’opportunità e l’esigenza di restituire i santi al calendario

È affermazione ovvia che questa nostra era della digitalizzazione stia modificando radicalmente le nostre abitudini. Alcuni cambiamenti poi sono così apparentemente naturali ed innocui che a stento riusciamo a notarli, figurarsi valutarne l’entità. Non è poi così evidente né così grave che dalle nostre abitazioni e dai nostri uffici stiano lentamente scomparendo i vecchi e ingombranti calendari cartacei, sostituiti da assai più agili e funzionali agendine e organizers (magari da scaricare come applicazione sul palmare). In fondo, a questo serve il calendario: a organizzare gli appuntamenti e a scandire le giornate lavorative, fino almeno alle prossime ferie (o forse no?). In alternativa assistiamo al proliferare di calendari personalizzati, nei quali ciascuno inserisce le proprie foto, le frasi preferite, i pensieri più profondi o scherzosi, ed ha buona cura di evidenziare le date importanti, quelle che è bene tenere (e far tenere) a mente (compleanni, anniversari, ricorrenze). Piccole macchie di colore in uno scheletro di giorni, settimane e mesi, riquadri tutti uguali, uniformi, malinconicamente vuoti o caoticamente impegnati, in cui scompaiono i Natali, le Pasque, le feste mariane e quelle patronali, e a volte diventa difficile persino distinguere tra giorni feriali e festivi, come se ogni giorno fosse l’esatta riproposizione del precedente e la perfetta anticipazione del successivo.

Persino nei calendari cristiani, dove pure la festa è ancora riconoscibile dal colore rosso, è spesso ridotta all’osso la lista di santi e beati di cui ricorre la memoria. E pensare che un tempo proprio a questo servivano i calendari: a indicare ai fedeli quali martiri, confessori, asceti, monaci, vescovi, vergini, sovrani illuminati o vedove, fossero morti alla vita terrena e nati alla vita celeste in una data (il giorno del «transito» o dies natalis, perché vede la nascita alla nuova ed eterna vita) che meritava di essere ricordata e celebrata. In quel giorno i cristiani dei primi secoli erano soliti incontrarsi nel luogo in cui il santo (la maggior parte delle volte un martire) aveva reso la sua ultima e più nobile testimonianza, o più spesso nel luogo in cui erano conservati i suoi resti mortali (le reliquiae). In quei luoghi nascevano altari, poi edifici (martyria), che a volte si sono sviluppati in dimensioni e splendore (si pensi alla lunga evoluzione della Basilica di san Pietro in Vaticano), nei quali le comunità locali si incontravano, celebravano la sinassi eucaristica, e magari ascoltavano le storie di quei santi uomini e donne (raccontate in documenti, lettere, Atti e Passioni), traendone giovamento personale e comunitario.

Uno dei più antichi documenti attestanti il culto di martiri locali è il Martirio di Policarpo (metà del III secolo). Gli autori della lettera, oltre a riferire dettagliatamente circa la recente passione e morte del vescovo, raccontano l’iniziativa presa dalla comunità di Smirne immediatamente dopo quei fatti gloriosi: i fedeli raccolsero le ossa di Policarpo, «più preziose di oro e gemme», e le riposero «in un posto più conveniente»; «qui, finché sarà possibile, riunendoci nella serenità e nella gioia, il Signore ci concederà di celebrare il giorno natalizio del martire [il dies natalis], per il ricordo di quelli che hanno combattuto prima e ad esercizio e incoraggiamento di quelli che lo faranno in futuro» (Mart. Pol. 18,3).

È estremamente interessante questa prima testimonianza di un culto martiriale di carattere locale, praticato nel giorno natalizio del martire, nel luogo in cui sono conservate le sue reliquie, e con una duplice funzione: liturgico-commemorativa da una parte, formativa dall’altra. In tempo di persecuzioni, ricordare chi aveva già combattuto e vinto con Cristo offriva un modello e un incoraggiamento a tutti quelli che con molta probabilità sarebbero stati chiamati a farlo in futuro. Con questo spirito le diverse comunità iniziarono a venerare i propri martiri e, man mano che il loro numero cresceva, cominciò a rivelarsi utile segnare sui calendari locali le cosiddette «coordinate agiografiche»: il nome del santo, la data della morte e il luogo della sepoltura offrivano le informazioni fondamentali ai fini del culto. Man mano che i culti valicavano i confini locali e si diffondevano in aree sempre più vaste, i calendari si arricchivano di agionomi e accoglievano santi di varia provenienza geografica, superando essi stessi la loro dimensione locale, fino a diventare universali.

