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No al carcere per le madri e i loro figli

E’ la proposta della Comunità Papa Giovanni XXIII, che punta ad ospitarli nello proprie strutture come prima soluzione al sovraffollamento delle carceri

«Con investimenti adeguati e riforme legislative semplici, possiamo davvero affermare che la soluzione al problema carcere c’è». Lo ha affermato oggi Paolo Ramonda, responsabile generale dell’Associazione Comunità “Papa Giovanni XXIII”, commentando le parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: «Il carcere in Italia – ha accusato Napolitano – non fa onore al nostro Paese, ma anzi ne ferisce la credibilità internazionale e il rapporto con le istituzioni europee».

Paolo Ramonda, Comunità "Giovanni XXIII"

Il capo dello Stato ha poi auspicato che le proposte possano incidere sulle cause strutturali della degenerazione delle carceri. Una riflessione, quest’ultima, da subito pienamente condivisa dalla Comunità fondata da don Oreste Benzi: «Non solo il carcere non ci fa onore – ha aggiunto Ramonda – ma l’effetto di questo sistema è degradante e contribuisce a rendere la nostra società sempre più violenta e ingiusta. Basta pensare agli oltre 60 bambini di età inferiore ai sei anni in carcere. È proprio da queste creature che bisogna iniziare a ripensare al sistema».

Una madre detenuta con suo figlio

Per questo la nota comunità religiosa ha chiesto un provvedimento urgente, affinché nessun bambino debba vivere in carcere per poter stare con la propria madre. Ma nel frattempo l’associazione è già passata dalle parole ai fatti proponendo, già da mesi, di ospitare tutte le mamme con bambino all’interno delle loro case famiglia: «Ecco – ha sottolineato il presidente della “Comunità Giovanni XXIII”, una soluzione immediata, possibile e risolutiva». Ma non solo, perché la Comunità ha già proposto, sia in Commissione europea che al ministro della Giustizia, il progetto Cec (Comunità educante con i carcerati).

Un progetto già avviato con circa 300 persone condannate, ospitate presso le strutture associative, per seguire un percorso educativo. E i risultati, in effetti, si sono già visti perché mentre la recidiva dei reati per chi resta in carcere è del 75%, in quelli ospitati nella Comunità si abbassa al 10%: «Dobbiamo passare – ha concluso Paolo Ramonda – da una giustizia vendicativa ad una giustizia educativa . Si può fare, si deve fare e questo è il momento giusto!».

About Davide De Amicis (2658 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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