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“La Chiesa deve spogliarsi della mondanità”

Lo ha detto Papa Francesco durante la sua visita, venerdì, ad Assisi in occasione dei festeggiamenti di San Francesco, patrono d’Italia

«Ha detto il mio fratello vescovo che per la prima volta un Papa viene qui e in questi giorni, sui giornali, sui media, si facevano fantasie: “Il Papa andrà a spogliare la Chiesa, spoglierà gli abiti dei vescovi, dei cardinali e spoglierà se stesso…”. Ma la Chiesa siamo tutti, dal primo battezzato, e tutti dobbiamo andare per la strada di Gesù, che ha fatto una strada di spogliazione lui stesso, è diventato servo, servitore, ha voluto essere umiliato, fino alla Croce. E se noi vogliamo essere cristiani non c’è un’altra strada. Alcuni dicono che noi possiamo fare un cristianesimo più umano, senza Gesù, senza la Croce, senza spogliazione. E diventeremo cristiani di pasticceria, con belle torte, ma non cristiani davvero».

Papa Francesco apre la sua visita pastorale ad Assisi

Lo ha detto venerdì mattina Papa Francesco, iniziando il suo pellegrinaggio ad Assisi sulle orme di San Francesco patrono d’Italia presso la “Sala della Spogliazione” dell’Arcivescovado, dopo aver già fatto visita ai bambini ricoverati presso l’istituto Serafico ed essersi fatto pellegrino nel Santuario di San Damiano, nel giorno del lutto nazionale per la tragedia di Lampedusa: «Oggi – ha ricordato il Santo Padre – è un giorno di pianto: queste cose le fa lo spirito del mondo. Tanti di voi siete stati spogliati – ha detto poco prima rivolgendosi ai poveri della Caritas -: da questo mondo selvaggio, che non dà lavoro, che non aiuta, che “non importa” se ci sono bambini che muoiono di fame nel mondo. Non importa se tante famiglie non hanno da mangiare, non hanno la dignità di portare il pane a casa, non importa che tanta gente debba fuggire dalla schiavitù, dalla fame, cercando la libertà e tante volte vediamo che trova la morte, come è successo ieri a Lampedusa (giovedì, ndr). È proprio ridicolo che un cristiano vero, un prete, una suora, un vescovo, un cardinale, un Papa, voglia andare sulla strada della mondanità, che è un atteggiamento omicida. La mondanità spirituale uccide – ha ammonito il Papa -: l’anima, le persone, la Chiesa. Quando Francesco ha fato quel gesto di spoliazione – ha ricordato il papa – era un ragazzo, non aveva forze: è stata la forza di Dio che lo ha spinto a fare questo».

E proprio dal gesto di San Francesco, che si spogliò di tutti suoi averi per andare in contro al Signore, il Pontefice ha tratto un’ulteriore riflessione: «Di che cosa la Chiesa deve spogliarsi? Di un pericolo gravissimo, che minaccia ogni persona nella Chiesa: il pericolo della mondanità, perché la Chiesa non può convivere con lo spirito del mondo. Oggi chiediamo la grazia, per tutti i cristiani – ha invitato il primo Papa nella storia della Chiesa ad essere entrato nel luogo dove san Francesco ha abbandonato i suoi beni terreni -. Ci dia a tutti noi il coraggio dello spogliarsi dello spirito del mondo, che è la lebbra, il cancro della società, il cancro della rivelazione di Dio, è il nemico di Gesù. Che il Signore ci dia la grazia di spogliarci – chiedendo ancora una volta, come dalla finestra del Serafico, di pregare per lui -: grazie tante per l’accoglienza e pregate per me».

Papa Francesco si è successivamente trasferito nella Basilica di San Francesco, dove è arrivato dapprima per pregare davanti la tomba del Santo, presso la quale ha posto un mazzo di rose bianche e gialle. Quindi, il Papa ha presieduto la Santa Messa, pronunciando un’intensa omelia: «Ci rivolgiamo a te, Francesco, – ha invocato il Santo Padre – e ti chiediamo: insegnaci a rimanere davanti al Crocifisso, a lasciarci guardare da Lui, a lasciarci perdonare, ricreare dal suo amore». È stata questa la prima delle tre invocazioni al “poverello di Assisi” che hanno scandito l’omelia della messa celebrata dal Papa nel piazzale della Basilica, e che si è conclusa con la scelta di Papa Francesco di fare sua la preghiera di san Francesco per Assisi, per l’Italia, per il mondo: «Che cosa testimonia san Francesco a noi, oggi? – ha proseguito il Pontefice – Che cosa ci dice, non con le parole – questo è facile – ma con la vita?: La prima cosa, la realtà fondamentale che ci testimonia è questa: essere cristiani è un rapporto vitale con la Persona di Gesù, è rivestirsi di Lui, è assimilazione a Lui. Da dove parte il cammino di Francesco verso Cristo? Parte dallo sguardo di Gesù sulla croce, dal lasciarsi guardare da Lui nel momento in cui dona la vita per noi e ci attira a Lui.

Francesco ha fatto questa esperienza in modo particolare nella chiesetta di san Damiano, pregando davanti al crocifisso, che anch’io oggi potrò venerare – ha aggiunto Papa Bergoglio – riferendosi alla tappa del pomeriggio a Santa Chiara. In quel crocifisso, Gesù non appare morto, ma vivo! Il sangue scende dalle ferite delle mani, dei piedi e del costato, ma quel sangue esprime vita. Gesù non ha gli occhi chiusi, ma aperti, spalancati: uno sguardo che parla al cuore. E il Crocifisso non ci parla di sconfitta, di fallimento; paradossalmente ci parla di una morte che è vita, che genera vita, perché ci parla di amore, perché è l’Amore di Dio incarnato, e l’Amore non muore, anzi, sconfigge il male e la morte. Chi si lascia guardare da Gesù crocifisso viene ri-creato, diventa una “nuova creatura” – ha detto il Papa -: da qui parte tutto: è l’esperienza della grazia che trasforma, l’essere amati senza merito, pur essendo peccatori, come ci insegna san Paolo».

