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Boston, dolore e fraternità

L’attentato alla maratona di primavera non ha ancora un nome. Tre morti, tanti feriti, cinque bombe inesplose e tanta solidarietà

«Mentre si susseguono le notizie che ci informano tristemente di morti e feriti vi chiediamo di rivolgervi al Signore, di pregare per loro e per i loro cari, affinché possano ricevere la consolazione dello Spirito Santo, la grazia di Dio e l’abbraccio della Madonna».

Questo il messaggio diffuso sul web dal cardinale Sean Patrick O’Malley, arcivescovo di Boston. Un tweet di preghiera e di attesa per le vittime dei due ordigni esplosi poco prima delle tre del pomeriggio di lunedì 15 aprile (ora locale), durante la tradizionale maratona di inizio primavera, uccidendo tre persone, tra cui un bambino di otto anni.

Dalle prime indagini non è ancora possibile sapere chi sia il singolo responsabile o il gruppo che ha messo in campo l’atto criminale. Sembra certo, invece, che la “scena di guerra” sarebbe potuta essere più atroce, per le cinque bombe trovate inesplose nascoste in sacche e per l’orario dell’accaduto, «se quelle bombe fossero scoppiate prima – ha raccontato al Sir Bob Maloney, un sacerdote della chiesa Our Lady of the Victories, a quattrocento metri dall’esplosione – avrebbero potuto causare ancora più vittime».

Come spesso accade, però, i tristi momenti di sofferenza sono accompagnati da storie che riscaldano il cuore, da altruismo e solidarietà. I primi soccorsi sono arrivati proprio dagli atleti, dei 23mila 17mila avevano già tagliato il traguardo, e decine di podisti hanno continuato la corsa oltre l’arrivo per raggiungere il Mass General hospital e donare il proprio sangue. Molti bostoniani sono usciti in strada con acqua, cibo e coperte per i maratoneti e alcuni ristoranti hanno messo fuori il cartello “entrate e pagate solo se potete”.

Insomma si può uccidere una vita, ma non la fraternità.

 

About Simone Chiappetta (426 Articles)
Direttore responsabile del notiziario online "Laporzione.it" e responsabile dell'Ufficio per le Comunicazioni Sociali dell'Arcidiocesi di Pescara-Penne. Laureato in Scienze della Comunicazione sociale e specializzato in Giornalismo ed Editoria continua la ricerca nell'ambito delle comunicazioni sociali. Ha collaborato con quotidiani di cronaca locale e ha coordinato negli ultimi anni la pagina diocesana di Avvenire.
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