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Corea: “La guerra non ci sarà perché non conviene”

E’ una fonte cattolica anonima a spiegare perché il temuto attacco nucleare nordcoreano contro gli Usa, non dovrebbe verificarsi

Lo scenario dell'ipotetico conflitto

«La guerra, almeno per ora, non ci sarà. Pyongyang sa benissimo che un atto bellico significherebbe, in un modo o in un altro, la fine della propria esistenza». È questa la dichiarazione rilasciata all’agenzia di stampa AsiaNews da una fonte cattolica che lavora nella Corea del Nord, rimasta anonima per motivi di sicurezza. La fine della Corea del Nord, infatti, significherebbe avere una Corea unita che nessuno vuole: «Non la vuole la Cina – ha spiegato la fonte anonima -, perché ha paura di vedersi arrivare in casa milioni di esuli che non mollano l’ideologia comunista. Non la vogliono gli Stati Uniti, che perderebbero un enorme mercato per la vendita di armi. Non la vuole il Giappone, che teme una concorrente ancora più agguerrita».

Del resto, secondo l’informatore cattolico, lo status quo è creato da quelli stessi attori che, dopo la Guerra di Corea, si sono resi conto di poter trarre degli enormi vantaggi dalla divisione. A conferma di ciò, va detto che la sola Pechino possiede la stragrande maggioranza dell’economia nordcoreana e la parte nord di quel Paese è considerata quasi una provincia cinese. Mentre dal canto suo Washington ha potuto dispiegare migliaia di soldati che rappresentano un avamposto strategico di grande importanza per l’egemonia nell’Asia-Pacifico.

Kim Jong Un, leader e dittatore della Corea del Nord

Certo, nell’ultima settimana il tono delle minacce e della retorica bellica della Corea del Nord è aumentato in maniera rilevante fino a ieri, quando il governo di Pyongyang ha annunciato di aver acconsentito ad intraprendere un attacco nucleare contro gli Stati Uniti dopo aver spostato, stamani, un missile atomico sulla costa orientale che potrebbe puntare gli Usa. Washington, da parte sua, ha replicato annunciando lo schieramento del sistema anti-missile nelle sue basi di Guam: «I venti di guerra che spirano in questi giorni fra Nord e Sud – ha sottolineato la fonte anonima cattolica – hanno però spaventato anche la popolazione media sudcoreana. Di solito non si lasciano intimorire, sono abituati alle sparate militariste e ideologiche del regime dei Kim. Ma ora l’angoscia si sente anche per strada: il nuovo dittatore Kim Jong-un non è ben conosciuto come suo padre o suo nonno, e la situazione interna di quel Paese è talmente disperata che nessuno più si stupirebbe, nel vedere che preferiscono il suicidio bellico a una lenta morte per inedia».

Anche un sacerdote di Seoul ha confermato i timori: «Proprio la situazione interna – ha riflettuto il presbitero – potrebbe portare alla decisione di aprire un conflitto. Kim Jong-un è giovane e non ha il pieno controllo del suo apparato militare, mentre la gente comune muore di fame e i lager si riempiono sempre di più. Il dittatore non vuole perdere il potere e potrebbe decidere che è meglio morire in guerra piuttosto che subire un colpo di Stato, militare o civile che sia».

About Davide De Amicis (2509 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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