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“Dall’ascolto nasce la dimensione missionaria”

Lo ha affermato l’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti, venerdì sera, presiedendo la veglia missionaria diocesana

Mons. Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne

«Quante parole cadono nel vuoto del nostro cuore? Quante volte abbiamo ascoltato la Parola di Dio e questa non ha lasciato in noi nessun segno efficace della grazia che porta con sé?». Con questi interrogativi, l’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti ha chiamato a riflettere i fedeli presenti, venerdì sera presso la parrocchia pescarese del Gesù Bambino, in occasione della Veglia di preghiera per la Giornata missionaria mondiale, dal tema “Sulle strade del mondo”, che la Chiesa celebra proprio nella giornata di oggi: «Vogliamo parlare dell’ascolto – precisa monsignor Valentinetti – perché solo dall’ascolto interiore nasce la possibilità di vivere una dimensione missionaria. Solo dall’ascolto di chi ci chiama a vivere più intensamente vicino a lui, è possibile dare una risposta forte e coraggiosa, è possibile uscire per andare verso quelle periferie del mondo, a cui ci richiamava anche Papa Francesco, che hanno bisogno della Parola di Dio e di una viva testimonianza di fede».

I fedeli presenti alla veglia missionaria

Ma le periferie, su cui dovrà “cadere” la Parola di Dio, non sono tutte uguali: «C’è il terreno buono – riflette l’arcivescovo -, c’è il terreno con i sassi, quello con le spine e quello di strada. Se ci mettessimo ad elencare tutte le possibilità su cui la Parola di Dio potrebbe cadere, probabilmente ci scoraggeremmo. Noi, preoccupiamoci che essa cada sul terreno buono altrimenti, se cadrà sul terreno di strada allontaniamoci, se il terreno è sassoso cerchiamo di rassodarlo, se il terreno è pieno di spine e rovi cerchiamo di non far cadere il seme della Parola tra di essi, così che il terreno buono possa produrre ora il 30, ora il 60, ora il 100 per ogni seme. Quel terreno buono che è la nostra vita, quel terreno buono che è la vita della comunità cristiana, quel terreno buono che è la vita della Chiesa. Sì, su quel terreno deve scendere la Parola perché esso possa produrre il suo frutto e lo produca in abbondanza».

Giulia Velio, missionaria pescarese in Zambia

Questa, dunque, l’omelia dell’arcivescovo Valentinetti che poi, in susseguirsi di canti e preghiere, ha lasciato spazio alle testimonianze di chi ha scelto realmente di testimoniare la propria fede nelle periferie del mondo: «Ho conosciuto il carisma della comunità nel 2003 – racconta Giulia Velio, 42 anni, membro della Comunità Papa Giovani XXIII e missionaria in Africa – e poi nel 2006, dopo due anni di discernimento, sono partita per la nostra missione africana, specie nello Zambia al confine con il Congo. Nella vita faccio il medico e sono stata inserita in un progetto di assistenza che si occupa di bambini orfani. Così, dal 2006, mi occupo dell’aspetto nutrizionale della cura dei bambini malnutriti al di sotto dei cinque anni. Non è facile: nello Zambia il 50% dei bambini sono malnutriti cronici e se colpiti da infezioni, malaria, diarrea o bronchite, chi vediamo un giorno non sappiamo se lo rivedremo anche l’indomani. A volte mi chiedo il perché di tanta ingiustizia. Quando sono arrivata in Africa avevo tutte le risposte, ma poi ho cominciato io a chiedere ai poveri “Cosa vuoi che io faccia per te? Prego il Signore che a me, come a tutti coloro che decideranno di compiere la volontà di Dio, faccia e facciano ascoltare questa chiamata».

Simone, partecipante ad un campo-lavoro in Albania

Ma anche tra i giovani, c’è stato chi ha voluto provare l’esperienza missionaria: «Ringrazio il Signore – afferma Simone, un giovane pescarese che la scorsa estate ha preso parte ad un campo lavoro presso la missione nella diocesi albanese di Sapa – per averci dato questa esperienza che è stata fortissima, avendo sperimentato la preghiera nella comunità di laici ospitante, osservando il loro lavoro».

Come detto appunto, da più di un anno nella diocesi albanese di Sapa, dove è stata edificata una casa dell’arcidiocesi di Pescara-Penne a seguito di un gemellaggio, tre laici ed un sacerdote pescaresi stanno vivendo un’esperienza di missione permanente. Goffredo e Tiziana Leonardis, Maria Palma Di Battista si sono così collegati, via web, alla veglia missionaria diocesana raccontando il loro percorso: «Giorni fa – racconta Maria Palma – mi colpirono molto le parole di Papa Francesco che diceva “Se dovete annunciare il Vangelo fatelo anche con le parole”, perché il nostro annuncio è fatto con la vita, con il nostro vivere la vita ed il nostro vivere la Parola».

Maria Palma, Goffredo e Tiziana in collegamento da Sapa

Goffredo: «Abbiamo ricominciato – illustra – le attività pastorali nei quattro villaggi della diocesi, dove cerchiamo di essere presenti tutti i giorni, che non comprendono solo la catechesi sacramentale, ma anche e soprattutto una pastorale di evangelizzazione e di vicinanza con la gente. E la prima esperienza di vicinanza che facciamo è quella con i ragazzi, che sono i più liberi mentre gli adulti sono impegnati con il lavoro nei campi da maggio a ottobre. Qui c’è ancora un’economia di autoconsumo e non c’è una povertà, avendo tutti il necessario, se non di valori avendo tutti come riferimento la ricchezza o il voler andare in Italia. E da questo punto di vista la nostra presenza qui, tra loro che invece vorrebbero venire in Italia, è già una Parola che li interroga  e li fa pensare».

Tiziana: «Siamo contenti -osserva – di partecipare a questa veglia di preghiera con voi, perché la preghiera è la forza fondamentale per vivere ogni missione. La nostra vita di comunità, ma anche tutta pastorale, prende la forza dalla preghiera. E allora vi chiedo di pregare, affinché il Signore mandi missionari autentici e possa far di noi missionari che non tradiscono la sua parola, il suo amore per l’uomo».

don Marco Pagniello, direttore Caritas diocesana

Racconti missionari, questi ultimi, che hanno colpito tutti compreso l’arcivescovo Valentinetti: «A nessuno di noi – puntualizza il presule – è chiesto lo spirito di emulazione, ma accogliamo queste esperienze come il dono di una vita che si rimette nelle mani del Signore e dal Signore vuole che tutto promani. Noi altrettanto vogliamo fare, essendo profondamene convinti che missionari si può essere qui nel posto in cui si vive, e là, dove il Signore vuole avere il dono di chiamare a predicare l’Evangelo. Su tutti scenda la sua grazia e la sua benedizione».

E intanto la missione pescarese, al di fuori dei confini diocesani, continua e si espande: «La prossima estate – annuncia don Marco Pagniello, direttore della Caritas diocesana – contiamo di svolgere almeno tre o quattro campi di lavoro in Albania, mentre tra gennaio e febbraio penso che andremo ad inaugurare la costruzione di un centro sanitario, in Congo, particolarmente rivolto a donne e minori. Inoltre, stiamo pensando di raccogliere tutte le esperienze missionarie fatte da ogni parrocchia da un lato per dar lode a Dio per quanto si fa e dall’altro, per prendere nuovo coraggio e fare ancora di più. Ora possiamo andare realmente sulle strade del mondo, ciascuno di noi con la propria vita, dove siamo chiamati a portare il Signore».

About Davide De Amicis (2488 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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