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I vescovi disponibili ad un “Monti bis”

Lo ha fatto intendere venerdì il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, intervenendo in chiusura del Consiglio episcopale permanente

«Come più volte dichiarato, siamo preoccupati per la situazione di crisi del Paese, e quindi siamo vicini, nel senso dell’attenzione, a qualsiasi situazione che possa favorirne un adeguato e sollecito superamento». Venerdì ha risposto con queste parole monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, ad una domanda sul consenso o meno dei vescovi italiani ad un “Monti bis”.

Mons. Mariano Crociata, segretario generale Cei

Interpellato nel corso della conferenza stampa di chiusura del Consiglio episcopale permanente, il presule ha poi sottolineato che non è compito dei vescovi indicare dei nomi, anche se: «Mi sembra evidente che – ha aggiunto il presule – per un momento eccezionale come questo, è richiesta una coesione accresciuta tra le forze che hanno a cuore il bene e il futuro del Paese. Infatti, proprio in questi momenti, si vede la capacità o meno di superare i particolarismi e perseguire il bene generale della nazione».

Monsignor Crociata, inoltre, è tornato a commentare l’appello al rinnovamento dei partiti lanciato dal cardinale presidente Angelo Bagnasco nella sua prolusione, pronunciata in apertura del Consiglio episcopale: «Un messaggio chiaro – ha osservato il segretario generale della Cei – perché interpreta un sentire e un’attenzione diffusi. Nel dibattito tra i vescovi, non si è fatto in alcun modo riferimento a forme o esperienze specifiche, né ci sarebbe ragione di farlo, perché la questione dei partiti riguarda non uno o tanti, ma tutti».

Un corso diocesano di formazione socio-politica

Dunque l’impegno dovrà arrivare dal popolo, puntando ad una rinnovamento totale: «C’è bisogno di una rifondazione dei partiti – ha sostenuto monsignor Crociata – che chieda alla politica tutta intera di diventare capace di rispondere alle attese del Paese, non più con uomini preda di interessi di parte, ma interessati al bene generale del Paese, e disponibili a rafforzare quelle forze di coesione che permettono, con la partecipazione da parte di tutti, di superare la crisi e far crescere il Paese». Dunque, secondo l’alto prelato, in politica bisogna essere coerenti con la propria coscienza, con il senso del bene comune, specie quando si assumono responsabilità che toccano la vita di altri.

Ma al giorno d’oggi, non è facile incarnare queste motivazioni: «Oggi – ha riconosciuto il segretario generale Cei, rispondendo alle domande dei giornalisti – c’è una difficoltà generalizzata nel formare alla politica, perché il tessuto sociale, in generale, oltre che quello politico, è un tessuto che conosce zone critiche, di abbassamento grave del tenore etico». Anche per questo si è riscontrata la difficoltà di andare controcorrente e contrastare la tendenza dominante: «Lo “sforzo” della Chiesa – ha dichiarato Crociata – è quello di fare fino in fondo la propria parte attraverso un percorso di “rilancio” delle scuole di formazione alla politica, che hanno alle spalle una tradizione almeno ventennale».

About Davide De Amicis (2421 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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