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“Esperienza, fede, conoscenza per vivere la fede”

Si chiama “Esperienza fede conoscenza: per vivere la fede nel nostro tempo” l’ultimo libro del professor Marcello Paradiso, docente di teologia dogmatica

Il professor Domenico Paoletti

Si chiama “Esperienza fede conoscenza, per vivere la fede nel nostro tempo”, edito da Cittadella, il nuovo libro del professor Marcello Paradiso, docente di teologia dogmatica presso l’Istituto superiore di Scienze Religiose “Giuseppe Toniolo” di Pescara oltre che dell’Istituto teologico Abruzzese e Molisano. L’esperto, che in passato ha già dato alle stampe altri volumi teologici, nei giorni scorsi ha presentato la sua ultima opera proprio presso l’Istituto “Toniolo” di Pescara, alla presenza di tanti studenti e appassionati. Ha presentato e recensito il suo ultimo libro Padre Domenico Paoletti, preside della Facoltà Teologica “S.Bonaventura” di Roma: «Si tratta – ha spiegato lo studioso – di un libro prezioso, perché presenta la fede nelle diverse articolazioni. Una fede che parte da un’esperienza aperta alla persona e diventa comunione, incontro e star bene. È un’opera che si indirizza a tutti, specie a chi vuol fare un cammino serio di vita cristiana e approfondire la fede».  Scrivendola, l’autore si è confrontato con maestri di teologia del calibro del Papa emerito Ratzinger, ma anche di Bartle e molti altri. Un libro del quale abbiamo conosciuto i suoi tratti distintivi, intervistando il suo autore.

La copertina del libro

Professor Paradiso, da cosa nasce il suo ultimo libro “Esperienza fede conoscenza”?

«Nasce dalla volontà di dare un contributo di riflessione per questo anno della fede e, allo stesso tempo, per contribuire alla riflessione all’interno delle nostre comunità, per il cammino della fede di tutti. Il libro ha un taglio scientifico e teologico perché costringe a fare qualche riflessione in più, in quanto si fa riferimento ad autori e voci importanti del Novecento, arrivando a comprendere il pensiero teologico di questo periodo storico».

Quali sono i grandi autori citati e qual è il filo conduttore dell’opera?

«L’autore di riferimento è certamente uno dei giganti del Novecento sul piano teologico, lo svizzero Hans Von Balthasar, scomparso nel 1988. E poi vi è rappresento il pensiero di altri suoi contemporanei cattolici come Kasper, nonché di altri autori protestanti con i quali i teologi cattolici sono sempre stati in dialogo e in apertura feconda sui temi fondamentali della nostra fede, quali Bartle, Pannenberg, Tillich e Bultmann».

A quali riflessioni, quest’opera, vuol portare a chi la legge?

«Il libro offre degli spunti per cercare di mentalizzare la fede, il suo contenuto e in qualche modo vuole offrire un quadro sintetico della fede, stabilendo cos’è la fede per la vita cristiana: per questo c’è un capitolo dedicato all’esperienza di fede. La vita cristiana è un’esperienza di fede che si incarna nell’esperienza umana. Questo mi sembra il cuore del testo che si apre con una riflessione di Joseph Ratzinger, scritta in un saggio di quaranta anni fa nel quale l’attuale Papa emerito si chiedeva cos’è la fede per l’uomo di oggi, e si chiude con un bellissimo saggio di Von Balthasar ovvero con una sintesi di un suo saggio incentrato sulla testimonianza della carità, come la via per la credibilità della nostra vita cristiana per la credibilità della nostra fede. Tra questi due “giganti” si svolge tutto il percorso di riflessione del testo».

Professore, dal suo punto di vista, quale sollecitazioni intendeva dare e qual è stato il valore aggiunto offerto dall’opera?

«Il valore specifico aggiunto è proprio quello l’intendere la fede come un’esperienza: ecco il titolo “Esperienza fede conoscenza”. La fede vive tra l’esperienza di Cristo e l’esperienza umana. La fede non è qualcosa di aggiunto o sovrapposto, ma che si incarna nella realtà quotidiana altrimenti non è fede. Su questa tesi ho cercato di insistere, sperando di esserci riuscito».

Quali sono le conclusioni di questo libro?

«Quest’opera, di fatto, si chiude aprendo ad una riflessione ulteriore: dobbiamo continuare a scavare nella fenomenologia della fede, cercando di ricostruirla continuando ad analizzarla fino a presentare una sintesi sempre più plausibile della fede cristiana, per proporla a chi se ne sento lontano».

Come leggere l’anno della fede, nell’ottica di questo grande cambiamento della Chiesa impresso dall’elezione di Papa Francesco?

«L’anno della fede, come scopo, avrebbe quello di riprendere i documenti del Concilio Vaticano II, aiutati dal Catechismo della Chiesa Cattolica. Mi sono reso conto che sia l’approccio ai documenti del Concilio, come pure al testo dottrinale del Catechismo della Chiesa Cattolica non può prescindere da un’iniziale riflessione su che cos’è la fede e su cosa significa viverla. Siamo dentro ad una triade: Concilio Vaticano II, Catechismo della Chiesa Cattolica e atto di fede. Bisogna così capire come il nostro vivere la fede può leggere ed incarnare gli insegnamenti e la dottrina della Chiesa, attualizzandola. Il Papa emerito ed il nuovo Papa, si muovono all’interno di questa triade, perché sono certamente persone di grandissima fede ed entrambi sono figli del Concilio Vaticano I, essendo anche fortemente agganciati alla dottrina ed al Catechismo della Chiesa».

Professore, infine qual è il suo auspicio in vista della conclusione dell’Anno della fede?

«Il mio auspicio è che le nostre comunità cristiane, riscoprano un senso sempre più autentico e credibile della loro fede».

About Davide De Amicis (2508 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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