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Medicina e spiritualità, un connubio vitale

Sull’esempio del Venerabile monsignor Luigi Novarese, è aperto il dibattito per migliorare la Pastorale Sanitaria

Ritrovarsi e forticarsi nello spirito, pur essendo malati nel corpo, per continuare a vivere dignitosamente. Ci si è confrontati su questo, lo scorso sabato, all’interno del convegno organizzato dall’ufficio diocesano per la Pastorale Sanitaria e dal Cvs, il Centro volontari della sofferenza Abruzzo-Molise.

Monsignor Luigi Novarese

Il giornalista Mauro Anselmo

Il convegno, ospitato nell’Oasi dello Spirito di Montesilvano Colle, ha richiamato la presenza di un nutrito pubblico, sviluppando il tema “Di fronte al dolore: quale guarigione?” sull’esempio del Venerabile monsignor Luigi Novarese, fondatore della Pastorale Sanitaria moderna: «Novarese – ha ricordato il giornalista Mauro Anselmo, collaboratore de “La Stampa” e “Panorama” – è stato un grande anticipatore e innovatore rispetto ai suoi tempi, in quanto praticamente si è occupato del problema delle barriere architettoniche, negli anni ’40, quando non se ne occupava ancora nessuno. E ancora ha fondato la prima e unica casa di esercizi spirituali rivolta ai disabili e agli ammalati (la Casa “Cuore Immacolato di Maria” nella zona di Verbania, ndr)».

don Armando Aufiero, responsabile Pastorale Cvs

Una figura straordinaria, quest’ultima, che ha fatto seguire diversi interventi moderati dal diacono Giancarlo Cirillo, direttore dell’Ufficio regionale Ceam e dell’Ufficio diocesano di Pastorale Sanitaria. Contributi su temi delicati e di stretta attualità, come il confronto tra medicina e spiritualità per la proposta di un cammino di guarigione: «Quando ci si prende cura di una persona malata – ha riflettuto don Armando Aufiero, responsabile della Pastorale del Cvs – o si vive l’esperienza della sofferenza, sembra che tutto si giochi nell’ambito della guarigione che diviene la grande domanda che riaccende la voglia di vivere. Ma quando la guarigione non avviene, ecco che tra medicina e spiritualità deve riattivarsi quell’alleanza che diventa un modo di porre attenzione a tutta la persona, prendendosi cura del corpo e dello spirito. Questa è la via che la Chiesa deve percorrere, perché nella sofferenza è possibile testimoniare l’amore profondo, come ha fatto Gesù dall’alto della croce».

Il pubblico presente

A questo punto, però, diviene fondamentale il ruolo dell’operatore di Pastorale Sanitaria o comunque del sacerdote, chiamato ad accompagnare il malato in ambiente ospedaliero: «Il problema della Pastorale Sanitaria – ha sottolineato Mauro Anselmo – è quello di riuscire a trovare una capacità di dialogo con la medicina, con la cultura contemporanea, trovando anche canali utili per proporre al mondo della sanità il messaggio cristiano».

Lucia Maiolino, Cvs Abruzzo-Molise

Ma la sofferenza è vissuta quotidianamente anche dai tanti fedeli che, ogni giorno, frequentano la parrocchia aggrappandosi proprio al messaggio evangelico. Persone alle quali va proposto un messaggio pastorale mirato e meditato: «Il cammino da intraprendere – ha spiegato Lucia Maiolino, responsabile Abruzzo-Molise del Cvs – è la testimonianza di vita, soprattutto perché davanti alle persone sofferenti c’è poco da dire e molto da fare. Bisogna essere una presenza che accompagna il malato, come anche la sua famiglia, facendo gioco di squadra in parrocchia. È necessario prendere coscienza che la sofferenza non è inutile, ma come diceva Giovanni Paolo II è evangelizzatrice, santificatrice e redentrice».

Riflessioni, queste ultime, che hanno ispirato le conclusioni dell’arcivescovo di Pescara-Penne, monsignor Tommaso Valentinetti: «Alle origini della mia vocazione – ha raccontato il presule – ci sono stati incontri con molti malati, tra cui un tetraplegico che è divenuto un amico ed è venuto a mancare all’età di 75 anni. Lui, negli ultimi tempi, mi chiedeva sempre “Perché il Signore, facendomi vivere così, vuole qualcosa di più grande di quello che posso dare?”. Io gli rispondevo “La tua vita è il segno grande d’amore che hai seminato nel solco della vita di ognuno di noi”. Che la nostra storia d’amore – ha auspicato monsignor Valentinetti rivolgendosi ai presenti – sia davvero quel frutto che ci permette di lanciarci in questo mondo, che ha bisogno della testimonianza d’amore che noi possiamo dare».

About Davide De Amicis (2488 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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