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Renzo Piano: un uomo, un architetto, un artista

E’ stata l’Auditorium del Parco a L’Aquila l’ultima creazione dell’archistar Renzo Piano che si è raccontato a laporzione.it

Renzo Piano è senza dubbio l’architetto contemporaneo più conosciuto al mondo. Nato a Genova, nel 1937 da una famiglia di costruttori, sviluppò immediatamente un attaccamento verso il mestiere paterno. Così dopo la laurea, conseguita nel 1964 dopo aver studiato al Politecnico di Milano, cominciò le prime sperimentazioni con le strutture temporanee.

L'auditorium del Parco a L'Aquila

In seguito, inizierà a viaggiare intorno al mondo facendosi conoscere ovunque per aver partecipato alla costruzione di importanti infrastrutture come il Centro “Georges Pompidou” di Parigi, nel 1971, l’Aeroporto internazionale di Kansai in Giappone, nel 1988, il Santuario di San Pio da Pietralcina a San Giovanni Rotondo, nel 1994, l’Auditorium “Parco della Musica” di Roma, nel 2002, la nuova sede del quotidiano “New York Times” a New York, nel 2007, fino all’ultima realizzazione, l’”Auditorium del Parco” per concerti musicali inaugurato a L’Aquila il 7 ottobre scorso con un concerto dell’Orchestra Mozart, diretta dal maestro Claudio Abbado, al quale ha presenziato anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

L'interno dell'Auditorium durante il concerto inaugurale

Quest’ultima infrastruttura, più che mai simbolo della rinascita culturale aquilana a seguito del terremoto del 6 Aprile 2009, eretta accanto al Castello spagnolo cinquecentesco, è un’opera funzionale e suggestiva realizzata interamente con il famoso legno di abete rosso di risonanza proveniente dalla Val di Fiemme, in Trentino Alto Adige, un materiale pregiato di grandi qualità acustiche e antisismiche che ha consentito una ricostruzione poco invasiva sul territorio. Grazie a migliaia di pannelli di legno uniti insieme, sono quindi stati eretti tre cubi dislocati uno accanto all’altro in modo irregolare, il più grande dei quali ospita la sala dell’Auditorium avente una capacità ricettiva di 250 spettatori ed un palcoscenico in grado di contenere fino a 40 musicisti. È dunque un grande professionista ed un grande artista Renzo Piano il quale, in occasione di quest’ultima inaugurazione, si è raccontato ai lettori di “laporzione.it”.

Professore partiamo dalla sua ultima opera, l’Auditorium del Parco a L’Aquila: da dove è giunta l’ispirazione?

«L’ispirazione è venuta da più parti. Innanzi tutto dal legno, che ha una frequenza armonica che è quella giusta e in più questo è un legno straordinario perché è il legno della Val di Fiemme. L’altra ispirazione risponde, invece, al criterio della temporaneità. Occorreva infatti realizzare qualcosa che non si mettesse in competizione con il Castello ed il resto della città: occorreva una struttura che dichiarasse chiaramente il suo esserci in attesa che la città storica venga recuperata. E poi mi ha ulteriormente ispirato il criterio della sismicità essendo il legno un materiale asismico di natura nonché flessibile, leggero e rinnovabile: tutto il legno usato qui, 1.000 metri quadri, le foreste di Trento lo riproducono in sei ore. Questo vuol dire che, ogni giorno, di strutture come queste se ne potrebbero realizzare quattro senza dilapidare le foreste del Trentino. E infine il legno è bellissimo, all’interno della struttura il rosso si accende e gioca col suono, mentre l’esterno è un codice di colori che “flirta” con le foglie degli alberi».

Per lei che nella sua lunga carriera ha progettato opere d’arte in tutto il mondo, tra cui anche luoghi di culto, come ci si sente?

«È un qualcosa di bellissimo e per quanto riguarda le mie opere funziona un po’ con i figli: “l’ultimo nato” si ama sempre di più. Fare l’architetto è un bel mestiere, un po’ complicato ma bello perché è un mestiere d’arte, ma anche di scienza ai confini con l’arte, con la comunità e la società. Alle dieci del mattino sei un poeta, poi alle 11 diventi un costruttore e a mezzogiorno un militante. È un mestiere che girovaga tra questi diversi approcci al tempo stesso scientifici, tecnologici e poi ti domandi cosa viene fuori facendo in un determinato modo e allora cominci a ragionare in termini di emozioni: e allora diventi un po’ poeta. Quindi c’è l’aspetto sociale: è un mestiere umanista quello dell’architetto e se non c’è voglia di cambiare il mondo in meglio, non funziona».

Professor Piano, qual è il “filo rosso” che collega ogni sua opera?

«Mi fa una domanda impossibile, il filo rosso non ci deve essere altrimenti si cade nel tranello dello stile che è pericolosissimo. L’unico filo rosso che ho è quello dell’integrità, della coerenza. C’è il fatto che hai una memoria, però poi ogni volta è un’avventura diversa».

Infine, ha ancora qualche sogno nel cassetto, qualche opera da voler realizzare?

«Di sogni nel cassetto ne ho un bel po’, ma ci vuole una mezza giornata per raccontarli tutti. Ne parliamo un’altra volta».

About Davide De Amicis (2421 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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