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“Il matrimonio precede lo Stato e la stessa Chiesa”

Lo ha affermato ieri il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, aprendo i lavori del Consiglio episcopale permanente

L’apertura sull’incontro col Papa nel maggio scorso e le sue “tre precise direttive” alla Chiesa italiana, quindi la Giornata Mondiale della Gioventù di Rio con il ricco insegnamento sull’annuncio del Vangelo ai giovani e ai lontani, e infine le questioni internazionali e la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna: sono stati questi i principali contenuti della prolusione che il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, ha proposto al Consiglio episcopale permanente che si è aperto ieri pomeriggio a Roma.

Card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei

Richiamando dunque l’incontro in San Pietro durante l’assemblea di Maggio, quando Papa Francesco ha abbracciato con grande affetto uno ad uno i quasi trecento vescovi presenti, il cardinale ha voluto ricordare in apertura di prolusione proprio le indicazioni che la Chiesa italiana ha avuto dallo stesso Pontefice in quel momento: «Tali indicazioni – ha esordito il cardinal Bagnasco – riguardano in particolare il dialogo con le istituzioni culturali, sociali e politiche che il Papa ha confermato essere compito di noi Vescovi, poi di come rendere forti le Conferenze Episcopali Regionali perché siano voci delle diverse realtà e infine del numero delle Diocesi italiane, tema sul quale ha lavorato un’apposita Commissione episcopale, su richiesta della competente Congregazione per i Vescovi».

Il discorso, successivamente, si è spostato sulla crisi sociale attualmente in atto: «C’è un “virus” – ha spiegato il presidente della Conferenza episcopale italiana – che si è diffuso nel suolo umano, che lo sta impoverendo e svuotando di relazioni: questo virus è l’individualismo, una radice avvelenata che non sempre è presa nella debita considerazione». L’immagine del “virus” usata è molto forte e illustra la condizione dell’uomo contemporaneo, che finisce per diventare “di sabbia”, una figura fluida con una pesante sensazione di stanchezza: «E’ schiacciato – ha riflettuto il cardinale – dall’urgenza di farsi da sé in una competizione continua e lo Stato, sul piano giuridico, si trasforma in una sorta di nobile notaio dei desideri, delle istanze e forse delle pretese dei singoli.

L’allarme è per una condizione umana segnata da una prospettiva autoreferenziale, insofferente ai legami, che porta con sé un carico di violenza che anche i drammatici fatti di cronaca, sempre più numerosi, testimoniano a partire dalla violenza sulle donne. Ci sembra che l’opinione pubblica abbia cominciato una specie di rimonta su questo versante culturale, riscontrando gli esiti catastrofici sul piano sociale, economico e politico. La società italiana, alle prese con una crisi economica che non si attenua, è chiamata a uno sforzo speciale per tornare a una civile e serena convivenza. Occorre recuperare la cultura dell’incontro e dei legami che un tempo era il tessuto della vita e rendeva solida ed affidabile la società intera».

Il presidente dei vescovi italiani ha quindi collegato questa solidità al ruolo svolto dal microcosmo della famiglia, senza il quale è impossibile vivere il microcosmo della società e del mondo: «Del resto, la gravità della situazione – ha sottolineato l’alto prelato – è sotto gli occhi di tutti: non ci si può illudere che tutto sia nuovamente a portata di mano come prima: grande impegno viene profuso dai responsabili della cosa pubblica, ma i proclamati segnali di ripresa non sembrano dare, finora, frutti concreti sul piano dell’occupazione che è il primo, urgentissimo obiettivo. Ogni passo è benvenuto, ma l’ora esige una sempre più intensa e stabile concentrazione di energie, di collaborazioni, di sforzi congiunti senza distrazioni, notte e giorno. Ogni atto irresponsabile, da qualunque parte provenga, – ha alluso il cardinal Bagnasco in riferimento alla delicata situazione politica italiana – passerà al giudizio della storia».

Dopo aver ricordato l’impressionante percentuale del 37,3% dei giovani disoccupati, costretti a farsi emigranti impoverendo conseguentemente il Paese di giovinezze e competenze, il presidente della Cei ha richiamato le parole del Papa a Cagliari, quando ha affermato “Dove non c’è lavoro, manca la dignità”. Di fronte alla disoccupazione, così diffusa e pesante, ha poi lanciato un messaggio: «Da Pastori, non abbiamo ricette di ordine tecnico – ha precisato l’arcivescovo di Genova -: ma sappiamo che la macchina del Paese ha un cuore e un motore. Ed è nostra ferma convinzione che sia la famiglia, fondata sul matrimonio di un uomo e una donna, grembo della vita, cellula sorgiva di relazioni, primordiale scuola di umanità».