Oggi il calendario cristiano è ricco di santi di ogni tempo e luogo, uomini e donne speciali, testimoni coraggiosi e fedeli, toccati dalla grazia mentre erano nel mondo ed esaltati nella gloria dopo averlo lasciato. Trasmetterne e celebrarne il ricordo continua ad avere, come ai tempi di Policarpo, un fine  celebrativo ed edificante. Nei santi non cerchiamo l’eccezionalità dei gesti, ma riconosciamo in trasparenza l’immagine di Dio, del Suo amore concretamente e visibilmente operante.

Per questa ragione io credo sia importante, e in definitiva irrinunciabile, reinserirli nei nostri calendari. La loro assenza impoverisce in modo sostanziale la nostra memoria collettiva, memoria di un popolo che crede e che riconosce i segni della presenza di Dio tra gli uomini. La loro presenza, al contrario, educa, infonde speranza e proietta verso quell’eterna beatitudine, che essi già sperimentano e noi con fede attendiamo. Basta la loro presenza a dimostrarci che le giornate non sono tutte uguali e frastornanti, un numero fisso di ore da pianificare e organizzare, ma un tempo di grazia, un dono speciale da investire al meglio e santificare, anche con il loro aiuto.

About Sabrina Antonella Robbe (68 Articles)
Laureata in Filologia e Letterature del Mondo Antico, è Dottore di Ricerca in Studi Filologico-Letterari Classici (Università di Chieti). I suoi interessi spaziano dal mondo classico a quello cristiano medievale, con particolare attenzione alla storia e letteratura del cristianesimo tardo-antico e all’agiografia.
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37 Comments on Santi sotto sfratto

  1. Un link interessante per eliminare il “pallido” dalle nostre agende elettroniche, che giustamente riempiamo come ci pare! 😉
    Grazie al creatore del file ical
    http://johnromanodorazio.blogspot.it/2011/03/finalmente-il-calendario-liturgico-di.html

  2. giuliana z. // 27 marzo 2012 a 13:23 //

    che bell’articolo! io quando vedo un calendario senza martirologio mi sento male…. ho come la sensazione che i giorni siano tutti uguali, pallidi.

  3. Elena // 26 marzo 2012 a 14:22 //

    Interessante la riflessione sul calendario, perché ci spinge a riflettere sul valore del giorno, un valore che ancor prima che significato cristiano aveva anche importanza in età pagana. Oggi usiamo agendine elettroniche impersonali in sostituzione dei vecchi calendari e oggi quando auguriamo “buona giornata” pronunciamo le lettere in modo automatico, a volte forse dimenticando il significato di quell’augurio.

    Comunque grazie per questo contributo, sarebbe bello anche leggere qualcosa di semplice su come e perché si veniva ufficialmente ritenuti santi (canonizzazione).

    Auguri a tutti di una buona lettura e giornata!

  4. Parlare Cattolico // 25 marzo 2012 a 19:49 //

    L’umanizzazione e la laicizzazione della società ormai secolarizzata porta questi frutti amari.

    Ave Maria

    • Lei crede che “umanizzazione” e “laicizzazione” siano sinonimi? O, se no, in che cosa differiscono?
      Mi creda, prendo molto sul serio la sua posizione, vorrei capirla meglio.

