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Entro il 2030 più ultrasessantenni che under 10

Lo preannuncia il “Global Age Watch Index 2013”, pubblicato ieri dal Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione

Entro il 2030 ci saranno più persone over 60 che sotto i 10 anni. Già adesso ci sono più ultra 60enni che bambini sotto i 5 anni. Nel 2050 gli ultrasessantenni saranno il 22% della popolazione (in Europa la percentuale sarà del 34%): questi dati emergono dal “Global Age Watch Index 2013”, una ricerca pubblicata ieri dal Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa) che per la prima volta mette a confronto la qualità della vita delle persone anziane in, per ora, 91 Paesi del mondo.

L’analisi è stata compiuta sulla base di 13 diversi indicatori in quattro ambiti principali: sicurezza del reddito, stato di salute, istruzione e occupazione e contesto favorevole. Nella classifica generale, la Svezia è al primo posto (con un indice di valore globale dell’89,9%), seguita da Norvegia, Germania, Paesi Bassi, Canada, Svizzera, Nuova Zelanda, Stati Uniti, Islanda e Giappone. Molti Paesi europei compaiono tra i primi 20 posti. Chiude la classifica, provvisoria perché sarà arricchita dai Paesi mancanti, l’Afghanistan con un indice del 3,3%: «Questo studio – si legge nell’introduzione – è uno strumento per misurare i progressi e si propone di migliorare l’impatto delle politiche e pratiche sulla popolazione: l’attuale carenza di dati sulle persone anziane li esclude sistematicamente da piani di sviluppo e interventi pubblici».

Babatunde Osotimehin, direttore esecutivo Unfpa

Il “Global Age Watch Index 2013” scorpora e analizza poi i dati per continenti e indica alcune conclusioni su come i Paesi rispondono alle sfide e alle opportunità derivanti dall’invecchiamento della popolazione: «Il denaro non è tutto – ha spiegato lo studio, che ha rilevato in alcuni Paesi a basso reddito la disponibilità a ridefinire i propri programmi welfare per incontrare le necessità degli anziani (ad esempio, Paesi in Asia, Africa e America Latina hanno introdotto pensioni su base non contributiva) -. Di contro, gli anziani che hanno vissuto una vita in povertà nei Paesi che sono in rapida crescita economica, entrano nella vecchiaia con gravi svantaggi accumulati».

Quest’analisi mette, inoltre, in evidenza che gli investimenti compiuti dai Paesi nei settori dell’educazione, della salute, dell’impiego e formazione, nel lungo periodo restituiscono dei dividendi sociali ed economici per gli individui e le società. Si potrebbe quindi dire: “Più sono sani e sicuri gli anziani, più sono una risorsa economica preziosa e produttiva che non deve essere soffocata da politiche pubbliche antiquate quali il pensionamento obbligatorio o disincentivi discriminatori a lavorare oltre un età arbitraria”:«L’invecchiamento della popolazione – ha concluso il rapporto – può e deve essere prevista per trasformare in opportunità le sfide che essa presenta».

About Davide De Amicis (2489 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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