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Un Pontificato all’insegna della semplicità

Oggi alle 9.30 ci sarà la Messa di inizio Pontificato di Papa Francesco all’insegna della semplicità. Anche l’anello del pescatore sarà d’argento

Fra poco si svolgerà tra la tomba di San Pietro e il sagrato della basilica, luogo per tradizione del martirio di Pietro, la Messa di inizio del ministero petrino del vescovo di Roma che celebrerà l’inizio solenne del servizio del Papa alla Chiesa universale. Ne ha descritto lo svolgimento nei dettagli Padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa vaticana, nel briefing di ieri. Papa Francesco lascerà la Casa Santa Marta intorno alle 8.45 e salirà sulla jeep o sulla papa mobile per fare un lungo giro intorno alla piazza. Successivamente andrà in sagrestia, allestita vicino alla Pietà, per prepararsi alla celebrazione che inizierà intorno alle 9.30: «La cerimonia – ha reso noto padre Lombardi – incomincerà alla tomba di San Pietro, nel centro della Basilica, sotto l’altare centrale, e si svolgerà sulla piazza che, secondo la tradizione, è anche il luogo del martirio di San Pietro, perché il Circo di Nerone occupava anche questa zona». La messa di oggi, dunque, verrà celebrata tra la tomba e il luogo del martirio di San Pietro, di cui il Papa è il successore.

padre Federico Lombardi, direttore Sala stampa Vaticana

La liturgia verrà celebrata all’insegna della semplicità non prevedendo alcuna processione all’offertorio, il Vangelo cantato solo in greco, e non anche in latino, mentre la Comunione verrà distribuita dai diaconi sul sagrato, e non dal Papa, insieme a 500 sacerdoti in piazza San Pietro. La celebrazione dovrebbe durare in tutto un paio d’ore e si concluderà con la preghiera del Te Deum mentre, non essendo domenica, non ci sarà l’Angelus. E all’insegna della semplicità sarà anche l’anello del pescatore, voluto da Papa Bergoglio in argento dorato, che gli verrà consegnato durante la funzione. Il modello dell’anello, raffigurante San Pietro con le chiavi del Regno dei Cieli, è stato realizzato dallo scultore Enrico Manfrini morto nel 2004.

Intanto il Pontefice ha deciso di confermare il motto “Miserando atque eligendo” e, nei tratti essenziali, anche lo stemma che aveva come arcivescovo, caratterizzato da una lineare semplicità. In quest’ultimo, lo scudo blu è sormontato dai simboli della dignità pontificia, uguali a quello voluti anche dal suo predecessore Benedetto XVI. In alto è raffigurato l’emblema dell’ordine di provenienza del Papa, la Compagnia di Gesù: un sole raggiante e fiammeggiante caricato dalle lettere, in rosso, Ihs, monogramma di Cristo. La lettera H è sormontata da una croce; in punta, i tre chiodi in nero. In basso, si trovano la stella e il fiore di nardo. La stella, secondo l’antica tradizione araldica, simboleggia la Vergine Maria, madre di Cristo e della Chiesa; mentre il fiore di nardo indica San Giuseppe, patrono della Chiesa universale. Nella tradizione iconografica ispanica, infatti, San Giuseppe è raffigurato con un ramo di nardo in mano. Ponendo nel suo scudo queste immagini, il Papa ha voluto esprimere la propria particolare devozione verso la Vergine Santissima e San Giuseppe.

Lo stemma scelto da Papa Francesco, con il motto in basso

Tornando invece al motto di Papa Francesco, “Miserando atque eligendo”, esso è tratto dalle omelie di San Beda il Venerabile, sacerdote, il quale, commentando l’episodio evangelico della vocazione di San Matteo scrive: “Vidit ergo lesus publicanum et quia miserando atque eligendo vidit, ait illi Sequere me” (Vide Gesù un pubblicano e siccome lo guardò con sentimento di amore e lo scelse, gli disse: Seguimi). Questa omelia è un omaggio alla misericordia divina ed è riprodotta nella Liturgia delle Ore della festa di San Matteo. Essa riveste un significato particolare nella vita e nell’itinerario spirituale del Papa. Infatti, nella festa di San Matteo dell’anno 1953, il giovane Jorge Bergoglio sperimentò, all’età di 17 anni, in un modo del tutto particolare, la presenza amorosa di Dio nella sua vita.

Dopo una confessione, si sentì toccare il cuore ed avvertì la discesa della misericordia di Dio, che con sguardo di tenero amore, lo chiamava alla vita religiosa, sull’esempio di Sant’Ignazio di Loyola. Una volta eletto vescovo Bergoglio, in ricordo di questo avvenimento che segnò gli inizi della sua totale consacrazione a Dio nella Sua Chiesa, decise di scegliere, come motto e programma di vita, l’espressione di San Beda “Miserando atque eligendo”, che ha inteso riprodurre anche nel proprio stemma pontificio.

About Davide De Amicis (2701 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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