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L’arcobaleno della Disco

Ricordando Donna Summer, scandalosa regina della Disco

I’m a Rainbow (1980), vinta dalle polveri nanoscopiche dell’11 settembre ci ha lasciati il 17 maggio.

Così lei si percepiva negli anni ottanta, dopo il suo primo decennio di carriera dal debutto avvenuto nel 1968 con la versione tedesca del celebre musical Hair.

Tuttavia come per tutte le fiabe, la storia ha inizio molto più da lontano e bisogna dunque iniziare dal principio. Alcuni critici, tutt’altro che bacchettoni, a riguardo del suo Track di esordio del 1975, Love to Love You Baby, così si espressero: «Ora ci sono due distinti fusi orari in discoteca; uno è davanti ai primi rantoli orgasmici di Love to Love You Baby quando Donna inizia il suo assalto  sonoro con un basso sordo arricchito dagli archi sdrucciolevoli, il secondo è dopo che la sua serie di climax  ha sedotto le masse imbevute e sazie di sudore a diventare schiave d’un amore infatuato».

Qualcun altro, un po’ più sbrigativo, dichiarò: «L’età dell’innocenza disco è finita!» La verità? La storia ci aiuta a ricordare che per l’estate del 1975 non si poteva andare lontano senza sentire gli erotici gemiti di questo mini-capolavoro, che fu bandito dalla BBC e bruciato pubblicamente da tutti i predicatori evangelisti nelle terre americane. L’impatto di Donna Summer fu quello di un sisma e di indiscussa Regina della Disco, un titolo che mantenne per oltre un decennio e che rese nota nel mondo l’etichetta discografica Casablanca (che con lei divenne l’esponente principale della Dance Music).

Donna Andrea Gaines è nata il 31 dicembre 1949 ed è cresciuta a Boston come parte di una grande famiglia di cinque sorelle e un fratello. Suo padre, Andrew, fu elettricista-bidello-macellaio nei diversi momenti della sua vita, sua madre una maestra di scuola. La sua chiesa le impose una rigorosa educazione che vietava persino di indossare il make-up. Ispirata dalla più grande interprete spiritual mai esistita, la voce gospel di Mahalia Jackson, Donna ha iniziato i primi passi nella sua carriera di cantante alla AME Zion Church di Grant, dove la sua congregazione la portava spesso.

Attirata dai Signori bianchi, i musicisti rock bostoniani, e influenzata da Janis Joplin e The Velvet Underground, ha contemplato una carriera di cantante e, come spesso accade in questo periodo, ha iniziato anche ad impostare i suoi occhi stellati verso il palco di Broadway.

Questa ambizione l’ha portata a Manhattan ad un provino per il musical Hair come sostituzione di Melba Moore (che sarà disco diva a pieno diritto grazie ai brani; “Pick me up I’ll Dance”, “You Stepped into my Life” e il grande hit “This is It”). Rendendosi contò che in quell’occasione non sarebbe riuscita a salire sul palco a meno che Melba non si ammalasse, Donna accettò l’offerta di un ruolo minore (cantando “White Boys”) nella versione Touring tedesca dello spettacolo diretto a Monaco di Baviera. Dato che suo padre era stato di stanza in Germania durante la seconda Guerra Mondiale e aveva imparato la lingua, Donna decise di seguire il suo esempio e stabilirsi lei stessa lì. Nel 1972, mentre interpretava Godspell, incontrò Helmut Sommer e sposò l’attore austriaco, lo stesso anno ebbe la sua prima figlia, Mimì. L’anno successivo divorziarono. Mentre era protagonista di Hair a Monaco, Donna spesso faceva sessioni speciali presso altri studio per denaro extra. Durante uno di questi concerti si introdusse nella sua vita l’uomo che l’avrebbe resa una  sensazionale interprete internazionale. Il produttore Giorgio Moroder che insieme con Pete Bellotte, proprietario della Oasis Records, la indussero a cantare su un disco demo dei Three dog Night per la preparazione dei Musicland Studios di Monaco (Mama told me not to come). Appena hanno sentito la sua voce, è stata subito scritturata, si sono preoccupati solo successivamente di trovare i brani adatti a mostrare il suo talento.

