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La rabbia degli onesti

Non è solo uno sciopero-guerriglia: è il grido degli esclusi e va ascoltato

Tensioni, violenze, feriti, danni a cose e persone e decine di fermi. Sono queste le notizie all’indomani dello sciopero per lavoro e scuola. Una protesta che ha portato sulle piazze italiane decine di migliaia di manifestanti e ha visto protagonista tutta l’Europa. Foto di caschetti distrutti della polizia aprono le pagine di alcuni notiziari in contrasto con le testate di altri quotidiani e i jpg che girano sul web di manganelli, della stessa forza militare, protesi e minacciosi verso i presenti: scene da guerriglia urbana, di violenze, mai giustificate, ma anche sfondi di disperazione, di un Italia che non ha più tempo per sperare, che ha perso la fiducia ed è evidentemente “arrabbiata”.

È stata chiamata la «rabbia degli onesti» e, nonostante non possa essere la fotografia dell’intero popolo dei manifestanti, è certamente la sintesi migliore per descrivere la situazione della gente comune, di quegli onesti che si sentono tali perché pensano, purtroppo, che la slealtà appartenga solo ai grandi compromessi politici, di quegli stessi onesti che, però, faticano ogni giorno cercando di spezzare il centesimo per arrivare alla fine del mese e degli stessi onesti che hanno goduto dei pianti di “condivisione” degli inizi del Governo tecnico, che hanno sopportato le risa, che si sentono rassicurare su una crisi che si sta pian piano risolvendo, che si rimboccano le maniche e si offendono se chiamati “choosy” e che non riescono assolutamente a capire in quale modo si uscirà da questo tempo di difficoltà e soprattutto cosa cambierà, per la vita del “popolo ordinario”, quando la “crisi” sarà – se mai accadrà – finita!

Sono gli onesti che non tollerano più di non essere ascoltati, ai quali puoi toccare tutto, puoi chiedere di soffrire, di rimboccarsi le maniche, di attendere, ma non di prevedere sofferenze maggiori per il futuro, per i propri figli. È la natura: quando attenti alla sicurezza di un cucciolo, la madre corre in difesa e non esistono “se”, o “ma”, si attacca.

Sono gli onesti, impotenti, quelli che avevano come “arma”, l’unica, il voto e che ora si ritrovano la matita ricalcante spezzata dal “pregiudizio”, che non aiuta l’impegno per il bene comune ma che trova sempre più conferme dai fatti, che in politica si è un po’ tutti magnacci!

Sono gli onesti, quelli che si sentono esclusi dalla vita politica, economica e anche sociale del Paese, che attendono segni tangibili dai “grandi” dell’Italia, che vorrebbero vedere ridotti gli stipendi assurdi dei politici, i benefici degli stessi e che non trovano risposta alla richiesta che seppur populista (non si voglia pensare che così si risolverebbe il baratro economico) sarebbe sicuramente un necessario segno di condivisione e renderebbe quel pianto forneriano degli inizi e quella mestizia continua più “vera”, almeno quanto la commozione prodotta dalla proiezione di un film drammatico.

Insomma, sia se accentuassimo la legittima e doverosa difesa della polizia, sia se  giustificassimo la rabbia, non la violenza, non è possibile chiudere gli orecchi, questa volta, al grido degli esclusi, con la solita e arrogante indifferenza!

 

About Simone Chiappetta (414 Articles)
Direttore responsabile del notiziario online "Laporzione.it" e responsabile dell'Ufficio per le Comunicazioni Sociali dell'Arcidiocesi di Pescara-Penne. Laureato in Scienze della Comunicazione sociale e specializzato in Giornalismo ed Editoria continua la ricerca nell'ambito delle comunicazioni sociali. Ha collaborato con quotidiani di cronaca locale e ha coordinato negli ultimi anni la pagina diocesana di Avvenire.
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