Il piazzale antistante la Basilica di San Francesco, gremita di fedeli

Successivamente, Papa Francesco ha lanciato un nuovo messaggio rivolto alla costruzione della pace: «Da questa Città della Pace, ripeto con la forza e la mitezza dell’amore: rispettiamo la creazione, non siamo strumenti di distruzione! Rispettiamo ogni essere umano: cessino i conflitti armati che insanguinano la terra, tacciano le armi e dovunque l’odio ceda il posto all’amore, l’offesa al perdono e la discordia all’unione. Sentiamo il grido di coloro che piangono, soffrono e muoiono a causa della violenza, del terrorismo o della guerra in Terra Santa, tanto amata da san Francesco, in Siria, nell’intero Medio Oriente, nel mondo, che ha citato l’inizio».

Venerdì pomeriggio, nella Cattedrale di San Rufino, il Papa ha quindi incontrato i sacerdoti, le persone di vita consacrata ei laici impegnati nei consigli pastorali, affidando loro tre parole ascoltare, camminare, annunciare: «Quanto sono necessari – ha evidenziato il Pontefice – i consigli pastorali. Un vescovo non può guidare la diocesi senza di essi, e così pure un parroco rispetto alla parrocchia». Evidenziando alcuni aspetti della vita di comunità, il Papa è così partito dall’ascolto della Parola di Dio poiché è quella che suscita la fede, la nutre, la rigenera: «È la Parola – ha ricordato – che tocca i cuori, li converte a Dio e alla sua logica che è così diversa dalla nostra; è la parola che rinnova continuamente le nostre comunità. Diventare tutti più ascoltatori della Parola di Dio, per essere meno ricchi di nostre parole e più ricchi delle sue Parole è l’invito rivolto a sacerdoti (stigmatizzando le “omelie interminabili, noiose, delle quali non si capisce niente”), genitori, catechisti ed educatori. Ma non basta leggere le Sacre Scritture, bisogna ascoltare Gesù che parla in esse, bisogna essere antenne che ricevono, sintonizzate sulla Parola di Dio, per essere antenne che trasmettono».

In secondo luogo, il camminare, e qui il Santo Padre ha fatto riferimento al sinodo che la diocesi si appresta a vivere, sottolineando l’importanza di camminare insieme, collaborando, aiutandosi a vicenda, ma anche chiedendo scusa e accettando le scuse degli altri perdonando. Una ricetta, questa, valida anche per far durare i matrimoni: ai novelli sposi il Papa non chiede di evitare i litigi, ma raccomanda di non finire mai la giornata senza fare la pace. Infine, annunciare fino alle periferie, che vuol dire uscire per andare incontro all’altro, nelle periferie, che sono luoghi, ma sono soprattutto persone in situazioni di vita speciali: «Non abbiate paura – è l’appello di Bergoglio – di uscire e andare incontro a queste persone, a queste situazioni. Non lasciatevi bloccare da pregiudizi, da abitudini, rigidità mentali o pastorali, dal “si è sempre fatto così”!».

Papa Francesco attraversa Assisi in papa-mobile

Quindi ha ricordato che si può andare alle periferie, solo se si porta la Parola di Dio nel cuore e si cammina con la Chiesa, come san Francesco. L’ultima tappa della visita di Papa Francesco ad Assisi, è stata poi quella compiuta nella chiesa di Santa Maria degli Angeli dove, nel piazzale esterno, ha incontrato 12 mila giovani alcuni dei quali, come una giovane coppia, hanno rivolto alcune domande o testimonianze al Pontefice che ha colto l’occasione per parlare proprio del sacramento del matrimonio: «Pensiamo ai nostri genitori, ai nostri nonni o bisnonni – è l’esempio citato dal Papa -: si sono sposati in condizioni molto più povere delle nostre, alcuni in tempo di guerra, o di dopoguerra; alcuni sono emigrati, come i miei genitori. Dove trovavano la forza?

La trovavano – la sua risposta – nella certezza che il Signore era con loro, che la famiglia è benedetta da Dio col sacramento del matrimonio, e che benedetta è la missione di mettere al mondo i figli e di educarli. Con queste certezze hanno superato anche le prove più dure. Erano certezze semplici, ma vere, formavano delle colonne che sostenevano il loro amore. Ci vuole questa base morale e spirituale per costruire bene, in modo solido! Oggi, questa base non è più garantita dalle famiglie e dalla tradizione sociale. Anzi, la società in cui voi siete nati privilegia i diritti individuali piuttosto che la famiglia, le relazioni che durano finché non sorgono difficoltà e per questo a volte parla di rapporto di coppia, di famiglia e di matrimonio in modo superficiale ed equivoco. Basterebbe guardare certi programmi televisivi!».

Ma parlando dei tanti cammini per giovani e coppie nati all’interno della Chiesa, Papa Bergoglio ha rassicurato e spronato i ragazzi: «Vorrei dirvi – ha concluso il Papa – di non avere paura di fare passi definitivi nella vita come è quello del matrimonio: approfondite il vostro amore, rispettandone i tempi e le espressioni, pregate, preparatevi bene, ma poi abbiate fiducia che il Signore non vi lascia soli! Fatelo entrare nella vostra casa come uno di famiglia, Lui vi sosterrà sempre».

About Davide De Amicis (2488 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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