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The day after

Il doloroso passaggio di Sandy e New York che torna alla normalità con la campagna elettorale

Chi se lo sarebbe mai aspettato? New York senza elettricità, senza metropolitana, senza ponti. Abituati come siamo alla “perfezione” della grande mela ci sembra strano osservare le immagini televisive di Sandy e i danni e il dolore che l’“atteso” uragano ha provocato.

Più di 35 i morti legati ai danni della tempesta – un bilancio purtroppo destinato ad aumentare – oltre otto milioni di persone ancora senza corrente elettrica e immagini terrificanti di quartieri allagati, di schiere di auto galleggianti, di alberi assassini caduti in strada e sulle case e quella gru, posizionata accanto ad uno dei grattacieli più alti di Manhattan, che continua ad oscillare vicino alla torre di vetro, segno della forza umana che nulla può difronte ad una natura che nessuna mente può prevedere perfettamente e, tantomeno, controllare.

La tempesta più devastante degli ultimi 108 anni di storia lascia danni incalcolabili e una scia di preoccupazioni. «Con irruenza l’acqua accumulata nel porto di New York nella notte di lunedì e nella giornata di martedì – scrive Damiani Beltrami, corrispondente Sir – ha allagato decine di strade della città, creando il problema dell’acqua alta anche in borgate non costiere. Le zone più colpite sono state la parte meridionale dell’isola di Manhattan – per larghi tratti completamente al buio -, compresa Wall Street, chiusa il 30 ottobre (riapre il 31), e il rione di Red Hook a Brooklyn, una vivace ex zona portuale oggi abitata soprattutto da comunità di pescatori e di artisti. I negozianti hanno trovato gran parte della loro merce inzuppata. Il molo 41, normalmente punteggiato di botteghe e laboratori di pittori e scultori, quasi non esiste più».

Una catastrofe che non ha risparmiato nemmeno Battery Park, la punta sud di Manhattan nota ai turisti per il traghettamento verso Ellis Island e la Statua della libertà. «L’acqua era alta quattro metri – dichiarano le testimonianze – tanto da battere il record dell’uragano Donna nel 1960».

Oggi, the day after, si torna alla normalità e coloro che non sono impegnati a piangere i propri cari o a contare i danni, già notano uno strano silenzio, quello dei due candidati alla presidenza, Barack Obama e il repubblicano Mitt Romney. Nella campagna elettorale nessuno dei due pretendenti alla Whitehouse aveva accennato ai cambiamenti climatici o alla questione ambiente ed ora non potranno far a meno di affrontare il difficile discorso. Insomma, si torna davvero alla quotidianità!

 

About Simone Chiappetta (424 Articles)
Direttore responsabile del notiziario online "Laporzione.it" e responsabile dell'Ufficio per le Comunicazioni Sociali dell'Arcidiocesi di Pescara-Penne. Laureato in Scienze della Comunicazione sociale e specializzato in Giornalismo ed Editoria continua la ricerca nell'ambito delle comunicazioni sociali. Ha collaborato con quotidiani di cronaca locale e ha coordinato negli ultimi anni la pagina diocesana di Avvenire.
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