      • Parlare Cattolico // 26 marzo 2012 a 10:36 //

        Buongiorno, non sono sinonimi, sono le malattie che stanno distruggendo internamente la Santa Casa di Dio, sono come la zizzania nel campo di grano. L’umanizzazione perchè umanizzare ciò che è Divino ciò che ci è stato donato da Dio Padre attraverso il Sangue di Cristo vuol dire mettere al centro l’uomo quindi la creatura e non il creatore Dio che ci ha donato la Salvezza, la laicità che in qualche modo deriva dal progetto di umanizzazione della civiltà in quanto mette sullo stesso piano la Verità e la menzogna, il magistero Eterno che lo Spirito Santo infonde in ogni secolo ci mettono in guardia da questi errori Moderni.Ave Maria

        • Grazie d’aver risposto. Penso d’aver compreso ciò che intende, ma sono pure persuaso che un buon chiarimento dei termini che usiamo non può che far del bene alla fede, alla Chiesa e al mondo stesso in cui – senza appartenergli – comunque ci troviamo ad essere, come grano nel campo (dice il Signore nella stessa parabola da lei evocata).
          Dapprima riparto da quello che ha scritto lei: il Sangue di Cristo, che giustamente lei dice essere il dono di Dio Padre (e lo dice seguendo l’insegnamento del Maestro), non è un sangue umano? Nella solennità dell’Annunciazione del Signore, che ricorre proprio oggi, non si celebra il fatto che sia stato Dio stesso a mettere al centro dell’universo un uomo – che è il suo Figlio eterno e unigenito? Dio sembra anzi aver deciso di ricapitolare in quell’uomo «tutte le cose» (Ef 1,10). Forse allora la domanda non sarà tanto “se tenere l’uomo al centro”, ma piuttosto “quale uomo tenere al centro”, perché in Cristo (dono di Dio) ci è dato precisamente il prototipo dell’uomo che non è più in guerra con Dio, che non deve neanche essere pensato in contrapposizione a Dio.
          Cristo è la garanzia e il fondamento dell’unico umanesimo che non è destinato a produrre i frutti che lei lamenta; è tuttavia un umanesimo, e gli spiritualismi hanno causato nella storia danni non dissimili da quelli prodotti da cattivi umanesimi (pensiamo soltanto che l’umanesimo tarlato del marxismo deriva dallo spiritualismo idealistico).
          Potrebbe inoltre aver più ragione di quanto non creda, dicendo che «la laicità […] in qualche modo deriva dal progetto di umanizzazione». Gesù, però, il sommo sacerdote della Nuova Alleanza (Eb 4,14-5,10), non nacque laico? O nacque levita? La laicità di Cristo – la laicità del sommo sacerdote! – è il prezzo per il quale tutta la vita del cristiano può essere giustamente considerata una liturgia.
          Non ci è dato di rifiutare l’uomo, se vogliamo accogliere Cristo: resta da vedere quale uomo accogliere. Certo, mettere sullo stesso piano verità e menzogna è la via della perdizione sicura, ma stroncare il legittimo e necessario ricorso a una prospettiva umanistica in nome della purezza dello spirito è una follia. Mi spiego: lei parla di un «magistero eterno che lo Spirito Santo infonde in ogni secolo». Glie lo dico da appassionato studioso del Magistero: è verissimo che il Magistero è guidato dallo Spirito, come pure che lo Spirito ne provvede la Chiesa in ogni secolo, ma è tremendamente falso pretendere che il Magistero sia eterno. Guardi, l’ultimo libro della Bibbia implica che lo stesso Vangelo (intendo i quattro Santi Vangeli canonici) non è eterno, dal momento che la proclamazione del Vangelo eterno è un evento escatologico (Ap 14,6).
          Proprio per amore al Magistero, però – che è un santissimo ministero ecclesiale mediante il quale il Signore provvidente assiste la storia e il mondo – voglio invitarla a riflettere sulla sesta proposizione del Sillabo del beato Pio IX (8 dicembre 1864 – di lui nessuno dirà che è un modernista, spero!). Lì si condanna proprio una posizione uguale e contraria a quella da lei espressa: «La fede in cristo è in contraddizione con la ragione umana; e la rivelazione divina non solo non giova a nulla, ma è anche nociva per la perfezione dell’uomo».
          Perché?