Per il cardinal Bagnasco, quindi, un impegno speciale deve essere posto proprio al suo sostegno, a partire dal riconoscimento del “fattore famiglia” quale strumento fiscale di restituzione di quanto la famiglia produce in termini di benessere generale: «Il patrimonio umano, che è la famiglia naturale – ha ribadito il porporato – è un bene insostituibile e incomparabile che deve essere custodito, culturalmente valorizzato e politicamente sostenuto, motivando il coinvolgimento giuridico dello Stato che riconosce con ciò come in ogni famiglia è in causa il bene comune sul duplice versante della continuità e della tenuta del tessuto sociale».

Proseguendo il discorso circa la nozione di famiglia, a fronte di tentativi di legalizzare i matrimoni omosessuali, il cardinale ha quindi richiamato le parole del Papa laddove ha affermato che l’essenza dell’essere umano tende all’unione di un uomo e una donna come reciproca realizzazione, attenzione e cura, e come il naturale cammino per la procreazione. Ciò conferisce al matrimonio rilevanza sociale e carattere pubblico: «Il matrimonio – ha affermato il cardinale – precede lo Stato, è la base della famiglia, cellula della società, anteriore ad ogni legislazione e anteriore alla stessa Chiesa. Pertanto, ha proseguito, il matrimonio costituito da un maschio e una femmina, non è la stessa cosa dell’unione di due persone dello stesso sesso e pertanto distinguere non vuol dire discriminare.

Nessuno, ad esempio, discute il crimine e l’odiosità della violenza contro la persona, qualunque ne sia il motivo: tale decisa e codificata condanna, coniugata con una costante azione educativa, dovrebbe essere sufficiente in una società civile. In ogni caso nessuno dovrebbe discriminare, né tanto meno incriminare in alcun modo, chi sostenga ad esempio che la famiglia è solo quella tra un uomo e una donna fondata sul matrimonio, o che la dimensione sessuata è un fatto di natura e non di cultura».

Il Consiglio episcopale permanente della Cei

Nella prolusione, c’è stato spazio anche per il tema dei giovani e l’annuncio missionario, ricordando come proprio dalla Gmg di Rio de Janeiro sia stato possibile cogliere la vicinanza dei giovani di tutto il mondo ai loro pastori: «Lo sono con simpatia – ha notato il presidente della Cei – anzi con affetto, hanno fiducia e vedono nella Chiesa la loro famiglia. Da qui la ricambiata fiducia con la quale l’annuncio del Vangelo possa essere portato alle periferie, perché il discepolo missionario è un decentrato: il centro è Gesù Cristo che convoca e invia».

Infine, nella parte di prolusione dedicata allo scenario internazionale, il cardinal Bagnasco ha sottolineato le aperte e continue forme di discriminazione e intolleranza, specialmente contro i cristiani, che si vanno intensificando ultimamente. Dopo aver espresso solidarietà e impegno di preghiera per i molti fratelli e sorelle perseguitati ha richiamato le sofferenza della Siria, con le migliaia di vittime e i due milioni di profughi, insieme al perdurante stato di tensione un po’ in tutto il Medio Oriente: «Che il Signore doni saggezza ai responsabili delle Nazioni – ha aggiunto l’alto prelato -, sapendo che la guerra non produce la pace, ma genera violenza, odio, vendetta.

Non possiamo dimenticare la recente visita del Papa a Lampedusa, meta di disperazione e di speranza per molti. Essa ha riproposto la logica delle beatitudini e del giudizio davanti a Dio, “ero straniero e mi avete accolto” (Mt 25,35), e ripresenta alla coscienza europea un dramma che nessuno Stato membro può eludere: Lampedusa, e in genere l’Italia, è la porta dell’Europa, cioè la porta di casa. Ma, altresì, il Papa ha sollecitato le Nazioni più ricche a riconsiderare le ferite di molti popoli senza girare lo sguardo dall’altra parte, come accadde nella parabola del samaritano».

About Davide De Amicis (2686 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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