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“I bimbi non sono una merce”

Ha destato scalpore la sentenza della Corte di Cassazione che, venerdì, avrebbe dato il via libera all’adozione di figli da parte di coppie gay

«L’adozione dei bambini da parte degli omosessuali, porta il bambino ad essere una sorta di merce, cioè: come ho diritto a questo, ho diritto anche a quell’altro». È questa la netta presa di posizione espressa sabato da monsignor Vincenzo Paglia, Presidente del Pontificio consiglio della Famiglia, nel corso di un’intervista rilasciata a Radio Vaticana riguardo alla manifestazione svoltasi ieri, in Francia, contro la proposta di legge del presidente Hollande di introdurre le nozze gay con diritto all’adozione.

Nel corso della lunga intervista all’emittente radiofonica pontificia, monsignor Paglia non ha mai citato la sentenza della Cassazione italiana di venerdì, che sta continuando ad innescare polemiche roventi: «In realtà – ha sottolineato l’alto prelato – il bambino deve nascere e crescere all’interno di quella che, da che mondo è mondo, è la via ordinaria, cioè con un padre e una madre. Il bambino deve crescere in questo contesto. Ora, purtroppo, accade in effetti che a volte ci siano situazioni drammatiche, ma attenzione: la patologia è una cosa, e inficiare questo principio è pericolosissimo, per il bambino anzitutto, ma per l’intera società».

mons. Vincenzo Paglia, presidente Pontificio consiglio per la Famiglia

Ma, evidentemente, su questo punto non è stata d’accordo la Suprema Corte italiana che ha respinto il ricorso di un immigrato musulmano di Brescia il quale, lo scorso 26 luglio 2011 attraverso una sentenza della Corte d’appello bresciana, si era visto togliere il figlio minore naturale che poi è stato affidato alla sua ex compagna accusata dallo stesso di essere andata a vivere con un’assistente sociale della comunità per tossicodipendenti nella quale, anni prima, era andata a disintossicarsi la madre del bambino conteso.

Secondo l’uomo, dunque, era dannoso che il minore fosse educato in un contesto omosessuale, ma la Corte di Cassazione gli ha risposto che era stato proprio lui, con la sua condotta violenta avuta nei confronti della compagna della sua ex, ad aver provocato una turbamento nel minore dal quale, per di più, si era allontanato quando il bambino aveva 10 mesi, sottraendosi anche agli incontri protetti ed assumendo, quindi, un comportamento non improntato a volontà di recupero delle funzioni genitoriali e poco coerente con la stessa richiesta di affidamento condiviso e di frequentazione libera del bambino.

Al contrario, secondo la Cassazione, la Corte d’Appello di Brescia ha correttamente ed ampiamente motivato sulla ostatività del comportamento dell’uomo all’affidamento congiunto. L’immigrato, inoltre, ha chiesto che venisse considerata la sua educazione culturale e religiosa di fede mussulmana, che non ammette figli educati da coppie omosessuali. Ma anche su questo aspetto, la Cassazione è stata in disaccordo replicando all’uomo di non aver fornito alcuna specificazione delle ripercussioni negative, sul piano educativo e della crescita del bambino, dell’ambiente familiare in cui il minore vive presso la madre.

In questo modo la protesta dell’uomo è stata interamente rigettata. È dunque destinato a fare giurisprudenza il verdetto della Corte di Cassazione che, di fatto, ha dato il via libera ai figli cresciuti da coppie gay, quando non è a rischio il corretto sviluppo del minore. Insomma, per i giudici supremi, chi contesta una simile decisione del giudice senza certezze scientifiche o dati di esperienza, ma solo avanzando il mero pregiudizio che sia dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale, dà per scontato ciò che invece è da dimostrare, ossia la dannosità di quel contesto famigliare.

Da qui la reazione stizzita del Vaticano che, mediante l’opinione di monsignor Paglia, ha ribadito l’importanza del matrimonio e della famiglia, stigmatizzando quella che sarebbe la condizione di una coppia omosessuale nella pretesa di divenire anche genitori: «Con formule che promuovono in linguaggio neutro – ha avvertito il presidente del Pontificio consiglio per la Famiglia -, per cui non si parla più di padre e madre ma di genitore A e genitore B, rischiamo solo il ridicolo, perché l’uguaglianza è una cosa, il rispetto della diversità è altro perché proprio per avere un’uguaglianza robusta è necessario rispettare le diversità».

Cesare Mirabelli, giurista

Comunque, nel mondo giuridico, c’è chi getta acqua sul fuoco sulla sentenza della Cassazione spiegando che sarebbe rivolta ad un caso specifico, essendo priva di enunciazioni  assolutizzanti da estendere, ad esempio, all’adozione: «Nello specifico – ha osservato Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte di Cassazione –non si tratta di un affidamento da attribuire, ossia con un minore che viene dato in carico a una coppia gay a lui estranea, ma più semplicemente il bambino è stato affidato alla madre a seguito della separazione della coppia. Non è quindi il caso di parlare di “deriva ideologica”, dal momento che è legata al caso specifico e non intende dettare una disciplina, né apre all’adozione per le coppie omosessuali».

About Davide De Amicis (2633 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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