          • Parlare Cattolico // 26 marzo 2012 a 15:12 //

            Bisogna sempre tener conto della duplice ed inseparabile dualità di Cristo, Vero Dio e Vero Uomo, quindi l’Umanita del Messia è legata alla sua Divinità, certo come nn essere d’accordo con ciò che il sillabo condanna, infatti la mia posizione nn ha nulla a che vedere con quella citata, l’umanizzazzione non si intende rendere la Chiesa solamente umana nascondendo la sua natura Divina, significa rimettere al Centro Cristo come nostro ed Unico Re, se si tornerà alla concezione Cristocentrica del Cattolicesimo allora cambierà anche la visione laica della Società, una società laica suppone un estromissione del Re da ogni apparato

          • Parlare Cattolico // 26 marzo 2012 a 15:15 //

            umano, Cristo ci fa capire il vero senso di ciò di ciò che dovrebbe essere la vera Società un tutt’uno con la Verità quando gli dicono se bisognava pagare i tributi a Cesare e Lui rispose date a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio, in questo Cristo ci fa capire che ognuno deve rendere conto al proprio governante per quanto riguarda la legge ma tutto anche la legge deve essere soggetta a Dio che è il Creatore.

          • Perfetto, allora siamo d’accordo, in quanto «l’estromissione del Re da ogni apparato umano» non lo rende “umanizzato” (chi lo direbbe?), ma precisamente “disumano”. Cristocentrismo? Sì, sono d’accordo, perché «per Cristo, con Cristo e in Cristo» conosciamo il Dio vero (e ne siamo divinizzati) e conosciamo l’uomo vero (e ne siamo umanizzati).

          • Parlare Cattolico // 26 marzo 2012 a 15:36 //

            Il pericolo di usare le parole Umanizzazione sta in ciò che ho letto sull’Intervento di Enzo Bianchi, e mi dispiace la sua visione solamente umana di Cristo. Una visione anche distorta dalla sua esperienza comunitaria con i protestanti.
            Ave Maria

          • Mi creda, la capisco molto bene: le posizioni di Bianchi non sono magistero, e nessuno di noi è tenuto a prestar loro l’assenso dell’intelletto e della volontà. Personalmente, tra l’altro, non condivido diversi punti, ma a noi sta eventualmente l’esprimere il legittimo dissenso con argomentazioni pacate e ordinate: leggo sempre più frequentemente, invece, dichiarazioni acri e mutue scomuniche, come se si fosse tutti ispettori pontificî.
            Non di rado nel respingere frettolosamente un errore si cade in quello opposto.
            Preghiamo per la grazia del discernimento e della santa prudenza.

          • Parlare Cattolico // 26 marzo 2012 a 16:04 //

            Chi usa toni sbagliati nel contestare, sicuramente sbaglia a quel punto meglio tacere, però sa averlo chiamato a parlare un una Diocesi come quella Pescarese da la sensazione di un tacito avallo alle sue posizioni. La battaglia è la Salvezza e tutto ciò che potrebbe portare alla dannazione va corretto o evitato, come dice Gesù meglio entrare senza un occhio nel Regno dei Cieli, che rimanere con entrambi gli occhi e andare all’Inferno.

            Ave Maria.

          • Questo è senz’altro vero, ma da quel che ho letto di Bianchi non mi sentirei affatto in grado di asserire una cristologia vuota di divinità, in lui: al contrario, credo che chiunque debba riconoscere nelle sue parole (non quelle della conferenza, dove evidentemente ha parlato d’altro) una spiritualità fortemente intrisa di antichi e solidi temi d’ascesi monastica, da Evagrio Pontico a Giovanni Cassiano e poi ancora Benedetto, Bruno il Certosino, l’autore dell’Imitazione di Cristo (per la quale ha pure curato un’edizione!)…
            Se le cose stessero davvero come si legge qua e là in rete ci si sarebbe dovuti aspettare un intervento deciso da molto più in alto che dalla Curia di Pescara.

