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Una Pasqua “low cost” in agriturismo

Secondo Coldiretti, è questa la scelta degli italiani per passare al meglio, e contenedo i costi, le ferie pasquali

In questa Pasqua segnata dalla crisi e dal clima incerto, la scampagnata low cost vince sulla vacanza vera, facendo segnare una crescita delle presenze del 3% in agriturismo, un settore in controtendenza rispetto al calo generale fatto registrare dagli altri per queste festività pasquali. È questa la stima di Coldiretti che sottolinea la diffusa tendenza a risparmiare da parte dei vacanzieri che hanno optato per ferie brevi privilegiando destinazioni vicine a casa, anche a causa del caro benzina, preferendo soprattutto la campagna in grado di offrire una grande varietà di proposte per tutte le esigenze e budjet.

Sergio Marini, presidente Coldiretti

Così, nell’arco di questo lungo ponte, saranno oltre 200mila gli ospiti nei 20mila agriturismi italiani immuni dalla crisi, data la loro unica capacità di mantenere inalterate le tradizioni enogastronomiche per quanto, nel tempo, sia aumentata la domanda di servizi innovativi per sportivi, nostalgici, curiosi ed ambientalisti come l’equitazione, il tiro con l’arco ed il trekking mentre in quasi la metà di queste strutture non mancano attività culturali come la visita di percorsi archeologici o naturalistici.

L’obiettivo principale, comunque, resta sempre quello di gustare i sapori del territorio presso gli agriturismi dove sono più radicate le tradizioni alimentari, specie laddove è ancora possibile assaggiare autentiche specialità regionali e ricette uniche del territorio. A proposito di ciò, nei ristoranti e negli agriturismi, a Pasqua verrà servito su quasi una tavola su tre carne di agnello nelle classiche ricette al forno e ancora arrosto con le patate, al sugo o brodettato che si conferma come l’alimento più rappresentativo della tradizione.

Un gregge di pecore

Anche questo è un dato fornito da Coldiretti che ha evidenziato come a Pasqua si acquisti la maggior parte degli 1,5 chili di carne d’agnello che consuma, mediamente e annualmente, ogni italiano: «È questo un appuntamento – osserva la Coldiretti – dal quale dipende il futuro della pastorizia in Italia dov’è scomparso quasi un gregge di pecore su tre negli ultimi dieci anni e ci sono molte preoccupazioni per il futuro dei 70mila allevamenti rimasti».

Ma anche da questo punto di vista, queste ferie pasquali stanno rappresentando l’occasione per recuperare i piatti storici della transumanza, come il nostro abruzzese “agnello cacio e ova”, il molisano “agnello sotto il coppo” ed il laziale “abbacchio allo scottadito”, con l’effetto positivo di permettere la sopravvivenza di un mestiere, quello del pastore, antico e ricco di tradizione che consente la salvaguardia di razze in via d’estinzione a vantaggio della biodiversità del territorio.

L'Agnello cacio e ova

Purtroppo, però, oltre la metà della carne d’agnello venduta in questo tempo di Pasqua, probabilmente, è stata importata dai paesi dell’est all’insaputa dei consumatori e spacciata come “Made in Italy”, in quanto non è stato ancora introdotto l’obbligo di indicare l’origine in etichetta, previsto dalla legge nazionale, sostenuto da Coldiretti ed approvato all’unanimità dal Parlamento.

Per questo, l’Associazione dei coltivatori diretti invita gli utenti a rivolgersi quanto più possibile direttamente al pastore per l’acquisto della carne, oppure presso i mercati degli agricoltori aderenti a “Campagna amica”. Altrimenti conviene acquistare carne certificata come l’agnello di Sardegna Igp, l’abbacchio romano Igp, l’Agnello dell’Appennino del Centro Italia Igp o altre produzioni tipiche come l’agnello lucano, l’agnello nero toscano e l’agnello di Pomarance.

Parlando dei prezzi, poi, quelli riconosciuti dagli allevatori italiani si sono mantenuti sugli stessi livelli di quelli rilevati lo scorso anno, ovvero in media sui 4 euro al chilo per un agnello di peso compreso fra i 14 ed i 16 chili, non essendoci alcun motivo per effettuare rincari dei prezzi al consumo, che al contrario non mancano aggirandosi tra i 10 ed i 20 euro al chilo.

Tutto questo per non parlare di molte offerte stracciate, seppur di dubbia provenienza: «Se tra parenti e amici – conclude Coldiretti – non c’è più che custodisce e prepara i sapori dell’antica tradizione, un’alternativa coerente è rappresentata dagli agriturismi della campagna italiana dove secondo “Terranostra” si stimano oltre duecentomila presenze».

About Davide De Amicis (2686 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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