Donna era una forza veterana sulla scena musicale tedesca, grazie alla sua presenza dal 1966 con Stop Me, e anche Bla Bla Diddley (Giorgio Moroder) e, del 1971, l’Euro Hit Figlio di Mio Padre (Giorgio Moroder) che vide Donna Summer cantare nei cori. Tra lo svizzero-italiano Moroder e la Summer ci fu uno scontro sul campo musicale europeo a ragione dei suoi primi tre successi; Hostage, Lady of the night e Virgin Mary. Hostage è stato in testa alle classifiche in Belgio e Olanda, ha toccato il secondo posto in Francia e ha colpito la Top Ten in Spagna e Scandinavia. Nessuna di queste versioni ha avuto tuttavia alcun impatto sul mercato statunitense o britannico. Moroder sapeva che il loro primo disco orientato a questi mercati doveva avere una play-aria davvero speciale, innovativa e radicalmente diversa. E così decise di scrivere qualcosa di evocativo dei numeri vapore che erano molto in voga durante la fine degli anni ’60, come il controverso duetto di Serge Gainsbourg e Jane Birkin “Je t’aime …moi non plus”.

Il risultato è stato Love To Love You Baby giocosamente seducente, che Donna ha trovato così liricamente imbarazzante che poteva cantarlo solo al buio quando venne registrato. Alla sua iniziale uscita in Europa rispose solo un pubblico acquirente privato, nessuna casa discografica ne chiese i diritti di emissione. Tuttavia Moroder rifiutò di rinunciare al suo lancio e inserì il brano in un pacchetto di tre tracce per la sede di Los Angeles di Neil Bogart, emergente imprenditore discografico, che era in procinto di creare una nuova etichetta di nome Casablanca. Bogart ha amato subito il brano Love To Love You Baby ma soprattutto ha intuito che avrebbe avuto immediatamente un enorme successo perché era pienamente in linea con quel nuovo genere nascente che lui definiva bedroom music. Il problema era il taglio, solo tre minuti erano pochi. Pertanto Bogart chiese a Moroder di estendere la durata di questo coitus interruptus ad una lunghezza più piacevole.

Pochi avevano spinto mai una canzone pop al di là del marchio di otto minuti, ma Moroder tornò in studio e, con Donna Summer di nuovo al buio, progettò una inaudita versione aggiuntiva della canzone, di sedici minuti! Ciò che era stato leggermente sexy nella sua forma originale è diventato un ipnoticamente erotico tour de force, un opus magnum di abbandono lascivo carnale. Densamente orchestrato e con spinte ritmiche volutamente accentuate, fanno sì che Love To Love You Baby diventi per i ballerini un invito a partecipare ad una sorta di rito sessuale completo di preliminari, realizzazione e trance post-coitale. Concettualmente brillante per i suoi tempi Love To Love You Baby è una formula che varrebbe la pena ripetere.

Nella fretta di avere l’album di Casablanca nei negozi nessuno si prese la briga – il business negli USA è divorante – di controllare l’ortografia del cognome di Donna e così la pronuncia Sommer del cognome del marito divenne Summer. In questo modo “estate” ha finito per diventare il nome d’arte della Regina della Disco. Regina che ha spinto di molto oltre i limiti sulla pista da ballo ma anche alla Radio e ha saputo cogliere le prime vere avvisaglie della rivoluzione disco e dello spirito degli anni ’70.

Donna Summer tuttavia non ha solo sessualizzato la Disco ma l’ha arricchita di molti altri contenuti e soprattutto ha consentito alla ritmica della Disco di essere messaggio in sé. Ne sono un esempio brani come Hostage, State of Indipendence, I Remember Yesterday, This Time I Know It’s for Real, Virgin Mary, I’m a Rainbow, The Queen is Back. Molti sono i premi raggiunti da questa eccellente artista; 5 Grammy Award, 6 American Music Awards, 24 dischi d’oro e di platino negli USA e 19 dischi d’argento in Gran Bretagna. Ha venuto oltre cento milioni di copie in tutto il mondo ed è stata insignita di una stella alla Hollywood Walk of Fame nel 1994. Il suo talento non è misurabile solo dai premi e riconoscimenti ufficiali e senza considerare anche il rapporto con altri artisti. Donna ha duettato con molti calibri della musica moderna come Barbra Streisand No more Tears, Enough is Enough, Liza Minelli, Bruce Roberts, Nancy Griffith, Raul Malo. Ha cantato Michael Jackson e ha partecipato al Tribute Album per Edith Piaf con il brano La vie en Rose, altro tributo è quello fatto al brano interpretato da Andrea Bocelli Con te partirò. Per chi vuole ricordare questa artista in un vero sunto di personalità e performance i link di I’m a Rainbow e The Queen is Back saranno una piacevole sorpresa ed un indelebile ricordo.

Egidia Simonetti
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