          • Parlare Cattolico // 26 marzo 2012 a 16:25 //

            Ricordiamo ai Fratelli che la sua comunità ecumenica, non ha il riconoscimento pontificio ed all’inizio ebbe anche l’interdetto del Vescovo poi tutto finì all’Italiana, io preferisco di gran lunga leggere ed ascoltare libri di Spiritualità di Santi e Dottori della Chiesa e di teologi che sono in Obbedienza al Papa ed al Magistero.

            Affidiamoci di meno agli uomini e chiediamo l’intercessione della Vergine Maria Lei ci porterà dal suo Amato Figlio senza errare.

            PAX

          • Col preferire la Vergine Maria agli uomini intende, per l’esattezza, che la stessa non sarebbe un uomo (maschio) – cosa peraltro ovvia – o che non sarebbe un essere umano?
            Nel primo caso, le chiederei se potesse forse rassicurarla una commissione pontificia tutta rosa; nel secondo caso, la inviterei a vigilare molto di più su quella che sembra ritener essere una fede adamantina (la sua). Si ricordi che la Vergine Maria – che tanto deferentemente invoca ogni volta che si firma – fu affidata dal Figlio di Dio agli uomini, nel discepolo amato, e che la stessa ha sempre osservato una condotta tale, durante le sue apparizioni, da chiedere anzitutto il rispetto delle gerarchie ecclesiastiche. Quando Von Balthasar parlava di principio petrino e principio mariano della Chiesa non intendeva certamente opporre l’uno all’altro. Mi complimento vivamente per le sue letture: sono quelle che prediligo anch’io e che consiglio a chiunque mi chiede. Per questo chiedo per lei e per me la grazia di non compiacerci mai delle raffinatezze con cui ci è dato di nutrire il nostro intelletto e il nostro spirito, perché «vere alta verba non faciunt sanctum et iustum, sed virtuosa vita efficit Deo carum». Nel frattempo, la prego d’implorare per me e per lei la grazia di saper mettere mano alla Vigna del Signore a cominciare da quei piccoli tralcî che sono le nostre vite da convertire – le sole su cui abbiamo un qualche potere e una responsabilità decisiva. Studiamo, insegniamo, chiediamo la grazia di una vera e profonda conversione.
            E la pace sia con lei.

          • Parlare Cattolico // 26 marzo 2012 a 17:39 //

            Quando parlo di uomini intendo coloro che vivono e si basano solo sull’intelletto comunque fondano loro stessi sulla loro personalità, Dio ci scampi nell’inciampare in pensieri teologici alla Hans Küng, Von Balthasar ed affini, il loro pensiero non è il sale della Fede ma altro.

            Ave Maria

          • grazie mille di queste delucidazioni, erano precisamente ciò che intendevo ottenere…

          • Parlare Cattolico // 26 marzo 2012 a 20:22 //

            cioè????? non capisco….

          • a che titolo ritiene che questo link non sia fuori luogo? Chi ha mai fatto l’apologia dello Svizzero? D’altronde, la cittadinanza è quasi l’unica cosa che ha in comune con Von Balthasar, che lei sembra conoscere sì e no per sentito dire, o non l’avrebbe messo sullo stesso piano un quasi-scomunicato e uno che fu eletto cardinale. Guardi, non tutte le cose di Von Balthasar che ho letto mi trovano d’accordo, e alcune le ho anche contestate, ma non mi permetterei mai di liquidarlo con la leggerezza che ostenta lei. Se l’avesse letto, probabilmente anche lei avrebbe un po’ di spavalderia in meno.

          • Parlare Cattolico // 3 aprile 2012 a 16:53 //

            Mi è bastato questo Video che consiglio a tutti di vedere, anche se dura 101min, per capire chi è il presunto Teologo Von Balthasar.

            Ave Maria+

          • Conosco personalmente Ignacio Angereggen, e non l’ho mai sentito esprimersi come fa lei: ma sì, lui l’ha letto, Von Balthasar. Sulla questione dell’inferno vuoto la rimando a posizioni più equilibrate e consapevoli (o vorrà tacciare Mucci di modernismo?), ma ormai è chiaro quanto lei abbia desiderio di comprendere.
            Grazie per aver esplicitato il livello delle sue fonti… soprattutto se ancora qualcuno avesse avuto dubbî di sorta.

