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“Non accontentiamoci di una vita mediocre”

E’ questa l’esortazione espressa ieri da Papa Francesco, durante l’omelia della Santa Messa dell’Epifania, nella Basilica di San Pietro

Papa Francesco

«Nella festa dell’Epifania, in cui ricordiamo la manifestazione di Gesù all’umanità nel volto di un Bambino, sentiamo accanto a noi i Magi, come saggi compagni di strada. Il loro esempio, ci aiuta ad alzare lo sguardo verso la stella e a seguire i grandi desideri del nostro cuore. Ci insegnano a non accontentarci di una vita mediocre, del “piccolo cabotaggio”, ma a lasciarci sempre affascinare da ciò che è buono, vero, bello… Da Dio, che tutto questo lo è in modo sempre più grande!».

È stato questo il concetto saliente espresso ieri da Papa Francesco, nell’omelia della Santa Messa della solennità dell’Epifania presieduta nella Basilica di San Pietro: «E – aggiunge il Papa – ci insegnano a non lasciarci ingannare dalle apparenze, da ciò che per il mondo è grande, sapiente, potente. Non bisogna fermarsi lì. È necessario custodire la fede. In questo tempo è tanto importante questo: custodire la fede. Bisogna andare oltre, oltre il buio, oltre il fascino delle sirene, oltre la mondanità, oltre tante modernità che oggi ci sonoBisogna andare oltre, verso Betlemme, là dove, nella semplicità di una casa di periferia, tra una mamma e un papà pieni d’amore e di fede, risplende il Sole sorto dall’alto, il Re dell’universo».

Sull’esempio dei Magi, con le nostre piccole luci, cerchiamo la Luce e custodiamo la fede». Dunque, a detta del Santo Padre, nel percorso dei Magi d’Oriente è simboleggiato il destino di ogni uomo: «La nostra vita è un camminare – spiega il Papa -, illuminati dalle luci che rischiarano la strada, per trovare la pienezza della verità e dell’amore che noi cristiani riconosciamo in Gesù, Luce del mondo. E ogni uomo, come i Magi, ha a disposizione due grandi “libri” da cui trarre i segni per orientarsi nel pellegrinaggio: il libro della creazione e il libro delle Sacre Scritture. L’importante è essere attenti, vigilare, ascoltare Dio che sempre ci parla. Specialmente ascoltare il Vangelo, leggerlo, meditarlo e farlo nostro nutrimento spirituale ci consente di incontrare Gesù vivo, di fare esperienza di Lui e del suo amore».

Richiamando la prima Lettura, il Santo Padre ha poi ricordato che Gerusalemme è chiamata ad essere la città della luce, che riflette sul mondo la luce di Dio e aiuta gli uomini a camminare nelle sue vie: «Questa – precisa il Pontefice – è la vocazione e la missione del Popolo di Dio nel mondo. Ma ci dice il Vangelo che i Magi, quando giunsero a Gerusalemme, persero per un po’ la vista della stella. In particolare, la sua luce è assente nel palazzo del re Erode: quella dimora è tenebrosa, vi regnano il buio, la diffidenza, la paura, l’invidia. Erode, infatti, si mostra sospettoso e preoccupato per la nascita di un fragile Bambino che egli sente come un rivale. In realtà Gesù non è venuto ad abbattere lui, misero fantoccio, ma il Principe di questo mondo!

Tuttavia il re e i suoi consiglieri sentono scricchiolare le impalcature del loro potere, temono che vengano capovolte le regole del gioco, smascherate le apparenze. E così, tutto un mondo edificato sul dominio, sul successo e sull’avere, sulla corruzione, è messo in crisi da un Bambino! Ed Erode arriva fino a uccidere i bambini. Erode fu preso dalla paura e per questa paura è impazzito. I Magi, però, seppero superare quel pericoloso momento di oscurità presso Erode, perché credettero alle Scritture, alla parola dei profeti che indicava in Betlemme il luogo della nascita del Messia. Così sfuggirono al torpore della notte del mondo, ripresero la strada verso Betlemme e là videro nuovamente la stella, e il Vangelo dice provando una gioia grandissima. Quella stella che si non vedeva nel buio della mondanità di quel palazzo – ha aggiunto a braccio».

Infine, per il Papa, un altro aspetto della luce che ci guida nel cammino della fede è anche la “santa furbizia”: «È anche una virtù questa – spiega a braccio Papa Francesco: la santa furbizia. Si tratta di quella scaltrezza spirituale che ci consente di riconoscere i pericoli ed evitarli. I Magi, ha aggiunto, seppero usare questa luce di furbizia quando, sulla via del ritorno, decisero di non passare dal palazzo tenebroso di Erode, ma di percorrere un’altra strada. In questo modo questi saggi venuti da Oriente ci insegnano come non cadere nelle insidie delle tenebre e come difenderci dall’oscurità, che cerca di avvolgere la nostra vita.

Loro, con questa santa furbizia hanno custodito la fede e anche noi dobbiamo custodire la fede, custodirla da quel buio, anche tante volte un buio travestito di luce perché il demonio, dice San Paolo, si veste di angelo di luce alcune volte. E qui è necessaria la santa furbizia per custodire la fede, custodirla dai canti delle sirene che ti dicono: “Ma guarda, oggi dobbiamo fare questo, quello”. Ma la fede è una grazia, è un dono. A noi tocca custodirla con questa santa furbizia, con la preghiera, con l’amore, con la carità. Allora, occorre accogliere nel nostro cuore la luce di Dio e, nello stesso tempo, coltivare quella furbizia spirituale che sa coniugare semplicità ed astuzia, come chiede Gesù ai discepoli: “Siate prudenti come i serpenti e semplici come le colombe”».

About Davide De Amicis (2726 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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