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“I cristiani devono incontrarsi per dialogare”

Si è aperta con l’intervento del teologo valdese Paolo Ricca, venerdì scorso, la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani a Pescara

Si è aperta lo scorso venerdì la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che, alle 19, ha visto riunire molti fedeli presso la chiesa pescarese dello Spirito Santo dove, nell’ambito di una preghiera ecumenica guidata dall’arcivescovo Valentinetti, è intervenuto il teologo valdese Paolo Ricca che ha tenuto un interessante meditazione.

don Achille Villanucci, direttore Pastorale Ecumenica dicoesana

Un appuntamento, quello della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che verrà approfondito in tutte le parrocchie diocesane fino alla chiusura di venerdì prossimo, quando la parrocchia dello Spirito Santo ospiterà il sacerdote ortodosso Padre Iarca Alin: «Noi – ha esordito don Achille Villanucci, direttore dell’ufficio diocesano di Pastorale ecumenica – siamo profondamente convinti di pregare insieme, di vivere la fede cristiana insieme. Ciò che ci unisce è infinitamente più importante di ciò che ci divide e allora si procede fianco a fianco, tenendo lo sguardo fisso sul crocifisso».

A Pescara comunque, dove sono presenti gruppi di fedeli metodisti, valdesi, pentecostali e avventisti oltre ai cattolici, il dialogo ecumenico si presenta bene avviato: «Mensilmente – ha precisato don Achille –, ogni ultimo giovedì del mese presso la chiesa metodista di via Latina, ci incontriamo con tutti loro e continueremo a farlo con maggiore intensità. Ormai siamo amici».

Ma tornando all’incontro di apertura, il teologo valdese Paolo Ricca è nato a Torino il 19 Gennaio di 77 anni fa. È stato consacrato pastore della Chiesa valdese nel 1962, esercitando il ministero pastorale nella Chiesa valdese di Forano, dal 1962 al 1966, e di Torino, dal 1966 al 1976. Per conto dell’Alleanza riformata mondiale ha seguito il Concilio Vaticano II come giornalista accreditato, redigendone un commento teologico diffuso in diverse lingue. Dal 1976 al 2002 ha insegnato Storia della Chiesa e, per alcuni anni, Teologia Pratica presso la Facoltà Valdese di Teologia di Roma. Insegna tutt’ora, come professore ospite, presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo di Roma ed è stato per 15 anni membro della Commissione Fede e Costituzione del Consiglio Ecumenico delle Chiese con sede a Ginevra. Ha lavorato in diversi organismi ecumenici e in Italia collabora regolarmente al lavoro Segretariato Attività Ecumeniche, Sae. È stato per due mandati presidente della Società Biblica in Italia. Paolo Ricca ha quindi riflettuto, dal proprio punto di vista, sull’andamento del cammino ecumenico, rispondendo alle domande de “LaPorzione.it”.

 

Professore, la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani si rinnova ogni anno di un significato diverso. E nell’edizione 2013?

«Quest’anno custodisce il respiro del profeta Osea. È praticamente un invito alle Chiese ad acquisire una dimensione profetica che è latitante, per non dire assente, nel senso che le Chiese si barcamenano e non hanno quel coraggio impressionante di quei profeti che erano soliti dare del “pane al pane” e “vino al vino”, parlando molto chiaramente. Il profeta, infatti, diceva concretamente cosa volevano dire i termini giustizia e ingiustizia, misericordia e assenza di misericordia. Io credo che la Chiesa debba trovare il coraggio di parlare chiaro, di dire quello che in fondo dice la Bibbia, perché le parole ci sono e non occorre inventarle: vanno dette così come sono. Per questo credo che il senso di questa settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, sia proprio quello di aiutare le Chiese a diventare un po’ più profetiche e un po’ meno diplomatiche».

Da dove dovrebbero ripartire per diventarlo?

«Dovrebbero ripartire dalla Sacra scrittura, dal messaggio dei profeti e anche dalla predicazione di Gesù così come di Giovanni Battista: non credo possa esserci una partenza migliore. Come ho già detto, le parole non mancano».

Tastando il polso dei cristiani d’Europa, a suo modo di vedere, come procede il cammino ecumenico?

«Il cammino ecumenico procede bene alla base e non tanto bene ai vertici, anzi ai vertici è fermo completamente. Alla base, al contrario, è molto vivo, continuo e anche la liturgia che abbiamo celebrato a Pescara ne è un piccolo esempio, nel senso che ce ne sono centinaia, migliaia nel mondo. Quando i cristiani si incontrano, lì c’è lo scambio della fede ed il riconoscimento che ciò che unisce i cristiani, la confessione di fede, è fondamentale e le cose che divergono non mancano, ma non sono talmente profonde dal separare veramente i cristiani».

Quanto è importante il Cristianesimo e quanto i cristiani per l’Europa?

«Veramente, il primo contributo da dare sarebbe di essere uniti come loro perché l’Europa è più avanti di noi. Dobbiamo andare a scuola dall’Europa e imparare che, nonostante tutti i suoi limiti, l’Unione Europea esiste, mentre l’”Unione cristiana europea” non esiste».

Dunque, secondo lei, non ci si può lamentare, come fece il Santo Padre Giovanni Paolo II, se la Carta costituzionale europea manca delle tanto sospirate radici cristiane?

«La Carta costituzionale non ha l’apparenza, i termini, i nomi, non c’è il nome di Dio. Non ci si può formalizzare su questo dato, anche perché si tratta di un documento laico, di un documento di tutti. Non tutti gli europei sono cristiani, anzi sono sempre meno i cristiani “militanti”. Io l’ho letta la Costituzione europea, che possiede una sostanza cristiana notevolissima, quindi non è vero che non è cristiana. Certo, non ha il “vestito” cristiano, ma il suo preambolo è ottimo. Chiaramente, se lo scrivessi per me lo cambierei, ma siccome in Europa c’è anche l’ateo, il non credente, il diversamente credente e lo scettico e a me sta bene così in quanto gli aspetti fondamentali di un umanesimo cristiano, anche senza l’aggettivo cristiano, ci sono e quindi, a mio parere, non c’è nulla da lamentarsi. Bisogna poi sottolineare che tutta una serie di affermazioni, del preambolo costituzionale, sono non dico un’eredità, ma hanno quantomeno delle radici cristiane e non solo, anche ebraiche e forse di altre religioni. È quindi compito di ogni cristiano far emergere queste radici, altrimenti il cristiano è inutile e tanti lo sono proprio perché non adempiono a questa importante missione».

Infine, qual è l’augurio che fa ai cristiani per il proseguo del cammino ecumenico?

«Il mio augurio è che si incontrino di più, perché laddove c’è l’incontro bisogna superare l’altro cristiano immaginato, immaginario in quanto non corrisponde mai alla realtà. Quindi, il mio augurio è che gli incontri si moltiplichino, perché dove c’è l’incontro c’è la comunione».

About Davide De Amicis (2533 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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1 Comment on “I cristiani devono incontrarsi per dialogare”

  1. Parlare Cattolico // 23 gennaio 2013 a 18:18 //

    «Un nemico dell’unità (Lutero, ecc.)non partecipa dell’amore di Dio. Conseguentemente coloro che sono fuori della Chiesa (Cattolica) non hanno lo Spirito Santo» (Sant’Agostino Lettera 185, § 50)

    Ave Maria+

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