          • Parlare Cattolico // 3 aprile 2012 a 17:06 //

            von Balthasar nn morì cardinale poichè morì qualche giorno prima della sua nomina, l’integrità della Dottrina deve essere complessiva per tutti gli scritti che, un teologo o presunto, produce e ricordando ciò che San Pio X nella PASCENDI DOMINICI GREGIS diceva che il modernismo è la sintesi di tutte le eresie, è l’eresia più subdola poichè negli scritti dei modernisti si presenta la Fede cattolica in alcune pagine in modo integrale e nelle pagine successive si smentisce ciò che è stato detto in precedenza. Io diffido da tutti i falsi mistici che costruiscono la loro teologia da visioni ed altro.

          • Sul cardinalato di Von Balthasar mi sono espresso adeguatamente e correttamente, a differenza di lei, che ne minimizza l’elezione. L’integrità della Dottrina (così ottusamente intesa come la propone lei) non si trova neanche in Agostino e Tommaso, lo sa? Ma certo che non lo sa…
            …cominci a diffidare della sua infondata sicumera, sarebbe già un inizio.

          • Parlare Cattolico // 4 aprile 2012 a 09:38 //

            Mi spiace che lei se la prende così tanto, ma ripropongo a lei e tutti di vedere il video del Congresso dei Frati francescani dell’Immacolata in cui è intervenuto il preparatissimo Don Ignacio Andereggen.

            http://tvimmacolata.net/videoimmachome/visualizzavideo/196/inferno-vuoto-un-confronto-con-h-von-balthasar-conferenza-di-p-ignazio-andereggen.html

            Faremo bene a chiederci perchè la Chiesa si trova ad un livello così basso da 2000anni, e perchè Dio ha permesso tutto questo?

            Ave Maria+

          • Ha ragione.

            «Complevit Dominus furorem suum,
            effudit iram indignationis suae;
            et succendit ignem in Sion,
            qui devoravit fundamenta eius.

            […]
            Propter peccata prophetarum eius
            et iniquitates sacerdotum eius,
            qui effuderunt in medio eius
            sanguinem iustorum
            » (Lam 4,11.13).

          • Parlare Cattolico // 5 aprile 2012 a 20:31 //

            VI auguro una Santa Pasqua, meditiamo tutti la Santa Omelia odierna di Benedetto XVI sono parole che fanno riflettere moltissimo.

            Ave Maria+

    • Intervengo in questo interessantissimo scambio, nel quale spero di apportare un seppur minimo contributo, forse una sintesi di quanto avete già detto.
      Credo che la questione fondamentale interessi i termini del confronto: cosa è “umanizzazione” e cosa “laicizzazione”.
      Nella storia del cristianesimo ci sono stati momenti nei quali si è cercato di privilegiare in Gesù Cristo ora la natura umana ora quella divina: entrambi gli indirizzi rivelano la loro sostanziale debolezza. In Cristo è la perfetta sintesi di divinità e umanità, un’umanità vera (Vero Dio e Vero Uomo), originale (Nuovo Adamo), che riscopre il suo rapporto sincero con Dio Padre e Creatore, ripristinando una sorta di ordine originario e naturale delle cose, che si era perso a causa del peccato. L’errore consiste (come lei ben afferma) nel mettere al centro l’uomo, la creatura, e non il Creatore (tema peraltro caro ai Padri, dei quali anch’io apprezzo molto la lettura). Ma più che “umanizzazione” (che a me pare un fatto positivo e, in fin dei conti, evangelico, dato che Cristo stesso ci insegna in cosa consista la vera umanità fondata sull’amore) lo chiamerei “antropocentrismo”: a questo egocentrismo umano (che è il senso del peccato originale: pretendere di sapere cosa è bene e cosa e male, rivendicando una totale emancipazione dal creatore) andrebbe sostituita una visione cristocentrica della vita, che solo letta alla luce di Cristo acquista il suo vero valore e significato (e su questo siamo tutti perfettamente d’accordo!).
      Neppure nella “laicizzazione” vedo una così grave negatività, purché non si trasformi in “laicismo”, in quella forma di netta separazione tra ciò che è umano e ciò che è divino, che finisce per estromettere Dio dagli ambienti feriali, e rende illegittimo vivere da cristiani in luoghi e situazioni apparentemente svincolati dalla fede (lavoro, economia, politica, ecc.).
      In entrambi i casi, credo sia centrale la dialettica uomo-Dio e la posizione che l’uno acquista in relazione all’Altro. Solo alla luce di Cristo e del Vangelo possiamo vivere in pienezza la nostra identità di veri uomini e veri laici (e ricordiamo che “laicós” è “uno del popolo”, uno che non appartiene al clero, ma è cristiano convinto e vive secondo principi cristiani sempre e ovunque). E credo che su questi punti siamo tutti d’accordo!
      Grazie di questo bel confronto! Affidiamoci alla Vergine Maria, e impariamo da lei a riconoscere e ad occupare il posto che ci spetta nella creazione, posto di figli amati e discepoli che ascoltano la Parola, la accolgono e la lasciano agire.
      Un caro saluto.

