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“Un nuovo umanesimo per la rinascita civile italiana”

Lo ha invocato il gesuita Padre Bartolomeo Sorge, intervistato da La Porzione.it, intervenuto a Pescara per riflettere sull’Anno della fede

Padre Bartolomeo Sorge fu ordinato sacerdote nel 1958, si formò a Milano, in Spagna e successivamente a Roma. Nel 1966 entrò nella redazione de “La Civiltà Cattolica”, quindicinale della Compagnia di Gesù e ne divenne direttore nel 1973, succedendo a padre Roberto Tucci.

Collaborò alla stesura di “Octogesima adveniens”, documento pontificio firmato da papa Paolo VI sull’azione della comunità cristiana in campo politico, sociale ed economico. Negli anni ottanta si attivò, con conferenze tenute in varie città d’Italia, per promuovere nei cattolici una nuova identità culturale e un nuovo ruolo politico, con l’obiettivo di una “rifondazione” della Democrazia Cristiana. Si è sempre battuto contro l’integrismo di alcuni movimenti cattolici, che al convegno “Evangelizzazione e promozione umana”, svoltosi nel 1976, aveva definito «il tarlo del Vangelo».

Lasciata la direzione di Civiltà cattolica nel 1985, dal 1986 al 1996 diresse l’Istituto di Formazione Politica Pedro Arrupe di Palermo. All’interno di questo Istituto, insieme a padre Ennio Pintacuda, sostenne la cosiddetta Primavera palermitana di Leoluca Orlando e del suo movimento La Rete, ma allontanò Pintacuda nel 1992 dall’Istituto proprio per essersi troppo avvicinato al movimento.

Il pubblico intervenuto

Dal 1997 vive a Milano, presso il Centro San Fedele, di cui è stato il responsabile dal giugno 1998 al settembre 2004. È stato anche direttore delle riviste “Popoli” fino al 2005 e “Aggiornamenti Sociali” fino a tutto il 2009. Attualmente è direttore emerito della rivista Aggiornamenti Sociali e tiene numerose conferenze in Italia e all’estero. Tra le varie conferenze che lo hanno visto protagonista, l’ultima in ordine di tempo è stata quella svoltasi martedì presso la parrocchia del Cristo Re, a Pescara Colli, dove il gesuita è intervenuto sul tema “Anno della fede: Dio parla ancora al cuore dell’uomo” alla presenza di un folto pubblico e de “La Porzione.it”, che ha potuto raccogliere le sue impressioni in un’intervista.

Padre Sorge, al centro del suo intervento c’è la presenza di Dio che, nell’Anno della fede, parla ancora al cuore dell’uomo: ma cosa gli dice in questo particolare momento di crisi?

«La crisi che stiamo vivendo è una crisi soprattutto culturale e antropologica. Per cui è vero che l’economia e la politica vanno male, però la radice della crisi di transizione che stiamo vivendo è soprattutto di natura antropologica: è in dubbio la stessa concezione della persona umana. In questo momento, abbiamo bisogno di una luce che non si imponga, ma faccia comprendere meglio la grandezza della persona umana, faccia capire perché l’economia e il mercato devono essere al servizio dell’uomo. Questa non è una cosa astratta, perché l’uomo è la dignità più grande della creatura che si possa avere quaggiù. La fede rafforza questi capisaldi della vita civile. A me ha sempre fatto impressione che se io prendo i primi dieci articoli della Costituzione repubblicana e guardo poi i titoli del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, dove con la fede si illumina l’economia, la storia e la politica, essi si equivalgono. La stessa cultura laica, ispirata ad un’antropologia trascendente, arriva a fondare gli stessi valori della convivenza civile che vengono rafforzati da uno sguardo di fede. Quando sono in crisi questi pilastri, c’è più bisogno di una rinascita della fede».

Questa crisi ha decretato il fallimento di un determinato modo di impostare l’economia. Come cambiarla?

«Bisognerebbe trovare il modo di unire la produttività con la solidarietà, perché il sistema capitalistico ha dimostrato di riuscire a produrre ricchezza, ma l’economia di mercato non ha in sé la possibilità della redistribuzione giusta fra tutti: i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Quindi, l’intervento da attuare non deve essere quello di togliere la libertà di mercato, ma di fare in modo che sia rispettata la produttività trovando la garanzia della ridistribuzione del bene prodotto, in forma equa, fra tutti».

Inoltre anche la politica, della quale lei ha criticato il sistema partitico, ha dimostrato la sua inefficacia: da dove ripartire?

«Bisogna ripartire dal “pavimento”. C’è bisogno di un nuovo umanesimo, perché la nuova civiltà nascerà da un nuovo umanesimo: le strutture verranno dopo. È un’illusione che rinnovando le strutture nasca una società diversa. Possiamo avere le strutture più moderne, ma se non c’è una nuova civiltà, un nuovo umanesimo, un nuovo modo di capire, l’uomo e la fraternità non stanno in piedi».

È dunque questa la riforma più necessaria, visto che in questi giorni si parla molto di riforme?

«Ricominciamo dalla nostra Costituzione, prendiamo quei valori fondamentali di ogni convivenza civile e su di essi ricostruiamo le istituzioni aggiornandole, ma se non lo si farà basandosi sul primato della persona e dell’etica, costruiremo sulla sabbia».

Dunque, in questo scenario difficile come si configura la Chiesa di Papa Francesco, la Chiesa di un Papa gesuita?

«Si configura come la Chiesa del Concilio, perché la cosa strana è che questo Papa non sta inventando un nuovo modo di fare la Chiesa, ma sta risvegliano gli orientamenti che il Concilio aveva già dato: ci riporta al Concilio».

About Davide De Amicis (2464 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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