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Una scatola regalo contro la schiavitù

E’ stata posta a Londra, davanti l’Abbazia di Westminster, per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla lotta alla schiavitù nel corso delle Olimpiadi

È alta più di una persona ed è rifinita da un fiocco e una promessa, “Vuoi vedere il mondo e guadagnare i soldi?”. Si tratta della grande scatola regalo posizionata appena fuori dall’Abbazia di Westminster, nel centro di Londra, davanti la quale si fermano ogni giorno centinaia di persone che sperano di migliorare la loro vita e invece scoprono che, come loro, altri meno fortunati sono stati ingannati e allontanati dal loro Paese, imprigionati in varie forme di schiavitù.

Jantine Werdmuller

Con questa originale iniziativa, ideata in concomitanza con le Olimpiadi allo scopo di denunciare il commercio di persone tra diversi Paesi, la Chiesa Cattolica intende fare opera di sensibilizzazione su di un traffico quotidiano che potrebbe diventare più intenso nell’arco di queste settimane olimpiche: «Molti – spiega Jantine Werdmuller, responsabile dell’iniziativa, che lavora per il movimento “Stop the traffik” non sanno che succede e non sono in grado di vederne i segni. Per questo motivo, con le scatole, vogliamo fare un lavoro di sensibilizzazione, perché ci si renda conto che può capitare proprio vicino a noi».

Una delle "scatole regalo"

L’idea è nata dalla collaborazione dell’organizzazione con le Nazioni Unite, come modo per denunciare il traffico di schiavi: «Abbiamo scatole nei punti più centrali della città – precisa la Werdmuller – e altre fuori dal villaggio olimpico, alcune vicino a centri commerciali o su terreni privati. Vogliamo essere gli occhi e le orecchie della comunità, attenti a quello che succede attorno a noi e siamo in contatto continuo con la polizia, sulla quale possiamo contare se raccogliamo informazioni su qualche persona vittima di sfruttamento sessuale o costretta alla servitù domestica».

L'Abbazia di Westminster

Infatti, i turisti che transitano vicino le scatole trovano il numero della polizia da chiamare, scoprendo che sono quattro le forme di schiavitù più diffuse, sfruttamento sessuale, servitù domestica, costrizione a diventare criminali di strada e lavoro come schiavi in fabbriche o fattorie. “È coinvolto un numero di persone pari a quelle contenute in 35 bus a doppio piano”, si legge sulla scatola che rimarrà fuori dall’Abbazia di Westminster fino al 9 settembre prossimo, quando chiuderanno le Paralimpiadi: «Chiediamo a chi si ferma – esorta l’esponente di “Stop the traffik” – di firmare una petizione perché le Nazioni Unite mantengano la lotta al traffico di persone in cima alle proprie priorità e chiediamo loro di acquistare prodotti del commercio equo solidale».

E il prodotto più indicato sarebbe il cioccolato, che piace a molti e viene coltivato nelle piantagioni della Costa d’Avorio: «Li invitiamo ad essere positivi – conclude Jantine Werdmuller rivolgendosi all’opinione pubblica – Invece di spaventarsi o scandalizzarsi di queste forme terribili di sfruttamento umano, bisogna fare attenzione ai segni che indicano che sta avvenendo, riportati su un foglietto che diamo ai turisti, per denunciarlo subito».

About Davide De Amicis (2726 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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