      • Parlare Cattolico // 2 aprile 2012 a 16:50 //

        Estratto Mons. Livi:

        Gesù, come persona è Dio, non una creatura. La PERSONA del Verbo Incarnato ha due NATURE: quella sua propria (l’essere Dio) e quella “assunta” dell’umanità; ma la persona rimane una sola, ed è Dio. La natura umana di Cristo è creata, ma Lui, Cristo, non è una creatura. La persona è in termini metafisici, la “sostanza”, mentre la natura è l’insieme degli accidenti propri. Uno può usare il linguaggio che vuole: quello preciso della teologia o quello vago della letteratura.

      • Parlare Cattolico // 2 aprile 2012 a 16:50 //

        Ma i testi che passano per sussidi della catechesi non possono contenere espressioni e frasi che inducono all’errore sul vero significato dell’Incarnazione e della Redenzione. È un controsenso. La catechesi deve rispettare il linguaggio del dogma, perché altrimenti la fede nel mistero rivelato non c’è più . Lo diceva anche Paolo VI nell’enciclica Mysterium fidei a proposito del linguaggio con sui si deve esprimere il mistero eucaristico. Si deve parlare di “transustanziazione” e non di “transfinalizzazione” eccetera. […]

        • chiunque abbia veramente letto Mysterium fidei sa bene che le osservazioni di Paolo VI sono molto più fini di quelle che lei millanta, e i rimandi sono alla Mediator Dei (e alla Mystici Corporis): non si nega affatto la liceità del discutere intorno alla categoria di “transustanziazione” (perché anche l’aptissime del Tridentino ha un margine), ma si ribadiscono i contenuti del dogma che ogni categoria teologica deve riuscire a salvare, per essere ortodossa. Actus credendi non terminat ad enuntiabile – l’ha mai sfogliato, Tommaso? – sed ad rem!
          E poi, ammesso e non concesso che lei abbia davvero la vocazione del censore teologico, abbia la bontà di richiamarci sulle nostre mancanze, e non su quelle (presunte) di altri. Abbia la bontà di segnalare alla CDF le gravi storture che il suo occhio di falco individua: chissà che non la chiamino per valersi della sua erudita competenza!

          • Parlare Cattolico // 3 aprile 2012 a 16:57 //

            Io non faccio il Censore per nessuno di voi, solo dico che il Dott.Bianchi non ha l’autorevolezza per parlare al Popolo di Dio come un uomo di fede quale si professa, poichè la sua ortodossia ha molti punti criticabili.

            Ave Maria+

  5. Gabriele // 25 marzo 2012 a 09:22 //

    Hai ragione Sabrina, oggi il nostro calendario è molto triste e ci fa capire quanto complicato sia accettare che invece ogni giorno è diverso dall’altro. Oggi i calendari sono poveri, grigi.
    Speriamo che questo tuo articolo possa invece colorare i pensieri di chi lo legge.

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  1. Santa Settimana!

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