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Milano 2012 secondo le famiglie abruzzesi

Di ritorno dal “Family Day” le coppie abruzzesi raccontano, entusiaste, l’esperienza mondiale

Una moltitudine ed una varietà di colori, culture, lingue, bandiere. Un incontro di gioia. Una festa piena di allegria. Chi lo ha vissuto racconta così il settimo “Incontro mondiale delle famiglie” che nelle giornate del  1, 2 e 3 giugno scorsi ha portato a Milano Papa Benedetto XVI ed ha trasformato la “Capitale della moda” in una grande casa per milioni di fedeli provenienti da tutto il mondo. E il Papa non ha deluso le aspettative di nessuno incontrando dapprima i cittadini in piazza Duomo il 1 giugno, poi tutti i cresimandi, riuniti il 2 giugno nello stadio di San Siro, oltre a moltissimi fedeli, radunati nell’aeroporto di Bresso per la “festa delle testimonianze”. Domenica, infine, la Santa Messa, celebrata sempre a Bresso alla presenza di oltre un milione di persone.

I partecipanti da Pescara

Temi concreti relativi ai problemi della vita di coppia, a quelli connessi al mondo del lavoro, ai figli, al futuro: il Papa ha ascoltato le famiglie e come un anziano e amorevole padre le ha incoraggiate a superare gli ostacoli, ricordando che la sua presenza nella vita di tutte le coppie è molto forte. «Io sono con voi» ha dichiarato il Pontefice che ha poi dedicato un’ampia parte del suo discorso al tema della separazione. «La Chiesa è accogliente e non emargina nessuno» – ha detto parlando di coloro che stanno vivendo il dramma della separazione. Ed ha esortato tutti i parroci ad essere vicini a queste situazioni complesse, attraverso un’azione pastorale concreta.

«È stato bello vedere coppie provenienti da varie parti del mondo mettersi a nudo ed esporre le proprie sofferenze e difficoltà con grande concretezza e vivacità e al tempo stesso vedere come il Papa non sia stato accademico con loro, ma abbia dato risposte molto sincere e concrete ed abbia guardato queste persone con lo sguardo della verità». Sono le parole di Francesco, uno dei tanti fedeli abruzzesi che a Milano c’era e che da questa esperienza è tornato a casa con una ricchezza di gran lunga superiore alle aspettative. Lo dicono i suoi occhi e il tono della sua voce che brillano nel raccontare questo evento di spessore mondiale.  «È stato bello esserci in tanti. Insieme. Vicini l’uno con l’altro e vedere tanta gente che ha ancora voglia di andare. Di svegliarsi all’alba per stare lì. A me ha colpito particolarmente una coppia giapponese, affascinata dalle magliette che indossavamo io e mia moglie. Sono le maglie della diocesi di Pescara con su scritto “La famiglia è una buona notizia”. D’istinto noi gliele abbiamo regalate e loro felicissimi ci hanno donato l’immagine di una Madonna di Tokio. È stato un gesto simbolico ma molto significativo e così d’ora in poi conserverò per sempre il ricordo di queste due persone anche se non le rivedrò mai più in vita mia». Francesco ha vissuto la sua esperienza a Milano insieme alla moglie Rosella e alle due figlie adolescenti. Ma insieme a loro, in un pullman carico di aspettative partito da Pescara, c’erano molte altre famiglie, genitori e figli ma anche un sacerdote e tre suore, tutti provenienti dalla diocesi di Pescara (ma da qualsiasi parrocchia e da qualsiasi paese) e nessuno appartenente a gruppi organizzati o movimenti di qualsiasi tipo. Ad ospitarli sono state le famiglie della parrocchia di Garlasco che hanno dimostrato loro un’accoglienza festosa. «Porterò sempre nel cuore il ricordo della famiglia che ci ha ospitato» racconta Maria, di Pianella, che è partita con il marito e tre figli, di cui uno è un ragazzo in affido. «La loro unica preoccupazione era quella di farci stare bene e quando siamo andati via ci hanno persino ringraziato, dicendoci che abbiamo dato loro la possibilità di scoprire il dono prezioso dell’accoglienza». Anche Daniela, il marito Nunzio e i loro tre figli di età compresa fra due e 17 anni, provenienti da Alanno, sono entusiasti dell’accoglienza che hanno ricevuto a Garlasco e che portano nel cuore accanto all’immagine di Papa Benedetto XVI. «Ci ha commosso la generosità con cui questa famiglia ci ha accolto nella propria casa» racconta Daniela «e a pochi giorni dal nostro rientro ci sentiamo per telefono e su facebook con loro poiché è nata una bella amicizia». I miracoli della tecnologia ma ancor di più del cuore e delle ideologie. «E poi il nostro piccolo di soli due anni era diventato la mascotte del gruppo e anche se così piccino ha affrontato bene questa esperienza, a volte per lui faticosa, e durante il lungo tragitto a piedi da Bresso al nostro pullman continuava a chiamare Benedetto».

Grande anche l’entusiasmo dei giovani come Luigi, 29 anni, unico abruzzese ad essere partito come volontario, rimasto a Milano dal 24 maggio al 3 giugno, con il compito di vigilare e indirizzare i partecipanti e intrattenere i più giovani, bimbi e ragazzi, che durante la “fiera della famiglia”, evento collaterale organizzato a margine della manifestazione, venivano lasciati nelle mani di questi volontari dediti a farli giocare fino all’arrivo dei genitori. «La cosa più bella e palpabile era vedere con quanta fiducia e serenità i genitori lasciavano i propri figli nelle nostre mani e al tempo stesso osservare bambini provenienti da ogni parte del mondo che giocavano insieme come in un vero e proprio oratorio». E anche per Luigi, come per tutto il gruppo “pescarese”,  la presenza del Pontefice è stata prima di tutto uno strumento per riflettere e leggere nei cuori della gente, tornando a casa arricchiti e, nel suo caso,  con un compito stimolante da realizzare: «Il cardinale Dionigi Tettamanzi mi ha regalato un libro sull’educazione, esortandomi a creare oratori in un territorio come quello pescarese dove sono del tutto assenti. Ed io lo farò».

Alessandra Di Luca

 

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