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Cinque azioni decise contro la violenza sulle donne

Formare l’opinione pubblica,inasprire le pene, responsabilizzare le forze dell’ordine e tutelare le donne migranti. E’ questo il piano proposto dal Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa Muižnieks

Cinque azioni concrete e concertate per proteggere in modo più efficace le donne dalla violenza. Le ha indicate Nils Muižnieks, commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, definendo questo tipo di violenza una delle più gravi e diffuse violazioni dei diritti umani che si verificano ogni giorno nel continente: «Solo nelle ultime tre settimane – ha osservato il Commissario – cinque donne sono state uccise in Austria, Italia, Spagna e Ucraina».

Nils Muižnieks, Commissario per i diritti umani del consiglio d'Europa

Aperta alla firma dal maggio 2011, la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica è stata ad oggi ratificata soltanto da Albania, Italia, Montenegro, Portogallo e Turchia, ma per entrare in vigore ha bisogno della ratifica di altri cinque Paesi: «Tuttavia – ha precisato Muižnieks -, le sole ratifiche non saranno risolutive per questo complesso fenomeno. Devono seguire azioni concrete e concertate. In primo luogo responsabili politici, opinion makers, personalità pubbliche, in particolare uomini, devono prendere l‘iniziativa di condannare la violenza contro le donne e usare la propria influenza sull‘opinione pubblica per promuovere un cambiamento culturale. Occorre, inoltre, perseguire in modo più efficace gli autori dei reati: le donne vittime di violenza non sono al sicuro fino a quando i colpevoli sono liberi di aggredirle di nuovo».

Spesso, sottolinea Muižnieks, le donne che hanno già subito e denunciato violenze muoiono senza avere ricevuto adeguata protezione. Di qui il richiamo alla responsabilità e la necessità di formazione di due attori chiave, come personale sanitario e polizia, i primi ad incontrare le situazioni di violenza. Il commissario chiede inoltre una speciale attenzione per la particolare vulnerabilità delle donne migranti, meno propense a denunciare le violenze alla polizia. L‘ultimo elemento, forse il più importante, è l‘istruzione: «Gli Stati europei – ha concluso Nils Muižnieks, il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa – devono investire di più in tutte le forme di educazione e sensibilizzazione, a partire dalla prima infanzia, se vogliono davvero fare i conti con le cause del comportamento maschile violento, spesso fondato su culture di machismo e radicati modelli di patriarcato. Senza educazione, tutte le altre misure volte ad estirpare la violenza contro le donne non potranno avere successo».

About Davide De Amicis (2487 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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