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Vita consacrata: un segno di speranza e comunione

Si intitola “Testimoni e annunciatori della fede” il messaggio, diffuso oggi, per la Giornata mondiale della vita consacrata del 2 febbraio

«I contesti che viviamo sono segnati spesso da problemi relazionali, solitudini, divisioni, lacerazioni, sul piano familiare e sociale; essi attendono presenze amorevoli, segni di fiducia nei rapporti umani, inviti concreti alla speranza che la comunione è possibile». È questo l’invito che emerge dal messaggio della Commissione episcopale per il clero e la vita consacrata, diffuso oggi, in occasione della diciassettesima edizione della Giornata mondiale della vita consacrata che si celebrerà il prossimo 2 febbraio.

mons. Francesco Lambiasi, presidente Commissione episcopale clero e vita consacrata

Il messaggio si intitola “Testimoni e annunciatori della fede” e il documento, in apertura, afferma di volersi rivolgere non soltanto ai religiosi ed alle religiose, ma di voler raggiungere anche tutti i cristiani nel desiderio di promuovere maggiormente, in tutti, la comprensione, l’apprezzamento e la riconoscenza a Dio per la vita consacrata. Così, dopo aver richiamato l’Anno della fede indetto dal Papa e il Sinodo dei vescovi sulla nuova evangelizzazione celebrato nell’autunno scorso, il testo ricorda i principali ambiti d’impegno dei consacrati: catechesi e formazione cristiana; ambienti educativi a servizio delle famiglie, nella scuola, in centri giovanili, in centri di formazione professionale, a favore dell’integrazione degli emigrati, in luoghi di emarginazione; nel servizio della carità; sul piano sociale e della cultura, con iniziative che promuovono la giustizia, la pace, l’integrazione degli immigrati, il senso della solidarietà e della ricerca di Dio.

Il messaggio per la Giornata mondiale della vita consacrata, si sofferma anche sulle difficoltà attuale a stabilire relazioni umane profonde e costruttive, esortando i consacrati a farsi promotori di un umanesimo accogliente: «Una proposta credibile del Vangelo – scrivono i vescovi – esige una particolare cura dei processi relazionali e ha bisogno di appoggiarsi a segni di vera comunione. La vostra carità apostolica sia animata da vero spirito di servizio dal desiderio di suscitare la fede. Il vostro apostolato ha una sua specificità nella missione della Chiesa: sa partire dalla persona, dal malato, dal povero, dal più debole, tante volte dal più lontano dall’esperienza ecclesiale».

Inoltre, nel testo, si afferma che i consacrati sono chiamati ad essere segno dell’amore e della grazia di Dio sin dal primo contatto con le persone incontrate: «Siete chiamati, soprattutto coloro che operano coi giovani e nell’educazione, – invita ancora i vescovi italiani – a integrare profondamente e dinamicamente la preoccupazione evangelizzatrice e la preoccupazione educativa. Il servizio all’uomo ha sostegno e garanzia nella fedeltà a Dio e nel tener sempre vivo lo sguardo e il cuore sul Regno di Dio». Tra le esortazioni più forti ai consacrati, infine, c’è la seguente: «Vivete le situazioni umane, sociali, culturali, nelle quali operate, facendovi segno dell’agire di Dio e siate sempre presenza profetica di vera umanità anche quando ciò esige di andare controcorrente».

About Davide De Amicis (2533 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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