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“Dio parla nella Bibbia, nella liturgia e nella coscienza”

Lo ha spiegato monsignor Ermenegildo Manicardi, docente di Sacra Scrittura, parlando ai fedeli pescaresi della costituzione “Dei Verbum”

Mons. Ermenegildo Manicardi, rettore dell'Almo Collegio Capranica

Prosegue con successo il ciclo di incontri dal tema “Cristiani a confronto con le prospettive del Concilio Vaticano II”, ospitati mensilmente nella chiesa dello Spirito Santo in Pescara. Così dopo aver già ascoltato gli interessanti approfondimenti del teologo Severino Dianich e dello studioso Ildebrando Scicolone, ieri sera una vasta platea di laici ha assistito all’analisi di monsignor Ermenegildo Manicardi, docente di sacra scrittura e rettore dell’Almo Collegio Capranica di Roma, intervenuto sul tema “Dio: come ascoltarlo davvero?” sullo sfondo della costituzione conciliare “Dei Verbum”.

L'arcivescovo Valentinetti con Mons. Manicardi ed il vicario episcopale per la Pastorale don Giorgio Moriconi

Monsignor Ermegildo Manicardi, nato a Fossoli di Carpi nel 1948, ha studiato presso l’Almo Collegio Capranica di Roma dal 1969 al 1979. Nella Pentecoste del 1975 è stato ordinato presbitero della diocesi di Carpi. Dal 1979 fino al 1997 è stato assistente diocesano dei giovani di Azione Cattolica, poi degli adulti. Nel 1985 è stato nominato direttore spirituale del seminario vescovile.

Il 31 maggio 1980 ha conseguito il dottorato in Scienze bibliche presso il Pontificio Istituto Biblico con una tesi sul Vangelo secondo Marco, che ha raccolto buoni consensi nel mondo accademico. Nel 1979 ha cominciato ad insegnare Esegesi e Teologia del Nuovo Testamento allo Studio Teologico Accademico Bolognese, del quale è stato preside dal 1987 al dicembre 2004. Durante la presidenza si è adoperato in vista dell’erezione dello STAB a facoltà teologica, obiettivo raggiunto il 29 marzo 2004 col riconoscimento della Facoltà Teologica dell’Emilia-Romagna da parte della Congregazione per l’educazione cattolica. Il 7 giugno 2004 è stato nominato rettore del collegio Capranica di Roma e nell’ottobre 2005, così come nell’ottobre 2008, ha partecipato in qualità di esperto agli ultimi due Sinodi dei Vescovi, tenutisi a Roma.

Monsignor Manicardi, il tema al centro della sua relazione è tutto un programma: Dio, dunque, come ascoltarlo davvero?

«Come ascoltare Dio dipende dal modo in cui lui parla. Vorrei sottolineare l’importanza che ha la Scrittura, ma la Parola di Dio non si limita alla Scrittura, parlandoci del creato, del nostro stesso essere immagine di Dio. Quindi per ascoltare, occorre la capacità di leggere la Bibbia, ma non meno quella di partecipare alla liturgia e interrogarci sui contenuti della coscienza. Si tratta di un discorso molto ampio e complesso: penso che tutti gli uomini desiderino sentire la voce di Dio, ma non sono sicuro che tutti gli uomini facciano i passi necessari per sentire il mondo nel quale Dio parla. Dio non parla solo con delle parole: serve più attenzione. I segni dei tempi sono una delle cose più importanti e a questo punto si configura la questione dell’ascolto. Come si fa ad ascoltare Dio che parla? Non si può risolvere il problema semplicemente prendendo in mano un libro e leggerlo pensando di aver capito. La liturgia entra nel cuore dell’uomo non solo nella misura in cui va a messa, ma nella misura in cui si è dato degli strumenti per capire meditando ed interiorizzando».

Dopo aver compreso meglio come ascoltarlo, viene poi anche da chiedersi come Dio si esprime, quali siano i segnali da leggere?

«Solo un grande profeta potrebbe rispondere direttamente a questa domanda. Dio si esprime con tutta la realtà, tutta la realtà è posta in Dio. Certamente attraverso il Vangelo con la sua linea così chiara: ad esempio la scelta dell’amore rivolto anche verso il nemico, è una grande direttiva che copre tutta la lettura della realtà, o nelle letture di San Paolo dove si affronta la questione della coscienza dell’uomo e viene fatto ad un livello così alto che diviene una parola per leggere i segni dei tempi di oggi, che sono certamente molto complessi. Tutti parlano di coscienza, ma probabilmente c’è un dibattito attorno a che cosa sia la coscienza, a quali siano i contenuti insiti nella coscienza».

Come riferimento conciliare di questo incontro pescarese è stata posta la costituzione “Dei Verbum”: qual è la sua rilevanza?

«La costituzione “Dei Verbum” è forse il documento più importante del Concilio Vaticano II, molti sono di questo avviso, in quanto pone l’uomo di fronte alla Parola di Dio lasciando il resto sullo sfondo: di fatto ciò di cui si sta preoccupando Benedetto XVI anche in questo momento così nuovo e interessante. Ma per riflettere meglio sulla “Dei Verbum”, è necessario prendere in esame un altro documento che rimarrà l’ultima esortazione apostolica post-sinodale di Benedetto XVI del 2008 che si chiama “Verbum Domini” che, a circa cinquanta anni dal Concilio e per la prima volta dopo di esso, ha ripreso la riflessione sulla Parola di Dio in un documento che raccoglie l’esperienza del Concilio e la sintesi del Santo Padre».

Lei è docente si Sacra Scrittura e spesso la Scrittura viene interpretata male. Così, in questo periodo storico da molti definito “crepuscolare” il succedersi di fenomeni atmosferici e naturali, come alluvioni o terremoti per non parlare del presunto meteorite precipitato in Russia, alimentano di continuo svariate “profezie” sulla fine del mondo, con tanto di riferimenti biblici: come considerare questo abuso delle Sacre Scritture?

«Francamente non sono così preoccupato. La Sacra Scrittura, anche quando non veniva massicciamente usata dalla gente, veniva comunque devastata da interpreti molto affrettati, pensiamo a tante forme di eresia perfino nell’antichità. Direi che non bisogna avere paura: più ci sono persone che leggono con equilibrio la Bibbia, più la sua interpretazione complessiva sarà equilibrata. Non si può pensare di sconsigliare di leggere la Bibbia, anzi il contrario. Noi, nella celebrazione eucaristica, incontriamo il Signore nel pane e nel vino e lo incontriamo non meno nella sua Parola che, spiegata nella Chiesa, diventa pane domenicale per tantissima gente. E se anche ci sono delle interpretazioni “apocalittoidi”, io non sarei così disperato. Bisogna cercare di contrastare le interpretazioni cattive, diffondendo quelle corrette».

Infine, dunque, come poter utilizzarle e comprenderle adeguatamente la Bibbia?

«Bisogna leggerla così a lungo da comprendere i propri errori interpretativi: l’equilibrio si trova nella complessità e nella totalità della Scrittura, oltre che nel messaggio organico insito nella stessa. Nella Bibbia c’è una frase che dice “Dio non esiste”, cosi io potrei dire che “la Bibbia dice che Dio non esiste”. Ma la totalità mi porta a leggere il rigo precedente che afferma “Dice lo stupido: Dio non esiste”: quindi la totalità è ciò che riporta l’equilibrio».

About Davide De Amicis (2611 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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