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“Siate voi i protagonisti per un mondo migliore”

E’ questa l’esortazione rivolta ieri sera ai giovani, da Papa Francesco, nel corso della veglia della Gmg sul palco di Copacabana

Un lungo, grande appello al cuore di ciascuno degli oltre 2 milioni di giovani presenti alla Veglia sulla riva del mare a Copacabana: lo ha rivolto ieri sera  Papa Francesco, nella sua riflessione, con diversi passaggi “fuori testo”. Un discorso che ha rivolto pressanti domande esistenziali ai giovani, a partire da quanto si lascino interrogare da Gesù, dal suo invito a farsi discepoli, ad annunciare il Vangelo ai vicini e ai lontani, a quanto si “allenino” a questa missione. Così dopo aver ricordato che la Veglia avrebbe dovuto tenersi al “Campus fidei”, divenuto inagibile per le piogge, Papa Francesco ha ripreso il tema del “campo” per una catechesi a episodi successivi.

Il primo è stato quello del “campo come luogo in cui si semina”, e tale azione è la Parola di Dio che cerca di entrare nel cuore di ciascuno. Il secondo, l’immagine del campo come luogo di allenamento; e il terzo, il campo come cantiere. Introducendo il concetto del campo come luogo in cui “si semina”, Papa Francesco ha spiegato che i frutti vengono quando i semi “cadono su terra buona”: «Questo campo della fede – ha sottolineato il Papa – è il cuore di ognuno di voi, è la vostra vita. Ed è nella vostra vita che Gesù chiede di entrare con la sua Parola, con la sua presenza».

Da qui l’invito, pressante e ripetuto più volte, di fare spazio a Gesù, perché ciascuno possa essere quel terreno buono di cui Lui ha bisogno. Ha poi invitato a essere cristiani non part-time, ma autentici. Parlando dell’“allenamento” necessario per poter annunciare Gesù, ha affermato che lo sforzo richiesto è notevole ma che il premio è un futuro con Lui che non avrà fine, la vita eterna. A questo punto ha chiesto ai giovani quali fossero gli strumenti di questo “allenamento”: la sua risposta è stata il colloquio quotidiano con Dio, la preghiera. E poi i sacramenti, e poi l’accogliere, l’aiutare gli altri, ogni persona, senza escludere, senza emarginare nessuno.

Un grande appello, questo di Papa Francesco, a una Chiesa che attraverso i giovani si apra alle “frontiere esistenziali”, come le chiama, dove si trovano vari tipi di esperienze umane, alcune belle, altre drammatiche. Venendo all’esempio del “cantiere”, Papa Francesco ha voluto infine incoraggiare i giovani ad aprirsi ad una realtà più grande, che va oltre l’esperienza della propria parrocchia, della propria associazione: quella della Chiesa. Ha ricordato che nella Chiesa, con i preti e i religiosi, anche i giovani non sono mai soli, ma fanno parte di una famiglia che sta facendo lo stesso cammino. Ha così chiesto se davvero i giovani vogliono essere costruttori della Chiesa, esortandoli ripetutamente non solo a sentirsi Chiesa ma ad essere pietre vive della Chiesa. Ha poi ricordato che Gesù ci chiede che la sua Chiesa vivente possa contenere tutti e così, facendo breccia nella generosità del cuore dei giovani, li ha invitati a rispondere: “Sì, io voglio andare, voglio essere costruttore della Chiesa di Cristo”.

Avviandosi alla conclusione della sua meditazione, Papa Francesco ha poi osservato: «Nel vostro cuore giovane c’è il desiderio di costruire un mondo migliore. Io seguo con attenzione i giovani che, nel mondo, vogliono essere protagonisti. Per favore – ha invocato il Ponrtefice – non lasciate che gli altri siano i protagonisti, ma siate voi i protagonisti. Attraverso di voi entra il futuro nel mondo. Ecco perché, vi chiedo di essere protagonisti per vincere l’apatia e costruire il futuro. Lavorate per un mondo migliore, entrate nella vita e fate come ha fatto Gesù. Faccio una domanda: ma da dove incominciamo, a chi chiediamo per fare questo? È quello che chiesero a Madre Teresa. E lei rispose “da voi e da me. E adesso ciascuno in silenzio si domandi. Si deve cominciare da me? Da dove incomincio? Ciascuno parli al suo cuore, perché Gesù possa dirvi da dove incominciare». Dopo aver lasciato un attimo di silenzio e di meditazione, colto dai giovani di Copacabana, Papa Francesco ha concluso: «Voi, giovani, siete il campo della fede. Siete gli atleti di Cristo. Siete i costruttori di una Chiesa più bella e di un mondo migliore». Un invito e un augurio che i giovani hanno accolto con un grande applauso.

About Davide De Amicis (2468 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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