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Affidi: in Europa solo uno su tre va a buon fine

E’ il dato principale emerso nel corso di un convegno sul tema, organizzato dalla Fondazione Zancan a Padova

In Europa, nei Paesi che più vi hanno investito, solo un terzo degli affidi ha buoni esiti, con il rientro in famiglia, mentre negli altri casi, quando va bene, non ci sono miglioramenti nella condizione del minore. È questo uno dei dati emersi nell’incontro dedicato al tema “Le forme dell’affido in Europa: cosa sappiamo degli esiti e delle condizioni di efficacia?”, organizzato a Padova dalla Fondazione Emanuela Zancan con l’associazione internazionale per la valutazione di esito in area infanzia e famiglia, la Fondazione Paideia di Torino e l’International Foster Care Research Network: «I contributi italiani – ha spiegato Klaus Wolf, dell’Università di Siegen, in Germania – evidenziano tutta la difficoltà nel gestire la transizione dall’affido ideale alle diverse accoglienze familiari o residenziali a seconda dei problemi. Così, una valutazione degli esiti è difficile, proprio per l’assenza di verifiche sistematiche. Ma esperienze come quella d’Inghilterra, Belgio, Paesi Bassi e Svezia dicono che spesso gli affidi non vanno a buon fine, producono sofferenza, perché non tengono fede alle aspettative, non perché manchi la motivazione, e non si riduce la conflittualità con famiglie di origine».

Spesso, inoltre, l’esperienza di accoglienza viene interrotta, costringendo tutti a ricominciare daccapo e creando un effetto indesiderato di “carriera” nell’affido. In base ai dati del Centro di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza, proviene da altre collocazioni quasi il 53% dei bambini: il 14% viveva in un’altra famiglia affidataria, circa l’11% in struttura residenziale. Tre affidi su quattro, il 76%, in Italia sono di fonte giudiziaria: «Questo significa, ha precisato Cinzia Canali, ricercatrice della Fondazione Zancan – che i servizi sociali non riescono a intervenire prima che la situazione sia tanto grave da rendere necessario l’intervento del giudice. È evidente, dunque, che la capacità dei servizi deve aumentare notevolmente».

Lo conferma il professor Klaus Wolf: «Gli spazi di innovazione – ha concluso l’esperto tedesco – sono considerevoli e dipendono soprattutto dalle capacità professionali di affrontare con coraggio le questioni proprie degli esiti delle scelte fondate su migliori evidenze. A partire dagli esiti sarà più facile capire perché le cose funzionano o non funzionano. Sarà più facile capire come attivare le diverse competenze professionali, con soluzioni inedite, senza replicare gli errori e senza dare per scontato che un buon mezzo possa dare gli esiti sperati, se non è commisurato alla natura dei problemi da affrontare».

About Davide De Amicis (2531 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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