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“L’uomo custode di Dio, custodito da Lui nella Chiesa”

Lo ha detto ieri monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, aprendo il convegno nazionale delle Presidenze diocesane Ac

Mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto

«Il termine che nella Bibbia corrisponde meglio all’idea di responsabilità è forse quello di custodia». Lo ha affermato ieri monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, aprendo il Convegno nazionale delle presidenze diocesane di Azione Cattolica a Roma, davanti ad una platea di oltre 800 responsabili associativi, approfondendo il tema “Custodire e coltivare la vita. Perché essere corresponsabili?”. È stata ampia la riflessione del relatore, che ha fatto costanti riferimenti alla Scrittura oltre a numerose citazioni del magistero pontificio, del Concilio e dei padri della Chiesa.

Il logo del Convegno 2013

Sono stati tre, in particolare, i “capitoli” in cui si è sviluppata la riflessione, ovvero l’uomo come custode del creato, come custode dell’altro e come custode di Dio: «Il creato – ha sottolineato monsignor Forte – è affidato all’uomo perché lo custodisca e il fine del creato non può essere altro che quello dello stesso atto creatore: la gratuità dell’amore, la pura, diffusiva bellezza d’amare. Creato per amore, l’uomo è destinato a realizzarsi nella pienezza dell’amore: la gratuità che ne è l’origine, ne è non di meno il senso».

Questa “etica della custodia” del creato si esprime, secondo l’arcivescovo, in tre forme fondamentali quali il lavoro, il rispetto e la festa. E proprio da questi ultimi, il relatore ha estrapolato una serie di impegni per l’Azione Cattolica: «Ma l’uomo – ha avvertito il presule – è anche custode dell’altro, fratello in umanità davanti all’unico Padre. L’essere creati dall’unico Dio ci rende uniti in un vincolo di fraternità, che ci chiama a essere custodi l’uno dell’altro, passando da una filosofia dell’io a una filosofia del Tu. Occorre dunque mettersi in ascolto dell’Altro, aprirsi all’avvento del Tu. Ciò comporta il riferimento all’“etica della trascendenza: ma non c’è etica senza trascendenza, non c’è etica senza gratuità e responsabilità e non c’è etica senza solidarietà e giustizia».

Non da ultimo, il vescovo si è poi soffermato a riflettere sull’uomo quale custode di Dio, custodito da Lui nella Chiesa dell’amore: «Una Chiesa – ha chiarito l’arcivescovo di Chieti-Vasto – intesa quale dono e grazia (“la Chiesa non si inventa né si produce, si riceve”), come mistero (“dono divino e comunione fraterna vivificata dallo Spirito, la Chiesa va riconosciuta con gli occhi della fede”), e come “comunità impegnata nella storia” (“il Verbo si è fatto carne, entrando fino in fondo nelle contraddizioni dell’esistenza umana e nella morte”), così “la Chiesa dell’amore dovrà farsi presente fino in fondo a tutte le situazioni umane, per contagiare in esse la forza e la pace del Redentore dell’uomo».

Ma la Chiesa viene definita altrettanto comunione dei santi, nella varietà dei carismi e dei ministeri suscitati dallo Spirito: «Per concretizzare tale comunione nella storia – ha concluso l’arcivescovo Bruno Forte – è però necessario che siano pronunciati tre “no” e tre “sì”. No al disimpegno, no alla divisione e no alla stasi o alla nostalgia per il passato; , invece, alla corresponsabilità, al dialogo fraterno rispettoso delle diversità, e alla continua e necessaria purificazione e riforma della Chiesa stessa».

About Davide De Amicis (2508 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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